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Autonomia differenziata, chi c’è nell’ampio fronte a favore del referendum abrogativo

Autonomia Differenziata

Dal Pd al M5s, dalla Cgil all’Anpi parte la corsa per il referendum abrogativo dell’autonomia differenziata

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il 13 luglio entreranno in vigore le nuove norme sull’autonomia differenziata e la volontà del governo è quella di avviare subito le trattative per le intese con Veneto e Lombardia. E’ questa l’intenzione manifestata dal ministro Roberto Calderoli, il padre della riforma tanto cara alla Lega.

Un annuncio a cui ha risposto Forza Italia, con Antonio Tajani e Raffaele Nevi che ribadiscono l’obiettivo di avviare un osservatorio del partito sulla definizione dei Livelli essenziali di prestazione (Lep), anche per tranquillizzare il governatore della Calabria Roberto Occhiuto.

CHI SOSTIENE IL REFERENDUM ABROGATIVO DELL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA

La roadmap imposta dalla maggioranza di centrodestra, più o meno compatta, non è priva di insidie. La prossima settimana, infatti, in Cassazione verrà depositato il quesito per avviare la raccolta delle firme per il referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata.

Un’iniziativa che vede unito un ampio fronte, composto per ora da Pd, M5s e Avs, da Cgil e Uil e da associazioni significative, come Anpi, Arci e Acli.

Nelle scorse ore si è svolta una riunione operativa tra i rappresentanti di Pd (Alessandro Alfieri), M5s (Alessandra Maiorino e Alfonso Colucci), Avs (Filiberto Zaratti e Francesco Alemanni), con Cgil e Uil (rispettivamente Christian Ferrari e Ivana Veronese), e alcune associazioni come Anpi, Arci e Acli. Qui si è deciso di presentare in cassazione un unico quesito abrogativo dell’intera legge Calderoli e non anche un secondo che cassasse solo gli articoli puramente procedurali, che non riguardano i Lep, come era stato ipotizzato.

MENO DI 90 GIORNI PER RACCOGLIERE 500MILA FIRME PER IL REFERENDUM

Dopo il deposito del quesito in Cassazione, già la prossima settimana, parte la corsa contro il tempo per raccogliere le 500 mila firme. I giorni a disposizione saranno meno di 90, visto che entro il 30 settembre vanno depositate le firme.

Molte altre associazioni sono pronte ad essere coinvolte: la Cgil, che sta raccogliendo le adesioni al referendum sul Job Act fornirà l’hardware di questo sforzo, insieme alle feste dell’Unità del Pd, mentre Riccardo Magi di +Europa, a suon di interpellanze e interrogazioni, sta sollecitando il ministro Nordio ad attivare la piattaforma on line, prevista proprio da un suo emendamento al decreto semplificazioni del 2021, frenata dopo il suo insediamento dal governo Meloni.

Il governo Draghi aveva infatti varato il Dpcm con le caratteristiche tecniche della piattaforma. L’aspetto politico più delicato è la concomitanza della raccolta firme contro il Job Act e contro l’autonomia differenziata, che non piacerà ai riformisti del Pd e a Iv e Azione, tanto che c’era chi suggeriva di avviare la raccolta delle firme all’anno prossimo. Il problema si ripresenterà al momento delle urne.

IL PRESSING DEI GOVERNATORI LEGHISTI DEL NORD E IL FRONTE CALABRESE DI FI

I governatori Luca Zaia e Attilio Fontana si sono giù dichiarati pronti a riprendere le trattative per le intese, sospese con la caduta del governo giallo-verde e che l’allora ministra Erika Stefani aveva portato a buon punto. Una prospettiva che agita il fronte meridionale di Fi e in particolare i parlamentari calabresi e il governatore Roberto Occhiuto. Questi ha in Calabria una pressione fortissima, con 100 sindaci (l’80% della popolazione) che gli chiedono di promuovere un ricorso diretto alla Corte costituzionale, mentre anche il Presidente del Consiglio regionale. il leghista Filippo Mancuso, ha definito la legge “un pasticcio”.

I big di Fi, da Antonio Tajani al portavoce Raffaele Nevi hanno ribadito l’intenzione di avviare un Osservatorio sui Lep. Ma il problema sono le funzioni che non richiedono la definizione dei Lep, che possono essere devolute da subito, secondo la legge Calderoli, tra cui le professioni. Una concorrenza di Veneto e Lombardia, ha rilevato Vincenzo De Luca, sulle professioni sanitarie farebbe fuggire al Nord medici e infermieri, mettendo in crisi la sanità del Sud, Calabria compresa.

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