Italia

Che cosa brucia fra Di Maio e Salvini

Le fiamme di Notre-Dame bruciano anche la gaffe del ministro dell’Interno Salvini che sul caso Sea Watch viene preso pubblicamente in giro dal collega di governo Di Maio. I Graffi di Damato

Fra le “Ceneri di Francia”, come il manifesto ha voluto titolare in sovrimpressione l’incendio della storica cattedrale parigina di Notre-Dame, è finito anche l’infortunio, a dire poco, della fuggevole, sbrigativa “vicinanza”, niente di più, espressa in diretta a chi soffriva una tragedia universale dal vice presidente leghista del Consiglio e ministro italiano dell’Interno Matteo Salvini.

SALVINI IN CONTINUA CAMPAGNA ELETTORALE

Egli era alle prime battute di un lungo, interminabile video trasmesso in contemporanea dal suo alloggio di governo non per partecipare all’evento seguìto da tutto il mondo, ma per proseguire, imperterrito, la sua lunga campagna per le elezioni europee e amministrative di fine maggio. Con le quali il leader del Carroccio, o “il capitano”, come lo chiamano i suoi, si propone di sancire una sostanziale primazia leghista nel governo gialloverde pur presieduto dal pentastellato Giuseppe Conte, senza volerne minimamente mettere in discussione la sopravvivenza negli attuali rapporti di forza parlamentare. Che sono notoriamente a vantaggio, invece, del movimento delle cinque stelle capeggiato da Luigi Di Maio, vice presidente del Consiglio pure lui, e superministro del Lavoro e del cosiddetto Sviluppo Economico: cosiddetto, visti i dati recessivi che corrono, per quanto mitigati dalla produzione industriale in febbraio.

IL CASO SEA WATCH

Proprio mentre Salvini  si esibiva in maniche di camicia dal suo alloggio di servizio sbertucciando, fra l’altro, l’avviso ricevuto dalla Procura di Catania di un altro procedimento avviato presso il cosiddetto tribunale locale dei ministri per sequestro di persona -in ordine stavolta alla vicenda della nave Sea Watch bloccata per alcuni giorni a fine gennaio davanti a Siracusa con 47 migranti a bordo, di cui 15 minorenni-  Di Maio lo prendeva pubblicamente in giro dandogli del Napoleone e ricordandogli di non essere il solo interessato alla nuova iniziativa giudiziaria. Essa ha infatti coinvolto immediatamente anche l’altro vice presidente,  il presidente del Consiglio e il ministro grillino delle Infrastrutture Danilo Toninelli, dopo che si erano assunti la corresponsabilità pure dell’analoga vicenda della nave Diciotti nella scorsa estate.

UN EPILOGO DIVERSO DAL CASO DICIOTTI?

La logica vorrebbe un analogo inoffensivo epilogo, forse questa volta senza neppure l’approdo al Senato, con la rinuncia cioè del “tribunale dei ministri” catanese, come si chiama l’ufficio del giudice delle indagini preliminari per i reati ministeriali, appunto, a chiedere al Senato l’autorizzazione negata l’altra volta. Ma di logica n’è rimasta notoriamente ben poca nella situazione politica e giudiziaria d’Italia, per cui potrebbe accadere di tutto: anche un nuovo incaponimento della magistratura ordinaria e un altro passaggio parlamentare, stavolta d’esito diverso per la voglia serpeggiante fra i grillini di fare un dispetto, diciamo così, al sempre più ingombrante Salvini, anche a costo di fare processare pure i loro ministri.

D’altronde, i pentastellati erano arrivati, in occasione del mancato processo per la nave Diciotti, alla loro decisione a favore di Salvini fra molti mal di pancia, risolti da un referendum elettronico col 60 per cento contro il 40: un risultato peraltro garantito con un sistema poi incorso in una nuova censura dell’Autorità competente, con multa annessa.

La logica, sempre quella, introdotta dalla gestione della loro partecipazione al governo cui ci hanno abituati da un anno leghisti e grillini, vorrebbe che all’indomani delle elezioni di fine maggio Salvini e Di Maio, o viceversa, finissero di litigare, sopra e sotto il tavolo, rinfacciandosi le reciproche invasioni di campo, e trovassero un’intesa per proseguire la convivenza addirittura per altri quattro anni, come dice con olimpica disinvoltura il presidente del Consiglio. Ma di logica, come dicevo, n’è ormai rimasta ben poca dalle nostre parti, forse anche nella versione perversa della fase gialloverde della politica italiana, per cui da giugno in poi potrebbe accadere davvero di tutto.

 

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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