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Come va la crisi di governo?

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I Graffi di Damato sulla crisi di governo in arrivo ormai nella calza della Befana

La crisi anche del secondo governo di Giuseppe Conte, come quella del primo nel 2019, corre ormai con tale velocità o evidenza, destinata probabilmente ad arrivare al traguardo con o nella calza della Befana, che anche i più refrattari all’evento ne parlano e scrivono come di cosa praticamente scontata. È il caso del Fatto Quotidiano, che ne riferisce in rosso in apertura della prima pagina, sia pure la più ridotta possibile. O del Corriere della Sera.

A far cadere le ultime illusioni di Conte su quella che pure Il Fatto definisce “la caccia ai senatori “responsabili” in fuga da FI”, intesa come Forza Italia di Silvio Berlusconi, “e da Iv”, intesa come Italia Viva di Matteo Renzi, è stato il chiarissimo avvertimento arrivato dal Pd per bocca del capogruppo al Senato Andrea Marcucci. Che ha detto: “Una follia andare avanti raccattando qualche senatore”, producendo cioè una maggioranza posticcia e indefinita, non certo all’altezza di compiti come la campagna di vaccinazione antivirale e l’impiego degli ingenti fondi europei per la ripresa o “ripartenza”, ha detto nel suo messaggio di Capodanno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Che al manifesto, ma non solo a questo giornale, con tanto di “gelo” sparato nel titolo di prima pagina, risulta anch’egli perplesso, se non decisamente contrario ad una soluzione così stentata e debole della crisi incombente,

A fermare Renzi, dalle cui contestazioni della politica del governo sono partite prima la cosiddetta verifica e poi l’epilogo negativo che sta maturando, non sarà certo l’ironia o il sarcasmo di Sergio Staino, che peraltro non gli perdona di avere consentito da segretario del Pd la chiusura della “sua” Unità, la storica testata del Pci fondata da Antonio Gramsci. Nella vignetta pubblicata sulla prima pagina della Stampa egli cerca, in particolare, di mettere in difficoltà Renzi accusandolo di fare con la crisi un regalo al pur odiato Matteo Salvini, il leader della Lega contro la cui richiesta dei “pieni poteri” e delle elezioni anticipate lo stesso Renzi, ancora componente del Pd, promosse nell’estate del 2019 la formazione dell’attuale governo.

A Renzi, contestandogli il diritto delegato a Maria Elena Boschi di parlare sprezzantemente dei transfughi del centrodestra che potrebbero servire da stampelle al presidente del Consiglio uscente, Marco Travaglio ha rinfacciato sul Fatto Quotidiano di non avere soltanto promosso la maggioranza giallorossa seguita a quella gialloverde, ma anche di aver fatto ingoiare al partito di cui allora faceva ancora parte, il Pd, la conferma di Conte a Palazzo Chigi, contro la “discontinuità” chiesta dal segretario Nicola Zingaretti. E poi — ha sostanzialmente rimproverato il sostenitore del governo uscente alla “masnada renziana”— transfughi in fondo sono anche i parlamentari di Italia Viva per essere usciti dal partito in cui erano stati eletti nel 2018.

Si tratta tuttavia di polemiche ormai solo retoriche, diciamo così, o di furbizia politica, inutili di fronte al passo veloce di una crisi che, a meno di clamorose sorprese o di miracoli, toccherà gestire fra poco al preoccupatissimo capo dello Stato. Sul quale Conte — temo per lui — ha forse fatto troppo affidamento scommettendo sulla sua disponibilità a sciogliere le Camere e mandare gli italiani alle urne in pandemia ancora in corso pur di mantenerlo o salvarlo a Palazzo Chigi.

 

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