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Aia Arbitri

Come funziona l’AIA e perché Gravina (FIGC) spinge per una riforma radicale

L’AIA in crisi: lo spettro della decadenza di Zappi e il malcontento delle società di Serie A spingono il presidente della FIGC Gabriele Gravina a una riforma radicale. Ecco cosa potrebbe cambiare dopo la riforma dell’AIA

L’Associazione Italiana Arbitri affronta la crisi più profonda della sua storia recente. La Corte Federale d’Appello della FIGC ha confermato di recente la sospensione di 13 mesi per il presidente Antonio Zappi, e intanto la Federcalcio, spinta dalle lamentele delle società di Serie A e dal caso Zappi verso uno scontro frontale con l’AIA, accelera su una riforma radicale che punta a sottrarle il potere di nomina dei designatori, trasformando la gestione dei fischietti di vertice in una società partecipata.

COME FUNZIONA L’AIA

Per capire i contorni della vicenda, occorre innanzitutto spiegare come funziona l’Associazione Italiana Arbitri. L’AIA opera come un organismo inserito nella cornice della FIGC, godendo di un’autonomia gestionale e tecnica finalizzata alla formazione e alla designazione dei direttori di gara.

Al vertice dell’associazione siede il Presidente, coadiuvato dal Comitato Nazionale, l’organo che delinea la strategia associativa e nomina i responsabili delle commissioni tecniche, come la CAN (Commissione Arbitri Nazionale) per la Serie A e B. Sono proprio queste commissioni a decidere quali arbitri scendano in campo e chi debba operare nelle sale VAR del centro tecnologico di Lissone.

Sebbene l’AIA goda di indipendenza operativa, essa deve rispondere alla giustizia sportiva federale e attenersi ai protocolli internazionali dell’IFAB, un equilibrio istituzionale che garantisce l’uniformità del gioco ma che, come dimostrano i casi che andremo a vedere, espone l’associazione al controllo diretto della Federcalcio in caso di irregolarità amministrative o disciplinari.

CHI È ZAPPI, IL PRESIDENTE DELL’AIA SOSPESO

Guida dell’AIA sarebbe in teoria Antonio Zappi, che però è stato sospeso per tredici mesi dal Tribunale Federale Nazionale della FIGC. Dopo lunghi anni trascorsi sui campi – dal 1985 al 1998 – Zappi ha intrapreso la carriera dirigenziale arbitrale. Nel 2009 gli viene affidata la guida del Servizio Ispettivo Nazionale dell’AIA, l’organo incaricato di vigilare sulla regolarità amministrativa e associativa. Nel 2021 torna all’AIA come componente del Comitato Nazionale, strappando la riconferma anche sotto la presidenza di Carlo Pacifici nel 2023. L’anno successivo si candida per la presidenza e batte lo sfidante Alfredo Trentalange con il 72% dei voti. Mandato poi interrotto bruscamente proprio  dalla giustizia sportiva della FIGC, con la Corte Federale d’Appello che pochi giorni fa ha confermato la sua sospensione per 13 mesi.

L’accusa, contro cui Zappi intende ricorrere, è di aver esercitato pressioni indebite su altri dirigenti arbitrali per influenzare le nomine dei responsabili tecnici nelle categorie di Serie C e Serie D. Secondo la Corte Federale d’Appello, che ha confermato la sentenza, tale condotta configura una violazione dei doveri di lealtà, correttezza e autonomia tecnica. La durata della squalifica risulta determinante poiché, superando la soglia dei dodici mesi, potrebbe scattare la decadenza dalla carica presidenziale secondo lo statuto vigente. L’AIA avrebbe risposto con una nota interna esprimendo piena solidarietà al proprio leader e definendo la vicenda ingiusta. Ma la Federcalcio non arretra, e anzi negli ultimi giorni Gabriele Gravina avrebbe inviato una lettere di diffida anche al numero 2 di Zappi, Francesco Massini.

IL MALCONTENTO DELLA SERIE A

Parallelamente allo scontro politico, il malcontento tecnico ha trovato un nuovo epicentro nelle recenti prestazioni arbitrali in Serie A. Da ultimo è la dirigenza del Milan a protestare, ma sono numerose le società del massimo campionato ad aver contestato con veemenza le decisioni della classe arbitrale.

All’AIA s’imputa un’incoerenza strutturale nell’applicazione del protocollo VAR che esaspera club e addetti ai lavori, i quali lamentano praticamente ogni settimana una mancanza di uniformità nelle decisioni tra campo e sala video.

IN COSA CONSISTEREBBE LA RIFORMA GRAVINA

Complice il caso Zappi e considerata l’insofferenza generale verso l’attuale gestione del VAR, la Lega Serie A ha convocato un incontro chiarificatore per il prossimo 23 marzo, quando arbitri, allenatori e capitani si riuniranno per discutere i correttivi necessari. Il dibattito ha ormai superato la critica al singolo errore, spostandosi verso una riforma organica dell’AIA e della sua autonomia. Tra le proposte emerse vi è l’adozione di un modello simile alla PGMOL inglese, una struttura arbitrale più indipendente e professionale, oltre alla possibile separazione definitiva tra le carriere degli arbitri di campo e degli specialisti VAR.

Ma la questione centrale rimane la governance: la FIGC sostiene che l’AIA non possa considerarsi un ente totalmente slegato dalla federazione. L’idea che starebbe vagliando Gravina è quella di creare una società partecipata al 100% dalla FIGC, governata da un Consiglio di Amministrazione composto da tre membri. In questo modo, la Federcalcio sottrarrebbe all’AIA il potere di nomina dei responsabili dei direttore di gara dei vertice.

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