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Chi è il dirigente del Mit coinvolto nell’indagine per corruzione e appalti

Quinzi Mit

Lorenzo Quinzi è capo Dipartimento per gli affari generali e la digitalizzazione del Mit 

Un’inchiesta della Procura di Milano su presunti appalti truccati, corruzione e traffico di influenze illecite sta facendo tremare alcuni uffici del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.

Arrestato il generale dei carabinieri Oreste Liporace, comandante del secondo reggimento allievi, marescialli, brigadieri a Velletri. L’accusa è corruzione, turbativa e false fatture su un appalto da 700mila euro per servizi di pulizia della caserma affidato fino al 2021 all’impresa Fabbro. Secondo il gip, sarebbe stato corrotto con 22mila euro, borse di lusso, noleggi auto, biglietti per lo stadio Olimpico e per la Scala di Milano. Ai domiciliari anche Ennio De Vellis, imprenditore ‘collegato’ a Liporace e agli imprenditori Massimiliano e William Fabbro, indagati. Con loro anche Lorenzo Quinzi, capo del dipartimento per gli affari generali del ministero delle Infrastrutture.

Perquisizioni durante tutta la mattinata per 22 persone e negli uffici di Avvocatura dello Stato, ministero delle Infrastrutture, Centro Alti Studi Difesa, Provveditorato alle Opere Pubbliche per il Lazio, Abruzzo e Sardegna.

CHI E’ LORENZO QUINZI, CAPO DIPARTIMENTO DEL MIT

Lorenzo Quinzi è uno dei quattro capi Dipartimento del Mit. Nell’ambito della riorganizzazione del Ministero si può dire che il suo incarico sia stata l’unica vera novità, essendo stato istituito di sana pianta il ‘Dipartimento per gli affari generali e la digitalizzazione’. Quinzi, già Dg della Direzione generale del personale, del bilancio, degli affari generali e della gestione sostenibile del Ministero, durante il governo Draghi aveva l’incarico di segretario generale del Ministero del Turismo guidato da un altro leghista, Garavaglia.

DIRIGENTE MIT INTERCETTATO: “CHIAMO DITTA CHE CONOSCO”

Lorenzo Quinzi, indagato nell’inchiesta milanese su appalti truccati e che ha portato ai domiciliari per corruzione anche un generale dei carabinieri, avrebbe “interessato ‘una ditta che conosco’”, ossia quella dell’imprenditore Ennio De Vellis, anche lui da oggi ai domiciliari, per la “messa in sicurezza” per il “pericolo di caduta” di calcinacci dai balconi della sede del Ministero. Lo si legge nell’ordinanza firmata dal gip di Milano Domenico Santoro – come riferisce l’Ansa – che riporta anche colloqui intercettati tra Quinzi e lo stesso De Vellis.

Parlando con un uomo “non identificato”, lo scorso novembre, Quinzi diceva, riguardo al pericolo di caduta dei calcinacci, che avrebbe interessato “una ditta che conosco e gli faccio fare subito questa cosa”. E invitava “l’interlocutore”, spiega il gip, “ad avvisare il Ministro dell’accaduto”. Diceva: “Tu avvisa il Ministro, io sto cercando di parlare anche col Capo Dipartimento”. Per De Vellis ci sarebbe stato un “affidamento diretto” dei lavori con procedura di “somma urgenza”. Nell’ordinanza anche un capitolo sull’affidamento “diretto del servizio di ripristino e restauro dell’orologio del Mit”, altro episodio, scrive il gip, “indagato nell’ambito dei rapporti De Vellis, Quinzi, Adriani (Stefano, ndr)”, quest’ultimo funzionario del Ministero delle Infrastrutture, “in riferimento alla gestione degli appalti del Ministero”. E poi, sempre negli atti, i rapporti, nel 2023, tra De Vellis e Stefano Adriani anche in relazione ad un “servizio di disinfestazione vespe” e uno “di facchinaggio”.

