Italia

Che cosa fa e dice Conte

Conte

Conte nella sua conferenza stampa, parlando delle difficoltà delle trattative sugli eurobond, anziché prendersela con Macron che preferisce la moglie all’amante, o con i grillini, che lo condizionano fortemente nel governo e nella maggioranza, se  l’è presa con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, contrari al Mes. I Graffi di Damato

Non so che cosa abbia fatto Giuseppe Conte dopo l’ennesima conferenza stampa sull’emergenza virale, e contorni interni ed europei, come vedremo. Da buon fedele, inteso come credente, egli ha avuto il tempo di seguire in televisione la suggestiva Via Crucis trasmessa da una vuota Piazza San Pietro, col Papa in persona che ha voluto farne scrivere le preghiere ai detenuti di Padova.

Se ha avuto il bisogno, il tempo e quant’altro di seguire la cerimonia emblematica di questo straordinario venerdì santo in tempo di coronavirus, il presidente del Consiglio deve essersi sentito a disagio. In quella piazza c’era un convitato di pietra: il suo governo, più in particolare il suo ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Che sta gestendo l’arrivo dell’epidemia virale nelle carceri italiane  notoriamente sovraffollate, e perciò doppiamente a rischio, in modo a dir poco discutibile, preoccupato di essere scavalcato dall’opposizione leghista nel contrasto alle misure cautelative di sfoltimento delle prigioni. Dove intanto il contagio, di detenuti e guardie, si diffonde sempre di più — da Verona a Rebibbia e a Santa Maria Capua Vetere — ed è tornata ad affacciarsi la morte, in particolare a Voghera. Un detenuto, in attesa di giudizio come l’altro a Bologna qualche giorno fa, è stato ricoverato in ospedale giusto in tempo per spirarvi.

IL GOVERNO CONTE CONVITATO DI PIETRA

Il convitato di pietra, in verità, si era avvertito anche nella conferenza stampa di Conte a Palazzo Chigi sull’emergenza virale, ma soprattutto sul braccio di ferro in corso a Bruxelles e dintorni per i cosiddetti eurobond, o coronabond. Che il presidente del Consiglio reclama con forza preferendoli, come strumento di finanziamento della guerra virale e della ricostruzione successiva, al cosiddetto fondo salva-Stati, o Mes, rivendicato invece per le cosiddette “condizionalità”, pur ridotte in questa occasione, dalla Germania e, più in generale, dal fronte rigorista del Nord. Dal quale Conte sperava di avere staccato davvero la Francia di Emmanuel Macron, che invece ha confermato l’analisi e le previsioni del famoso sociologo Marc Lazar, convinto che l’Italia sia a tratti solo “l’amante” e la Germania invece la moglie del governo di turno a Parigi.

LA PARTITA MES/EUROBOND

Pur formalmente ancora aperta, in attesa del prossimo vertice dei capi di Stato o di governo dei paesi dell’Unione, la partita degli eurobond appare più persa che vinta. L’ex presidente del  Consiglio Mario Monti, che se ne intende, l’ha appena liquidata sul Corriere della Sera come “una bandiera” sventolata da Conte “per esigenze illusionistiche di politica interna”. Che sarebbero imposte dall’opposizione del principale partito della maggioranza, il Movimento 5 Stelle, al Mes, stavolta in sintonia con l’ex alleato leghista e con i fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

L’ATTACCO A SALVINI E MELONI

Ebbene, il presidente del Consiglio nella sua conferenza stampa, parlando delle difficoltà delle trattative sugli eurobond, anziché prendersela con Macron che preferisce la moglie all’amante, o con i grillini, che lo condizionano fortemente nel governo e nella maggioranza, se  l’è presa con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, contrari al Mes e sospettosi che lui in fondo non veda l’ora di sottoscriverlo, se  non lo ha già fatto di nascosto, accettando la condizione del controllo sull’utilizzo dei fondi solo nel campo sanitario o attiguo. “Anche Conte nel suo piccolo s’incazza”, ha titolato compiaciuto Il Fatto Quotidiano. “James Bond”, gli è  andato appresso il manifesto travestendo il presidente del Consiglio da 007. Ma le cose non stanno chiaramente così. Ha ragione piuttosto Il Foglio a denunciare “i giochi di prestigio” di Conte per “liberare il governo dalla morsa del grillismo”.

 

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