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Con Meloni le foto degli abbracci tra Draghi e Macron sono già sbiadite. Che succede tra Italia e Francia

Meloni Macron

I Graffi di Damato

Proprio nei giorni in cui potrebbe festeggiare, insieme con gli ucraini così tanto aiutati, la ritirata dei russi da Kherson, l’Europa è investita dalla crisi scoppiata nei rapporti tra Francia e Italia sul problema dei migranti. Una crisi seguita in Italia con particolare delusione dall’ex presidente del Consiglio Mario Draghi, cui Il Messaggero attribuisce questo commento: così distruggono l’asse con l’amico Macron.

In effetti Draghi e Macron hanno costituito nei mesi scorsi una coppia politica affiatatissima, non a caso firmatari di un patto fra Italia e Francia al Quirinale. Che si era sviluppato a tal punto da incrinare davvero il tradizionale, lungo asse preferenziale fra Parigi e Berlino nell’Unione Europea.

All’improvviso, uscito Draghi da Palazzo Chigi e subentratagli Giorgia Meloni pur con ostentata cordialità, è bastata una nave di soccorso battente bandiera norvegese con 234 migranti, la Ocean Viking, a rimettere in crisi i rapporti italo-francesi con scambio di accuse pesanti. Da Parigi hanno definito “disumano” il rifiuto di Roma di fare approdare in un porto italiano, allungandone il percorso, la nave che ieri ha potuto attraccare a Tolone. Hanno inoltre disposto per ritorsione, sempre a Parigi, un rafforzamento dei controlli ai confini terrestri già vigilatissimi fra Italia e Francia, hanno revocato l’accoglienza promessa di 3500 migranti raccolti nei mesi scorsi dall’Italia ed hanno invitato i governi degli altri paesi dell’Unione a imitarli. Da Roma ha risposto personalmente la presidente del Consiglio definendo “sproporzionata” e “aggressiva” la reazione francese all’incidente, equivoco e quant’altro verificatosi fra lei e Macron nella gestione dell’affare Ocean Viking.

L’incidente è consistito, in particolare, nel rappresentare come un successo italiano la disponibilità strappata dalla Meloni in persona a Macron a fare approdare in Francia la nave volontaria di soccorso di naufraghi nel Mediterraneo, mettendolo in difficoltà nei rapporti con le opposizioni interne e con gli altri paesi dell’Unione.

“Meloni vittima dell’ansia dimostrativa”, ha titolato La Stampa in una felice sintesi del commento del professore Giovanni Orsina. Un’ansia dimostrativa provocata anche dalla concorrenza che si fanno la stessa Meloni e il leader della Lega Matteo Salvini, vice presidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture, nel contrasto all’immigrazione clandestina, o nella difesa dei confini che purtroppo per l’Italia sono più d’acqua che di terra, e perciò esposti ad una gestione, diciamo così, più complicata e rischiosa. Su cui peraltro speculano con rivoltante cinismo i cosiddetti scafisti, cioè i trafficanti di carne umana. Che, ben remunerati, fanno partire le loro vittime dalle coste africane su mezzi del tutto inadeguati, contando appunto sui soccorsi delle navi del volontariato.

Non a torto, sotto questo aspetto, Giorgia Meloni ha accusato Macron, col suo tipo di reazione, di tendere all’”isolamento” più dell’Italia che degli scafisti. E se questa è stata la replica della presidente del Consiglio, ancora più dura è stata quella dei giornali che ne condividono la linea. “Ipocrisia all’Eliseo” ha titolato il Giornale di famiglia di Silvio Berlusconi. “Sono pazzi questi francesi”, ha gridato Libero.

Più sofisticato, diciamo così, è stato un pur analogo titolo della Verità di Maurizio Belpietro con quel Macron che “fa il pazzo”, più di esserlo davvero. Se, come e quando sarà possibile comporre anche questa crisi con i cugini d’oltr’Alpe non si sa. A Mattarella e a Draghi, ragionevolmente immaginati in un’azione di ricucitura dietro le quinte, si è aggiunto il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Che ha preannunciato al Messaggero un incontro con l’omologo francese. “Le liti, vere o costruite, avvengono più spesso proprio tra affini”, ha detto. Ed ha aggiunto, traducendo da un motto latino: “ l’ira degli amanti è l’integrazione dell’amore”.

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