AL VAGLIO DEGLI INQUIRENTI I SOGGIORNI A SESTRIERE DI QUINZI E LA CONSEGNA DI UN PACCO

Tra i punti da approfondire nell’inchiesta milanese su un presunto sistema di appalti truccati e traffici di influenze illecite ci sarebbe anche il versante delle sospette “utilità”, come presunta corruzione, che Lorenzo Quinzi avrebbe ottenuto dall’imprenditore Ennio De Vellis. Sono emersi, si legge nell’ordinanza che ha portato ai domiciliari De Vellis, per Quinzi “due soggiorni” in un residence a Sestriere, “riconducibile alla proprietà del De Vellis”, nel gennaio 2022 e nel novembre 2023 e “la consegna di un pacco (presumibilmente un regalo)” che l’imprenditore gli avrebbe mandato il 26 gennaio scorso, giorno del suo compleanno.

Poi – riferisce l’Ansa – la “promessa” di effettuare “futuri lavori edili, tramite le sue società, su immobili riferibili a Quinzi”. De Vellis che, poi, per i vari appalti del Ministero, in cui si sarebbe inserito grazie a Quinzi, avrebbe usato anche “5, 6 ditte compiacenti”. Nelle intercettazioni agli atti – carte tra l’altro piene di “omissis” perché le indagini sono in corso – Quinzi chiedeva a De Vellis: “se fosse possibile, potrei andare 3-4 giorni a Sestriere?”. E l’altro: “Come no, certo”.

QUINZI, DIRIGENTE MIT, A IMPRENDITORE: “DEVO SPOSTARE 700 PERSONE”

“Mi prendo in affitto sto palazzo qua (…) perché devo trasferire 700 persone”. Lo diceva, videoregistrato dagli investigatori all’interno del suo ufficio del Ministero delle Infrastrutture, Lorenzo Quinzi mentre parlava con l’imprenditore Ennio De Vellis il 6 marzo scorso. Il tema del “bando pubblico relativo al servizio di trasloco di 750 dipendenti del Mit”, infatti, come si legge nell’ordinanza, è uno degli ulteriori approfondimenti investigativi in corso nell’inchiesta del pm Paolo Storari, radicata per gli arresti come competenza territoriale a Milano, perché l’ultima “utilità” ottenuta dal generale dei carabinieri Oreste Liporace, arrestato, sarebbe stata l’acquisto a Milano di un biglietto per il Teatro alla Scala.

Per gli inquirenti, riporta l’Ansa – Quinzi avrebbe voluto “veicolare gli affidamenti” del Ministero “a favore delle società di De Vellis”, anche per il trasloco dei dipendenti, “in cambio di utilità di varia natura”. Prima di iniziare a parlare nel suo ufficio con l’imprenditore, si legge, “l’alto dirigente” avrebbe tirato fuori “dal taschino” della giacca il telefono e lo avrebbe messo nel “cassetto della scrivania”. E l’altro gli avrebbe detto: “Io l’ho messo, l’ho lasciato in macchina”. Nelle intercettazioni anche i rapporti confidenziali tra De Vellis e Quinzi col primo che diceva all’altro “ci facciamo una bella mangiata, poi gli inviti falli tu (…) facciamo un’ammucchiata tutti quanti”.

E Quinzi: “Noi c’abbiamo pendenze, fatture te le abbiamo pagate tutte?”. E ancora: “Poi magari mi fai un lavoretto quando mi serve”. Poi, altre intercettazioni anche sull’appalto per il trasporto dell’orologio del Ministero, con De Vellis che parlava così: “gli dici ‘guarda che il trasporto lo deve fare De Vellis'”. E ancora le conversazioni sul bando, a firma di Quinzi, pubblicato il 15 marzo scorso sul sito del Mit per la ricerca di un immobile dove trasferire i 750 dipendenti. E De Vellis che offriva, scrive il gip riportando gli atti del pm, “prontamente” la “disponibilità delle sue imprese”.

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