Dalla gestione delle emergenze alle verifiche sull’idoneità al volo: procedure, costi e numeri dei rimpatri sanitari e umanitari per i cittadini italiani all’estero.
Oltre 50 missioni dall’inizio dell’anno, con picchi che in passato hanno superato i 100 interventi: il trasporto aereo d’urgenza predisposto dalle istituzioni italiane non è una misura eccezionale, ma un meccanismo stabilmente codificato a tutela dei connazionali all’estero. Il tema è tornato al centro del dibattito pubblico dopo il ricovero all’Avana dell’ex deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista, colpito da un malore a Santa Clara mentre si trovava a Cuba per lavoro per conto del Fatto Quotidiano.
Per l’ex parlamentare, la Presidenza del Consiglio ha prospettato la possibilità di un rientro protetto tramite velivolo istituzionale. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Di Battista avrebbe già rifiutato questa opzione, che intende rientrare con un volo commerciale o un’aeroambulanza privata con spese coperte da polizza assicurativa, partito e testata giornalistica. Ma come funziona la procedura di rimpatrio per motivi sanitari?
COME FUNZIONA LA PROCEDURA E CHI DECIDE
Il protocollo per l’uso dei velivoli pubblici è fissato dalla direttiva del Presidente del Consiglio del 23 settembre 2011, firmata dall’allora capo del governo Silvio Berlusconi. Il testo stabilisce che il volo di Stato sanitario è riservato ai cittadini italiani affetti da gravi malattie o traumi in presenza di imminente pericolo di vita, oppure quando sia impossibile il trasferimento con altri mezzi e non sia garantita un’assistenza adeguata in loco. La medesima disposizione si applica prioritariamente anche al trasporto urgente di organi destinati a trapianto.
L’attivazione del mezzo aereo non è mai automatica ed è subordinata a una valutazione rigorosa. La richiesta viene promossa dall’ambasciata o dal consolato territorialmente competente, allegando il fascicolo medico del paziente, l’indicazione della struttura ospedaliera italiana pronta all’accoglienza e il certificato sanitario di “fit to fly”, che attesta l’effettiva trasportabilità aerea del malato. La documentazione viene successivamente trasmessa alla Presidenza del Consiglio ed esaminata dall’Ufficio dei voli di Stato, di governo e umanitari. L’iter viene istruito dal segretario generale di Palazzo Chigi e si conclude con la firma del sottosegretario con delega ai voli di Stato.
Una volta concesse le autorizzazioni, l’Aeronautica Militare provvede all’organizzazione della missione, individuando l’aeromobile, l’equipaggio e i dispositivi medici da installare a bordo. I costi dell’operazione sono sostenuti dall’Aeronautica Militare e coperti da un fondo dedicato del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
DI GOVERNO O UMANITARIO: LE ALTRE TIPOLOGIE DI VOLO DI STATO
Oltre ai trasporti d’urgenza per motivi di salute, l’ordinamento prevede i voli di Stato per ragioni umanitarie, destinati agli italiani coinvolti in situazioni di grave pericolo connesse a epidemie o calamità naturali, in assenza di mezzi di trasporto alternativi idonei. La direttiva precisa che tali interventi sono di norma circoscritti al territorio europeo o al bacino del Mediterraneo, in considerazione delle caratteristiche tecniche degli aerei e della sostenibilità finanziaria del servizio. Nel 2026 i voli umanitari condotti sono stati 5, rispetto a una media annua di poco superiore alle 8 missioni registrata tra il 2018 e il 2025.
Qualora non sussistano le condizioni per l’impiego del volo di Stato, la rete diplomatico-consolare assiste i cittadini per il rientro con voli commerciali o aeroambulanze private. In queste circostanze le spese a carico dell’Erario sono limitate ai soli casi di comprovata indigenza accertata dalle rappresentanze diplomatiche, mentre negli altri casi si ricorre alla sottoscrizione di prestiti con promessa di restituzione. Per questa ragione, molte ambasciate italiane raccomandano sistematicamente ai viaggiatori di stipulare una polizza sanitaria preventiva comprensiva delle coperture per il rimpatrio medico.

