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Chi vuole salvare il ballottaggio (e chi l’ha affossato)

Nomi, veti e timori dietro dello Stabilicum: chi ha ghigliottinato il ballottaggio e perché Marcello Pera (FdI), invece, lancia un appello in sostegno del doppio turno 

Questa mattina Marcello Pera (FdI), ex presidente del Senato, sul Foglio, firma un appello per sostenere l’introduzione del ballottaggio nella prossima legge elettorale. L’ex presidente Pera non è solo un fine conoscitore della politica italiana – della prima e della seconda Repubblica – ma è soprattutto uno dei profili a cui il centro destra pensa per il Quirinale, se dopo la prossima tornata elettorale dovesse trovarsi nelle condizioni di essere determinante per l’elezione del Capo dello Stato.

COSA RESTA NELLO STABILICUM DOPO L’ACCORDO DI MAGGIORANZA

L’appello arriva il giorno dopo che il centro destra ha trovato l’accordo sullo Stabilicum. Nel perimetro della nuova legge elettorale restano le preferenze, volute da Fdi e Noi Moderati, l’alternanza di genere richiesta dalle parlamentari, in primis di Forza Italia. Quest’ultimo passaggio è stato contestato da Elena Bonetti (Azione) e Chiara Braga (Pd) che hanno espresso dubbi, definendo la riforma penalizzante per le donne e potenzialmente contraria all’articolo 51 della Costituzione. Tuttavia, la Lega ha posto un veto su ulteriori modifiche in materia di genere.

CHI HA LAVORATO ALLA STESURA DELLO STABILICUM (SENZA BALLOTTAGGIO)

A curare la stesura dello Stabilicum hanno lavorato Giovanni Donzelli e Angelo Rossi per Fratelli d’Italia, Roberto Rosso, Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni per Forza Italia, il ministro Roberto Calderoli e Andrea Paganella per la Lega e per Nm Alessandro Colucci.

CHI VUOLE IL BALLOTTAGGIO

Intorno all’introduzione del ballottaggio, invece, si è riunita un folto gruppo di esperti bipartisan. Manuela Perrone, sul Sole 24 Ore, riporta la posizione di Peppino Calderisi, secondo il quale il ballottaggio sarebbe fondamentale per evitare rischi di instabilità (in caso di pareggio) e per prevenire un’eccessiva polarizzazione delle coalizioni verso le posizioni estreme. Il ballottaggio a cui pensa il gruppo di esperti che si raccoglie intorno alle figure dei professori Stefano Ceccanti e Francesco Clementi, scatterebbe nel caso in cui nessuno dei due schieramenti avesse raggiunto il 48% dei voti a patto, però, di aver raccolto almeno il 38% dei consensi. Viceversa, il premio di maggioranza andrebbe alla prima, a condizione che abbia ottenuto almeno il 42% dei consensi, com’è nel testo attuale. Se nessuna delle condizioni si verifica, i seggi vengono ripartiti in modo proporzionale.

PERCHÉ GLI SHERPA HANNO TAGLIATO IL BALLOTTAGGIO

L’ipotesi di introdurre il ballottaggio, nel caso in cui nessuno raggiungesse il 42%, non ha passato il vaglio degli sherpa dei quattro partiti di centrodestra che hanno lavorato alla stesura della norma. La norma, oggi, stabilisce che se nessuno tocca la soglia, o se i due rami del Parlamento danno esiti diversi, si applica il proporzionale puro. Con il 42 per cento dei consensi, invece, si può controllare il 55 per cento dei seggi. Ma perché gli sherpa hanno tagliato il ballottaggio? “Da parte del centrodestra la ragione che sento è che il doppio turno privilegia l’altra parte – dice Gaetano Quagliarello, tra i sostenitori dell’introduzione del ballottaggio – perché gli elettori di centrosinistra, che sono più abituati ad andare a votare, ma questo è ormai un pregiudizio, quasi una superstizione: al limite gli elettori non vanno al primo turno, non al secondo in cui si deve determinare il governo del Paese”.

I QUATTRO PUNTI DELL’APPELLO DI MARCELLO PERA

La preoccupazione per il potere ricattatorio delle estreme (leggasi “Generale Vannacci”) è presente anche nell’appello che l’ex Presidente del Senato si appresta a presentare a Palazzo Madama sotto forma di emendamento alla legge elettorale.

Pera elenca quattro punti in difesa del ballottaggio:

  • Il ballottaggio “è nemico della palude” che rischia di prodursi quando “il risultato elettorale non offre una maggioranza chiara e solida e i gruppi parlamentari sono poi costretti a trovarne una”.
  • Il ballottaggio “è trasparente” poiché consegna la parola agli elettori.
  • Il ballottaggio “è coinvolgente”, poiché rende decisivo ogni singolo voto, aspetto da non trascurare visto il progressivo calo della partecipazione politica.
  • Il ballottaggio “riduce i ricatti politici” poiché taglia il peso delle piccole forze spesso estreme.
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