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Chi picchia Nordio?

Nordio Graffi Damato

Finita la caccia a Messina Denaro, è cominciata quella a Carlo Nordio

A ciascuno il suo, per favore, anche nell’assegnazione di presunte nefandezze. Prima ancora dell’attuale guardasigilli Carlo Nordio, al quale Repubblica ha tirato le già grandi orecchie perché vorrebbe – ha titolato sotto “La tentazione di bavaglio”- rompere “l’accoppiata che lega magistrati e giornalisti”, era stato anni fa Luciano Violante, da ex magistrato, ex presidente della Camera, ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, quindi non l’ultimo arrivato, ad esprimere pubblicamente l’auspicio della “separazione delle carriere” almeno fra magistrati e cronisti giudiziari. Ai quali arrivano più o meno puntualmente al momento politicamente giusto le indiscrezioni, soffiate e quant’altro su indagini, intercettazioni e simili necessarie a sputtanare e a mettere fuori gioco politico lo scomodo di turno. E questo senza che mai nessuno abbia pagato mai niente, neppure dopo l’assoluzione o l’archiviazione della vittima designata.

Per la sostanziale prosecuzione di questo orrendo sistema si è levata un’onda impetuosa contro il guardasigilli “tentato”- ripeto col titolo di Repubblica- di mettervi mano: un’onda che è oggi il fotomontaggio di copertina del solito Fatto Quotidiano, accompagnato da un editoriale che assegna a Nordio il titolo del “peggiore ministro della Giustizia” da una trentina d’anni a questa parte, “scavalcando -ha scritto Travaglio- impiastri di tutto rispetto come Biondi, Castelli, Alfano e Cartabia”.

Per tornare un attimo -solo un attimo- a Repubblica segnalo contro Nordio la “inutile provocazione” rimproveratagli nel titolo del commento di Francesco Bei e “il ministro del rancore” nel titolo del commento di Francesco Merlo, che nel testo ha coniato anche l’appellativo di “ministro di Astio e Giustizia”.

Sulla Stampa il solitamente severissimo, compassato procuratore ormai emerito Gian Carlo Caselli, appena glorificato a chiusura anche della fiction televisiva sul “nostro generale” Carlo Alberto dalla Chiesa, non è riuscito a trattenersi dal quanto meno paradossale ringraziamento del fortunatamente ex latitante Matteo Messina Denaro. La cui cattura avrebbe smentito Nordio nella presunta inutilità delle intercettazioni nella lotta alla mafia.

“Tutti contro Nordio”, ha titolato in rosso il Riformista dopo avere riportato in nero il rimprovero rivoltogli di “non volersi sottomettere ai pubblici ministeri”, tra i quali egli ha fatto carriera nella sua attività giudiziaria senza mai allinearsi alle peggiori abitudini dei colleghi.

In questa notizia non può certo stupire la confidenza o minaccia di Nordio, secondo i gusti, raccolta dal Foglio di “potere benissimo lasciare”. Né la rappresentazione, sempre fogliante, dei rapporti fra il ministro e la presidente del Consiglio, che pure l’ha così fortemente voluto, come “una complicata strategia di compromesso”. Salvo rapide, auspicabili e soprattutto credibili smentite, mi auguro con tutto il cuore, ma non con tutta la convinzione, a dire il vero.

 

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