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Chi era Roberto Maroni, tra i protagonisti della Lega delle origini

Roberto Maroni

È morto, dopo una lunga malattia, l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni, aveva 67 anni. Ritratto dell’uomo che riuscì a impedire che il Carroccio si sfasciasse nella difficilissima transizione tra Bossi e Salvini

La sua occasione l’aveva avuta con “la notte delle scope”,  indetta oltre dieci anni fa, a Bergamo, dagli allora neo segretari coordinatori Roberto Calderoli, Manuela Dal Lago e, appunto, Roberto Maroni, nel tentativo di ripulire l’immagine del partito dagli scandali che si erano addensati attorno alla figura, appannata per via della malattia, di Umberto Bossi e di quel cerchio magico che pareva avere un ruolo sempre più importante nelle decisioni del Senatur. Toccò a lui, braccio destro del leader maximo, traghettare il partito senza però raccogliere i frutti di quanto fatto. Anzi, si inimicò il Senatur e sarà sempre guardato con sospetto da Salvini, che probabilmente non credeva che “Bobo” sapesse realmente stare un passo indietro, all’occorrenza.

Roberto Maroni è stato il protagonista indiscusso di quel periodo: l’avvocato dai toni pacati, che non amava le sparate e le urla, era riuscito a tenere ciò che restava del partito, ma soprattutto il rapporto fiduciario coi militanti.  Quella “gente del nord” semplice ma onesta che da anni chiedeva l’indipendenza da Roma proprio perché “ladrona” e che aveva scoperto che quelle ruberie, tra clientelismo e favoritismi ai figli, le aveva in casa, nel partito.

E Maroni si era assunto sulle spalle, in forte contrapposizione con Bossi, che non voleva cedergli la scena, quel momento così difficile, che vedrà l’ascesa però di un altro politico: Matteo Salvini, che trasformerà la Lega da partito federalista a sovranista, cambiando persino il colore di riferimento da verde a blu. Quella di Maroni resta quindi una parentesi, tra il luglio 2012 e il dicembre 2013, negli anni più difficili per la Lega. Chiusa l’esperienza da segretario, Maroni è stato presidente della Regione Lombardia dal 2013 al 2018. Prima gli anni da deputato a Roma e i diversi incarichi nei governi Berlusconi. È stato ministro dell’Interno e vicepremier tra il 1994 e il 1995, poi è tornato al Viminale nel triennio 2008-2011. Maroni è stato anche ministro del Lavoro per 5 anni (2001-2006), durante l’esecutivo più longevo della storia italiana.

Nato a Varese nel 1955, Maroni da liceale si avvicinò all’estrema sinistra proletaria, prima dell’incontro con Bossi nel 1979. Nel 1989 partecipò alla fondazione della Lega Nord e contribuì in maniera determinante all’ascesa del partito in provincia di Varese. Tifoso del Milan, Maroni aveva anche la passione per la musica e suonava il sassofono (molto bene, persino i detrattori più agguerriti gli riconoscevano l’ottimo orecchio musicale) in una ”band”. “Grande segretario, super ministro, ottimo governatore, leghista sempre e per sempre. Buon vento Roberto”, ha scritto sui social il leader della Lega Matteo Salvini.

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