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Chi c’è (e chi no) alla marcia dei “No Kings” a Roma

I “No Kings” scendo in piazza a Roma (e a Torino): il percorso del corteo e tutti i nomi e le sigle di chi parteciperà alla manifestazione di sabato 28 marzo  

Invadere Roma e bloccarla. È questo il proposito della mobilitazione “No Kings Italia” attesa a Roma e Torino (e in numerose altre piazze in Europa e negli USA) per il pomeriggio del 28 marzo. Una “grande marcia popolare” che, nelle intenzioni, vuole dire “no all’autoritarismo, no alla guerra, no al riarmo, no al genocidio e no alla repressione”, ma, come spiega l’Ansa, richiede anche dimissioni del Governo. Sono attesi circa 15mila manifestanti ispirati da un movimento che arriva direttamente da oltre oceano.

IL CORTEO DEI “NO KINS” A ROMA

Il corteo si svolgerà dalle ore 14 e partirà da piazza della Repubblica in direzione viale Luigi Einaudi, per poi passare per piazza dei Cinquecento, via Cavour, piazza dell’Esquilino, via Liberiana, piazza di Santa Maria Maggiore e via Merulana. L’arrivo è previsto in piazza di Porta San Giovanni.

La mobilitazione, però, inizia dalla serata di venerdì con lo spettacolo e concerto gratuito negli spazi della Città dell’Altra economia a cui parteciperanno, tra gli altri, Ditonellapiaga, Mannarino, Daniele Silvestri, Willie Peyote, Africa Unite, Assalti Frontali, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Bandabardò, Erica Mou, Rancore, Ester Pantano, Laika, Daniela Collu, Il Muro del Canto ed El Partido.

CHI SONO I “NO KINGS”

I “No Kings” raccolgono una serie di sigle di associazioni anti-trumpiane, della galassia democratica e della società civile (e politica) progressista statunitense. Tra i partners di “No Kings” troviamo, tra gli altri, Open Democracy, Amnesty international, Greenpeace, Democratic socialists of America, Freedom from religion foundation, Interfaith Alliance, National Coalition for the homeless, ActionAid e Veterans for Peace.

NEGLI USA E IN EUROPA: I CORTEI DEL 28 MARZO

La manifestazione ha una dimensione internazionale, nella stessa giornata scenderanno in piazza i “No Kings” in numerosissime città statunitensi (New York, Boston, Orlando, Sacramento, San Francisco, Washington) ma anche in Canada e a Nairobi. In Europa sono in programma cortei a Roma, Torino, Madrid, Barcellona, Porto, Lisbona, Parigi, Londra, Dublino, Francoforte, Amsterdam, Vienna, Amburgo, Malmoe, Dusseldorf, Zurigo, Stoccolma e Atene.

DALL’ANPI A GAYNET: CHI SONO I “NO KINGS” ITALIANI

La declinazione italiana dei “No Kigs” vede sfilare insieme numerose sigle della sinistra più progressista, del sindacato e dei centri sociali ma non il Partito Democratico. Come riporta l’AdnKronos alla piattaforma ‘No Kings Italia‘ aderiscono oltre 700 realtà, dall’Anpi a Emergency, da Amnesty alla Rete Italiana per la Pace e il Disarmo, dall’Arci alla Cgil, i movimenti e i collettivi studenteschi e i movimenti pro-Palestina. Fuori dal perimetro degli aderenti le realtà vicine ad Askatasuna. Tuttavia, sul sito della costola italiana del movimento non sono presenti i nomi degli aderenti, a differenza con quanto avviene sul sito della “casa madre” statunitense. Il portavoce italiano del movimento è Luca Blasi, Assessore con Delega in materia di Politiche Culturali e Diritto all’Abitare del Municipio III di Roma. “Saremo centinaia di migliaia – assicura Blasi – Non riusciamo nemmeno a contare i treni e i pullman che sono pronti a raggiungere Roma”. Accanto a lui sfileranno anche Nicola Fratoianni (Avs) e Angelo Bonelli (Avs), la Fiom CGIL con la segretaria nazionale Barbara Tibaldi, Raffaella Bolini, vicepresidente di Arci, e Rosario Coco, presidente di Gaynet. A sfilare tra le strade della Capitale anche un carro promosso da Agedo, Famiglie Arcobaleno, Gaynet e Ygrò.

I TIMORI PER L’ORDINE PUBBLICO

L’attenzione per l’ordine pubblico è massima. Nel corso del question time alla Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha lanciato un appello ai partiti: “Confido che tutte le forze politiche si compattino in difesa delle istituzioni democratiche e nel prendere nettamente le distanze da chi volesse porre in essere comportamenti e azioni violente”.

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