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legacy Olimpiadi

Che fine faranno gli impianti delle Olimpiadi invernali?

Cosa resterà oltre le medaglie? La “legacy” della Olimpiadi, il riutilizzo degli impianti, le opera ancora da realizzare e i rischi del cambiamento climatico

Fin dalla candidatura i Giochi furono presentati come un’opportunità per privilegiare la sostenibilità e il riuso delle strutture. Il progetto prevedeva di intervenire sul patrimonio esistente invece che su nuove volumetrie, e anche per questo si è optato per il modello multi-città pensato di Milano‑Cortina 2026.

Ora che il sipario è calato, l’attenzione si sposta sulla cosiddetta “legacy”: il programma prevede di trasformare impianti temporanei in poli d’uso permanente, con una forte concentrazione di interventi nell’area metropolitana di Milano e nelle aree alpine di Cortina d’Ampezzo, Belluno, Sondrio e nella Valtellina.

Eppure sono diverse le opere ancora da completare: secondo il network di monitoraggio Open Olympics 2026 oltre la metà. Inoltre, pur pianificando con attenzione, resta difficile arginare gli effetti del cambiamento climatico che accorcia e mitiga gli inverni, aumentando il rischio che tanto i comprensori montani quanto i costosi impianti di innevamento artificiale vadano incontro a una rapida obsolescenza.

IL PIANO DI INVESTIMENTI E LE OPERE DA COMPLETARE

Iniziamo dai numeri. Il piano degli investimenti gestito dalla stazione appaltante Simico prevedeva un totale di 98 opere per un valore complessivo di 3,4 miliardi di euro. Di queste, solo 31 sono state classificate come essenziali per lo svolgimento delle competizioni olimpiche

In Lombardia, il pacchetto di interventi da 1,7 miliardi di euro comprendeva 29 opere, delle quali solo 11 sono risultate concluse al termine dei Giochi. Quanto al Veneto, le stime parlano di 1,2/1,3 miliardi di euro. Anche lì, attualmente le opere completate sono circa il 30% del totale.

RICONVERSIONE URBANA E NUOVE ARENE

Venendo a quel che resta dei Giochi Olimpici nelle aree urbane, il grosso della questione riguarda Milano. Il polo urbano della legacy si articola su tre siti principali su cui attuare il progetto di riconversione : l’Arena Santa Giulia, il Villaggio Olimpico e i padiglioni di Rho Fiera.

L’Arena Santa Giulia, terminata la funzione di sede per l’hockey, è destinata a un uso trasversale, come da progetto iniziale: concerti, eventi sportivi e le Atp Finals di tennis dal 2028. Per questo il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha pianificato l’integrazione del sito nel sistema dei trasporti urbano.

Il Villaggio Olimpico di Porta Romana sarà invece convertito in uno studentato per gli atenei cittadini. La riconversione prevede il passaggio alla gestione privata per l’adeguamento residenziale entro la fine dell’anno.

A Rho il presidente della Regione Attilio Fontana si è impegnato a garantire la permanenza di una pista per gli sport del ghiaccio, colmando la carenza di impianti stabili per le squadre locali. Infine, Il Mediolanum Forum tornerà a svolgere le consuete funzioni sportive e di intrattenimento, di palazzetto per il basket e di pattinaggio artistico. senza necessità di ulteriori interventi strutturali.

Quanto a Verona, gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche realizzati per le cerimonie, costati circa 19 milioni di euro, rimarranno come eredità stabile per l’anfiteatro romano, includendo nuovi ascensori e percorsi accessibili.

IL NODO DEGLI IMPIANTI MONTANI

In quota, la sfida è più tecnica. Il destino dello Sliding Centre di Cortina d’Ampezzo dipende dalla capacità di attrarre tappe della Coppa del Mondo di bob e skeleton, essenziali affinché l’opera rimanga sostenibile anche dal punto di vista dei costi.

La pista di Cortina, riqualificata con un investimento di oltre 120 milioni di euro, dovrebbe diventare un polo permanente per le discipline di scivolamento, supportato da un accordo di programma tra Regione e Comune per la gestione post-olimpica. L’impianto è già destinato a ospitare i Giochi Olimpici Giovanili Invernali (YOG) del 2028, garantendo un utilizzo agonistico immediato. ll timore più grande è però che l’impianto segua lo stesso destino della pista di Cesana Pariol (Torino 2006), attualmente abbandonata, carica di ammoniaca e con costi di smaltimento stimati in 15 milioni di euro.

Intanto a Livigno la gestione della risorsa idrica ha richiesto interventi strutturali invasivi, come il bacino di accumulo: un’opera da 21,7 milioni di euro che ha comportato la cementificazione di oltre tre ettari del monte Sponda per assicurare l’innevamento tecnico, reso necessario dal rialzo delle temperature medie.

Secondo il sindaco di Cortina, Gianluca Lorenzi, l’impatto più significativo delle Olimpiadi sarà nelle infrastrutture quotidiane, dagli impianti di risalita alle strade. Quello del trasporto su gomma è un aspetto però delicato: ancora il report Open Olympics parla di un 68% dei fondi pubblici previsti per le opere connesse all’evento (circa oltre 2,8 miliardi di euro) assorbito dal opere per il trasporto su gomma..

Infine, Per quanto riguarda il villaggio atleti di Fiames, il progetto originario prevede lo smantellamento delle strutture temporanee e il ripristino ambientale dell’area entro il 2028, sebbene il Comune stia valutando la possibilità di mantenere parte dei moduli per scopi turistici o logistici nel breve periodo.

 

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