Italia

Bollo auto, Di Maio lo vuole abolire ma i conti non tornano

Senza la tassa di circolazione con ogni probabilità le regioni si vedrebbero costrette a tagliare la spesa e quindi i servizi ai cittadini o ad aumentare altri tributi.

Non è la prima volta che il governo o la politica più in generale, tira fuori dal cilindro l’idea di abolire il bollo auto. Stavolta è stato il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, nonché vicepremier e capo politico del Movimento 5 Stelle a tornare sull’argomento dagli schermi di ‘Unomattina’ su Rai Uno. Per il momento è solo un auspicio ma entro fine anno sapremo se l’ipotesi si sarà concretizzata o meno.

COSA HA DETTO DI MAIO

Di Maio“Visto che lo spread si è abbassato, si potrebbe cominciare ad eliminare quella tassa odiosa che è il bollo auto – ha ammesso Di Maio -. Voglio trovare i soldi per permettere ai cittadini che acquistano un’auto, che mi auguro ssia empre più ecologica, possa essere meno tassata”. L’idea è di “una consistente riduzione o di abolirlo davvero”, ha specificato il ministro “da qui a fine anno le risorse le dobbiamo mettere insieme”.

COS’È IL BOLLO AUTO

La tassa automobilistica è un tributo locale, che grava sugli autoveicoli e motoveicoli immatricolati nella Repubblica Italiana, il cui versamento è a favore delle Regioni d’Italia di residenza. Il possesso del mezzo viene basato sull’iscrizione nel Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Viene considerata una tassa “ambientale” il cui versamento a favore della Regione di residenza, dovrebbe garantire strade in ordine, sicurezza e altri servizi.

IL COLLEGAMENTO CON LO SPREAD

Il vicepremier collega l’abbassamento dello spread a risparmi bastevoli che di fatto sembrano da soli poter garantire l’eliminazione di una tassa che da sola garantisce alle Regioni oltre 6 miliardi l’anno (il Centro Studi Promotor parla di quasi 7 miliardi). Tuttavia lo spread è un parametro variabile per poter agganciare un taglio così consistente. Basti pensare che gli introiti del bollo auto finiscono alle Regioni – la Lombardia da sola raccoglie quasi un miliardo di euro – e senza la tassa di circolazione con ogni probabilità si vedrebbero costrette a tagliare la spesa e quindi i servizi ai cittadini o ad aumentare altri tributi. Solo per fare qualche esempio, in base ai dati del 2015, le tasse automobilistiche hanno assicurato: in Lombardia 849 milioni di euro (il 9 per cento del totale del gettito dei tributi propri); nel Lazio 775 milioni di euro (il 9,4 per cento del totale dei tributi propri); nel Veneto 595 milioni di euro (il 14 per cento del totale del gettito dei tributi propri); in Emilia-Romagna 550 milioni di euro (il 14,7 per cento del totale dei tributi propri).

LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE: LE REGIONI DECIDONO LE ESENZIONI

Tra l’altro, secondo la Corte Costituzionale, le Regioni hanno facoltà di stabilire a propria discrezione le esenzioni da applicare, senza rispettare i limiti dettati dalle norme statali, purché non vadano oltre il tetto massimo di pressione fiscale. Almeno stando a una sentenza pubblicata a maggio. Il caso sottoposto al giudizio della Corte Costituzionale dalla Commissione tributaria provinciale di Bologna riguardava l’esenzione per i veicoli storici di età compresa tra 20 e 30 anni. I giudici hanno ritenuto incostituzionale l’obbligo di iscriversi nei registri, precisando però che l’illegittimità riguarda solo questa parte restrittiva della legge regionale. È invece costituzionalmente legittima la parte della legge regionale che amplia l’esenzione a tutti i veicoli di interesse storico e collezionistico. In sostanza, dunque, le Regioni non possono alzare la tassazione oltre i massimi previsti dallo Stato ma per il resto possono stabilire esenzioni aggiuntive rispetto a quelle nazionali, teoricamente anche abolendo la tassa.

PROMOTOR, BOLLO VALE QUASI 7 MLD, OPPORTUNA ABOLIZIONE

“Se andrà in porto sarà una misura da tantissimi anni attesa dagli automobilisti e sicuramente opportuna in quanto ridurrà il carico fiscale sulla motorizzazione che è ai massimi livelli nel mondo”, ha commentato Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, la volontà di abolire il bollo auto che grava sugli automobilisti per quasi 7 miliardi. “A questo punto – ha aggiunto Quagliano – per adeguare il Paese agli standard europei sarebbe anche opportuno che il Governo rendesse integralmente detraibile l’Iva sulle auto aziendali così come ha promesso il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini il 14 maggio intervenendo al Dealer Day di Verona”.

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