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Comuni come le società energetiche, ecco i sindaci che protestano

Primi Cittadini Protesta Contro Tasse

Una fine dell’anno all’insegna della rabbia per tanti Primi cittadini. Fatti, analisi e commenti nell’articolo di Energia Oltre 

Nelle ultime settimane i sindaci italiani – anche quelli dei Comuni più “energeticamente virtuosi” – tra le spese cittadine si sono ritrovati anche la tassa sugli extraprofitti, scoprendo che non riguarda solamente le grandi società energetiche, ma anche le amministrazioni locali. Ecco allora che, in brevissimo tempo, questi Comuni hanno subito un vero shock, passando da una situazione economica invidiabile a dover rivedere completamente i conti del loro bilancio.

GENESI DI UNA TASSA 

La tassa sugli extraprofitti, introdotta dal governo Draghi per aumentare il gettito fiscale, prevede il prelievo di una parte dei nuovi (ed ingenti) guadagni delle società che producono o vendono gas o elettricità. L’aumento dei costi energetici negli ultimi mesi ha permesso infatti a queste società di guadagnare molto più del previsto, ed il governo decise quindi di introdurre una tassa per recuperare soldi e finanziare delle misure di sostegno economico per le fasce di popolazione in difficoltà.

Il contributo straordinario viene calcolato sull’aumento dei guadagni tra il 1° ottobre 2021 e il 30 aprile 2022. La differenza che si ottiene confrontando i dati con quelli dello stesso periodo dell’anno precedente rappresenta la quota di extraprofitti. Se l’aumento è superiore al 10% del totale (o comunque maggiore di 5 milioni di euro) le aziende devono allo Stato un importo pari al 25% della somma. La quota va pagata in due parti, con un acconto – pari al 40% – da saldare entro fine giugno ed il restante 60% a fine novembre.

Il ministero dell’Economia ha calcolato che la misura avrebbe riguardato circa 11.000 aziende, per un gettito totale di 10,5 miliardi di euro. Stime che però non hanno rispettato le attese: secondo gli ultimi aggiornamenti, infatti, sono stati riscossi soltanto 2,6 miliardi di euro.

Il contributo aveva suscitato subito critiche da parte delle aziende, soprattutto per il metodo di calcolo scelto. Per valutare gli extraprofitti era stato scelto il cosiddetto “differenziale IVA”, ossia la variazione della cifra imponibile su cui si paga l’IVA da un anno all’altro. Secondo molti esperti di diritto tributario questo non è un indicatore adeguato. Esistono infatti molte variabili che possono influenzare il dato, al di là degli extraprofitti: può essere modificato dall’ampliamento del portafoglio clienti, dall’acquisto di un ramo d’azienda o dal semplice aumento della quota di mercato.

Da sottolineare anche il fatto che il periodo di riferimento considerato per calcolare l’aumento – l’inverno 2020-21 – include gli ultimi mesi di lockdown dovuto alla pandemia Covid, in cui i consumi ed i prezzi erano più bassi del normale. Le aziende stimano che nella stagione 2021-22 ci sarebbe stato un aumento indipendentemente dalla crescita dei prezzi dell’energia.

RIVOLTA DEI PRIMI CITTADINI, ECCO CHI NON CI STA

Le critiche più forti sono quelle dei sindaci dei Comuni che negli ultimi anni hanno installato pannelli fotovoltaici, che per questo motivo sono stati equiparati alle società energetiche. Diversamente da quanto avviene per le aziende, i Comuni reinvestono i proventi dell’attività sulle energie rinnovabili per limitare le spese, per abbassare i consumi e per finanziare i servizi pubblici. Questo poiché, in quanto pubbliche amministrazioni, non possono fare utili.  Secondo le stime ANCI, circa 1.200 amministrazioni hanno già ricevuto delle richieste di pagamento da parte del GSE.

Il paradosso del meccanismo della tassa sugli extraprofitti è che, più un piccolo comune è stato lungimirante – installando impianti fotovoltaici per una potenza superiore al suo fabbisogno – più viene penalizzato. Ne è un esempio il Veneto, una delle regioni in cui negli ultimi anni sono stati installati più impianti fotovoltaici: se al comune di Padova sono stati chiesti 600.000 euro, ai comuni di Affi e Castelnuovo (in provincia di Verona) la richiesta è stata rispettivamente di 193.000 e 300.000 euro.

Il presidente dell’ANCI Veneto e sindaco di Treviso, Mario Conte, ha scritto al governo per chiedere di escludere gli enti locali dalla riscossione degli extraprofitti legati all’energia, poiché “la lungimiranza andrebbe premiata, non tassata”.

Anche l’ANCI nazionale ha contestato l’applicazione di questa norma nei confronti degli enti locali, perché i Comuni “in alcun modo sono assimilabili alla nozione di “extraprofitto”. Non si tratta di ricavi o profitti di natura privata, ma di proventi destinati alla collettività e all’erogazione dei servizi ai cittadini”.

L’ANCI ha chiesto al governo di sospendere la misura, ma finora non ha ricevuto risposta. Alcuni parlamentari di maggioranza e opposizione hanno presentato degli emendamenti per escludere i Comuni dalla tassa sugli extraprofitti, emendamenti che potrebbero essere ripresi nella discussione del decreto Milleproroghe.

LA MANOVRA SOLIDALE 

Nel frattempo, nella Manovra che domani approderà al Senato per il voto finale si legge che “si autorizza per l’anno 2023 un contributo straordinario agli enti locali per fronteggiare le maggiori spese derivanti dagli aumenti dei prezzi di gas ed energia, e garantire la continuità dei servizi erogati dagli enti locali. A tal fine viene istituito, nello stato di previsione del Ministero dell’interno, un fondo con una dotazione di 400 milioni di euro per l’anno 2023, da destinare, per 350 milioni di euro in favore dei comuni e per 50 milioni di euro in favore delle città metropolitane e delle province, da ripartire in relazione alla spesa sostenuta dagli enti per utenze di energia elettrica e gas (articolo 8)”.

 

(Articolo pubblicato su Energia Oltre)

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