Referendum sulla separazione delle carriere in magistratura: ecco le diverse posizioni dei cattolici
Secondo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il 22 e 23 marzo “iI cattolici voteranno sì perché puntano alla realizzazione della giustizia, coerente con i principi della dottrina sociale della Chiesa. E questa riforma va certamente in questa direzione”. Tentativo di arruolamento fermamente contestato da Giovanni Bachelet, Presidente del comitato civico per il No, che si dice convintamente cristiano, ma invita il fronte del sì a non coinvolgere la Chiesa nella campagna per il referendum.
Insomma, le divergenze e le polemiche sul voto al referendum si riverberano anche sulla galassia cattolica. Tanto più che la Chiesa, naturalmente, non ha dato indicazioni di voto esplicite. Eppure, qualcosa si è mosso: ecco una mappa delle possibili posizioni in campo.
LA LINEA DELLA CEI
La linea ufficiale l’ha tracciata, pochi giorni fa, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Matteo Zuppi. Il quale, pur difendo l’architettura costituzionale, non è entrato nel merito del quesito, sollecitando i cittadini a non disertare le urne. Ufficialmente la Chiesa si tiene dunque in una posizione di equidistanza e invita alla partecipazione civile.
Ma le parole di Zuppi, e soprattutto quelle del suo vice, mons. Francesco Savino – che parteciperà il 14 marzo al congresso di Magistratura Democratica per il “no” – vengono lette dal fronte del sì come un’indicazione implicita (e contraria). Di qui probabilmente, l’uscita di Mantovano al Pio Sodalizio dei Piceni a Roma, che punta a riorientare il voto dei cattolici.
IL FRONTE DEL NO E LA DIFESA DELLA COSTITUZIONE
Una posizione netta contraria alla riforma giunge dal mondo dei Gesuiti, attraverso la rivista “Aggiornamenti sociali”. Nella sua riflessione sul merito del referendum, il direttore Giuseppe Riggio conclude abbastanza eloquentemente che “la separazione dei poteri prevista nella Costituzione è un valore troppo fondamentale per rischiare di metterlo in pericolo”. Insomma, per Riggio la Carta è un valore fondamentale che non può essere messo a rischio da prospettive normative incerte.
Sulla medesima linea, pur mantenendo una sfumatura di pluralismo interno, si attesta l’Azione Cattolica attraverso una lettera pubblicata sul sito dell’associazione. La presidenza esprime rammarico per la trasformazione di una materia legata al patto fondativo in un terreno di scontro, promuovendo momenti di riflessione insieme alla Fuci, la Federazione universitaria cattolica italiana e al Meic, il Movimento ecclesiale di impegno culturale.
LE RAGIONI DEL SÌ E I PRINCIPI NON NEGOZIABILI
Diametralmente opposta è la scelta del network “Ditelo sui tetti”, che raggruppa oltre cento sigle tra cui il Movimento per la Vita e il Family Day.
Il network ritiene che la magistratura abbia travalicato i propri compiti attraverso quella “giustizia creativa” a cui fa riferimento il promotore Maurizio Sacconi nel recente saggio “(In)giustizia “creativa” e trasformazione antropologica”, scritto a quattro mani con Domenico Menorello.
L’obiettivo dichiarato è ripristinare la potestà legislativa del Parlamento su questioni sensibili quali il fine vita, la fecondazione assistita e le unioni civili, sottraendole a interpretazioni giudiziarie interpretate come un’invasione di campo della magistratura rispetto ai “principi non negoziabili” su cui si espresse Benedetto XVI.


