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Graziamaria Starace

Caso Starace alla Regione Puglia: chi è l’assessora al Turismo di Decaro e perché potrebbe dimettersi

L’indagine a carico dell’assessora al Turismo della Regione Puglia è una grana per il governatore Antonio Decaro: l’ipotesi delle dimissioni, il profilo di Graziamaria Starace, il legame con il sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti e quella consulenza ricevuta dalla provincia di Foggia, poi ricusata 

La Giunta di Antonio Decaro al primo inciampo giudiziario: indagata per presunta concussione l’assessora al Turismo Grazia Maria Starace, in concorso con il sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti e il dirigente dell’ufficio tecnico comunale della cittadina garganica Vincenzo Ragno.

Al centro della vicenda, la denuncia dell’ex marito dell’esponente politica, Alessandro Corso, che ipotizza una ritorsione legata al mancato pagamento degli alimenti tramite la revoca di una concessione balneare. Cosa farà adesso il neogovernatore della Regione Puglia?

CHI È GRAZIAMARIA STARACE

Nata a Bari il 3 giugno 1976 e laureata in Giurisprudenza, Graziamaria Starace ha costruito la propria carriera amministrativa partendo dal territorio garganico. Muove i primi passi con un’esperienza professionale presso la Camera dei Deputati, quindi entra nei ranghi dell’amministrazione locale a Vieste, centrando l’elezione in Consiglio comunale nel 2021. Nel 2016 mette piede in giunta, dove sarà assessora al Welfare, all’Istruzione, alla Cultura e infine al Turismo.

Alle ultime regionali, la proiezione sulla scena politica pugliese: si candida con la lista civica “Decaro Presidente” nella circoscrizione di Foggia, raccoglie 7.738 preferenze e si guadagna un posto in giunta, con l’importante delega al Turismo, comparto strategico per l’economia pugliese. Le sue competenze attuali includono la regolazione dei flussi, il sostegno all’industria turistica, lo sviluppo del turismo sostenibile, culturale, rurale e i cammini, oltre alla gestione degli eventi strategici regionali e alla cooperazione internazionale.

STARACE VERSO LE DIMISSIONI? COSA FARÀ DECARO ADESSO

Il coinvolgimento dell’assessora in un’indagine per concussione pone il presidente Antonio Decaro di fronte a una complessa scelta politica e di opportunità. Si legge oggi sul Corriere Bari: “l’inizio di una nuova legislatura è sempre caratterizzato da un’asticella molto alta sulla questione morale. E Decaro a questo tema tiene moltissimo. Ecco perché, ora, sta ragionando sul da farsi”. Per il momento il governatore mantiene il massimo riserbo in attesa di un colloquio diretto con l’interessata al suo rientro in Puglia.

Ma il punto è definire una linea uniforme di condotta che sia valida anche per il futuro: gli assessori vanno  allontanati al momento del rinvio a giudizio o basta la sola ricezione dell’informazione di garanzia? “In passato – prosegue l’articolo – in Regione, è stato sufficiente anche meno per spingere un assessore alle dimissioni: si ricorderà il caso di Gianni Liviano, assessore alla Cultura del primo governo di Michele Emiliano, dimessosi nel 2015 pochi mesi dopo l’avvio della legislatura”.

IL PRECEDENTE DELLA CONSULENZA

Nella bufera, viene ripescato il precedente dello scorso anno relativo alla consulenza da 96mila euro attribuita a Starace dallo stesso Nobiletti, nella veste di presidente della Provincia di Foggia. L’affidamento prevedeva lo svolgimento di attività di supporto tecnico e operativo nell’ambito delle politiche sociali, della gestione dell’assistenza scolastica per studenti con disabilità e della progettazione del Servizio civile universale.

L’atto sollevò immediate polemiche da parte delle forze politiche di minoranza, che criticavano l’opportunità del conferimento a causa del forte legame fiduciario e politico – Starace era contemporaneamente assessora di Vieste, Nobiletti sindaco – intercorrente tra i due amministratori.

La vicenda si concluse con la rinuncia spontanea all’incarico da parte di Graziamaria Starace, che difese la piena regolarità della selezione pubblica, sostenendo di voler tutelare l’integrità del presidente della Provincia dalle strumentalizzazioni elettorali.

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