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Chi è il Brad Pitt della Lega silurato dal generale Vannacci

Angelo Ciocca

Il generale Vannacci opta per il Nord Ovest. Angelo Ciocca, il Brad Pitt della Lega, non viene rieletto in Ue

Ai tempi supplementari, ben oltre la zona Cesarini (anche a causa dei ritardi e disservizi nello spoglio al Comune di Roma), il generale Roberto Vannacci ha sciolto le riserve e ha deciso in quale circoscrizione farsi eleggere per il Parlamento europeo. La decisione alla fine è ricaduta nella circoscrizione NordOvest, dove con 186.966 preferenze ha ottenuto il suo migliore risultato.

“Ringrazio il Generale Vannacci – ha affermato il leader del Carroccio Matteo Salvini – per una scelta che permette alla Lega di avere una rappresentanza territoriale equilibrata in tutto il Paese, sicuro che Roberto darà un contributo sempre più prezioso in una fase storica e internazionale che ci vedrà protagonisti”.

CHI SONO GLI OTTO ELETTI DELLA LEGA AL PARLAMENTO EUROPEO

Dopo questa scelta, si è perfezionata così la lista degli otto eletti a Bruxelles della Lega. Questi, come fa sapere il partito, sono: Silvia Sardone, Isabella Tovaglieri, Anna Maria Cisint, Paolo Borchia, Roberto Vannacci, Susanna Ceccardi, Aldo Patriciello, Raffaele Stancanelli. Tra questi, ben tre – quasi la metà – non sono certo leghisti della prima ora. Vannacci è addirittura indipendente; l’uscente Stancanelli giusto qualche mese fa è approdato alla Lega dopo avere la certezza di non essere ricandidato con Fratelli d’Italia; Patriciello, infine, ha già due legislature europee alle spalle, prima con l’Udc e poi con il Pdl.

PERCHE’ ANGELO CIOCCA E’ STATO SILURATO

Chi è rimasto con le pive nel sacco è Angelo Ciocca, europarlamentare uscente e personaggio spesso sopra le righe che fa parla re di sé. “Stamattina – ha aggiunto Salvini – ho incontrato Angelo Ciocca, uomo che ha la mia piena stima e fiducia, e che da ora in avanti lavorerà direttamente al mio fianco”.

Un siluramento che in parte era nell’aria. Ecco cosa scriveva lo scorso 14 giugno l’Huffington post: “Nella Lega dicono che Matteo Salvini non gli abbia mai perdonato l’iniziale tradimento, quando Ciocca con Paolo Grimoldi fondò il Comitato nord che è la culla della sedizione interna. Poi, è vero, Ciocca ha litigato anche con Grimoldi, ed è tornato sotto l’alveo del Capitano, che alla fine lo ha candidato. Ma il risultato finale – 38mila preferenze, quarto classificato nella lista del Nord Ovest – non è tale da meritare il perdono”.

Tra l’altro Ciocca partiva svantaggiato anche con riferimento agli altri eletti in bilico dalla scelta di Vannacci. Paolo Borchia, ad esempio, finito terzo nel Nord Est con 23.560, era considerato inamovibile perché oltre ad essere molto vicino al presidente della Camera Lorenzo Fontana, sarebbe l’unico veneto nel Parlamento europeo. Al centro, Susanna Ceccardi, seconda con 33.605 preferenze, – come faceva notare sempre l’HuffPost – era intoccabile perché salviniana all’ennesima potenza. Infine fuori discussione era anche l’elezione di Aldo Patriciello, secondo al sud con ben 71.556, appena 3mila in meno di Vannacci, e soprattutto, strappato dalla Lega a Forza Italia.

CHI E’ CIOCCA, IL BRAD PITT DELLA LEGA

Angelo Ciocca è colui che calpestò con le scarpe il report di Moscovici, colui che ha mostrato il cartellino rosso a Ursula von der Leyen nell’Aula dell’Europarlamento. Ha condotto una campagna elettorale iniziata tra balletti pop e finita con le crociate contro l’ideologia woke.

Pe capire chi è basta rileggere cosa affermava in un’intervista al Fatto quotidiano online ai primi di giugno, quando si definiva “vittima di sessismo” perché “gli avversari mi hanno sempre definito il Brad Pitt della politica, mi attaccavano per essere un sex symbol e non mi sentivo così”.

Alla domanda se era stato cercato da Forza Italia, rispose: “Non solo FI! Ma io sono come Javier Zanetti, il capitano dell’Inter, non cambio mai squadra. Da 30 anni porto la stessa maglia. Guardi, parliamo di islamizzazione, immigrazione clandestina, contrasto alla guerra e al terrorismo, lavoro, impresa, Made in Italy. Anzi, mi auguro che presto si parli di Born in Italy, che ci dice dove è nato un prodotto e da dove arrivano i suoi ingredienti. Non mi sembrano temi banali”.

Per finire l’idea di riesumare Miss Padania. “Un’occasione – disse – per parlare del Nord, per raccontare la nostra identità e le nostre tradizioni. Alla vincitrice consegneremo la raggiera lombarda con cui Manzoni immaginò la sua Lucia Mondella. Dante, Manzoni, Carducci, D’annunzio, Montale sono la nostra storia, non bisogna mai dimenticarla”.

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