Da Virginia Raggi a Giancarlo Righini e Roberta Angelilli, passando per Marta Bonafoni e Daniele Leodori: i big locali guardano a Camera e Senato. Ma tra preferenze, capilista e possibili elezioni in contemporanea con le comunali, la strada per Montecitorio è tutt’altro che libera
Il prossimo Parlamento potrebbe avere parecchi volti già noti alla politica romana. Virginia Raggi, Giancarlo Righini, Roberta Angelilli, Daniele Leodori, Massimiliano Valeriani e Mario Ciarla sono alcuni dei nomi che, secondo la ricostruzione de Il Foglio, potrebbero puntare a un seggio nazionale partendo dal Campidoglio o dalla Regione Lazio. La partita si gioca su due tavoli: il peso delle preferenze e la capacità delle segreterie di garantire una posizione utile in lista. A complicare il quadro c’è poi l’ipotesi dell’election day con le amministrative: per alcuni assessori, il salto in Parlamento potrebbe significare rinunciare alla corsa per Roma.
PD: LEODORI E VALERIANI SFIDANO I PARLAMENTARI USCENTI
Nel Partito democratico, una delle certezze indicate è Marta Bonafoni, coordinatrice dem nel Lazio e vicina alla segretaria Elly Schlein. Attualmente consigliera regionale, potrebbe essere candidata capolista in uno dei collegi romani per la Camera.
Per gli altri aspiranti, invece, la strada passerebbe soprattutto dalle preferenze. Tra questi c’è Daniele Leodori, già vicepresidente della Regione e presidente del Consiglio regionale, con una lunga esperienza amministrativa cominciata a Zagarolo, dove è stato sindaco. In campo anche Massimiliano Valeriani, ex assessore regionale nella giunta di Nicola Zingaretti, e Mario Ciarla, attuale capogruppo del Pd alla Pisana, già presidente dell’Arsial, l’agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura.
La concorrenza interna è il primo ostacolo: tra i parlamentari dem sarebbero sicuri della riconferma soltanto Claudio Mancini e Michela Di Biase. Per gli altri, i voti sul territorio potrebbero diventare decisivi.
FRATELLI D’ITALIA, RIGHINI E LA PARTITA DEL CAMPIDOGLIO
Sul fronte del centrodestra, il nome da seguire alla Regione è Giancarlo Righini, assessore al Bilancio della giunta guidata da Francesco Rocca. Alle regionali del 2023 ha raccolto 38.068 preferenze, uno dei risultati personali più alti di Fratelli d’Italia nel Lazio.
Un capitale elettorale che può alimentare l’ambizione parlamentare anche senza una candidatura da capolista. Ma il partito deve fare i conti anche con la corsa al Campidoglio: tra i nomi in campo c’è Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione, mentre resta sul tavolo quello di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera. Se le politiche e le comunali si svolgessero nello stesso giorno, chi volesse candidarsi a sindaco dovrebbe scegliere quale partita giocare. Per questo Fratelli d’Italia avrebbe rinviato a dicembre, durante Atreju, l’annuncio della candidatura per Roma: il calendario elettorale, in questo caso, può pesare quanto gli equilibri interni al partito.
M5S, IL DILEMMA DI CONTE SI CHIAMA VIRGINIA RAGGI
La situazione più delicata è quella del Movimento 5 Stelle. Virginia Raggi, sindaca di Roma dal 2016 al 2021 e oggi consigliera capitolina, vorrebbe candidarsi alle politiche. Ha una base elettorale personale e una linea spesso distante da quella del presidente del Movimento, Giuseppe Conte, soprattutto sull’alleanza con il Pd e su temi come inceneritori e riarmo. In un altro articolo di retroscena il Foglio ha descritto Raggi come un problema politico per Conte: secondo il quotidiano, il presidente M5S teme di ritrovarsi in Parlamento una figura autonoma e potenzialmente ingombrante.
Il dilemma, però, va oltre i rapporti personali. Se Raggi non trovasse spazio alle politiche, potrebbe rafforzare il dissenso interno al Movimento romano e mettere in discussione la linea di dialogo con il sindaco Roberto Gualtieri. Se invece fosse candidata, resterebbe da decidere come: da capolista, con l’elezione sostanzialmente garantita, oppure affidandosi alle preferenze, che potrebbero trasformarsi in una prova di forza. Sullo sfondo c’è anche Linda Meleo, capogruppo M5S in Assemblea capitolina e consigliera tra le più votate del Movimento alle comunali del 2021, e interlocutrice romana privilegiata di Conte. La selezione dei candidati nazionali rischia di diventare anche una resa dei conti sul controllo del Movimento nella Capitale.
IL CALENDARIO PUÒ CAMBIARE TUTTO
La nuova legge elettorale reintroduce in parte le preferenze e rende più interessante la corsa di chi dispone già di un pacchetto di voti. Il Lazio conta sette collegi plurinominali, cinque alla Camera e due al Senato, ma la distribuzione definitiva dei seggi potrebbe cambiare con il meccanismo del premio di maggioranza. Pd e Fratelli d’Italia sarebbero gli unici partiti in grado di puntare con sicurezza su eletti attraverso le preferenze; per le altre forze, il risultato dipenderebbe maggiormente dai capilista e dagli incastri delle candidature. Sono scenari, non liste ufficiali: molto dipenderà dalla legge definitiva, dai collegi e dalla data del voto. Per chi oggi governa in Regione o siede in Assemblea capitolina, il problema è già concreto: capire se convenga restare sul territorio o tentare il salto nazionale.
Da sinistra a destra: Marta Bonafoni, Daniele Leodori, Virginia Raggi, Giancarlo Righini, Roberta Angelilli

