Italia

Conflitto di interessi, ecco le proposte di legge al vaglio della Camera

conflitto di interessi

Associata alle pdl Macina e Fiano anche la proposta Boccia sul conflitto di interessi digitale, ora al vaglio della commissione Affari Costituzionali della Camera. Vediamo cosa dicono

Tre proposte di legge per affrontare il conflitto di interessi. Due del Partito Democratico, uno del Movimento Cinque Stelle, i provvedimenti sono ora al vaglio della commissione Affari costituzionali della Camera che pochi giorni fa ha deciso di abbinare alle prime due – quella di Emanuele Fiano (Pd) e quella di Anna Macina (M5S) – la pdl di Francesco Boccia che tratta sempre il tema del conflitto di interessi ma a livello digitale e che è stata presentata a metà maggio dal parlamentare pugliese. Ma vediamo da vicino cosa prevedono le tre proposte di legge.

PDL FIANO

Quello a prima firma Fiano è il primo provvedimento depositato dei tre, esattamente un anno fa, ed è stato assegnato alla Affari Costituzionali a ottobre scorso. Tratta in generale il conflitto di interessi e prevede che i titolari di cariche politiche nel governo nazionale o regionale, i membri del Parlamento e i consiglieri regionali non abbiano “interessi economici privati che possano condizionare l’esercizio delle funzioni pubbliche attribuite o alterare le regole di mercato relative alla libera concorrenza”. Per questo sussiste l’obbligo di fornire all’Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato l’ultima dichiarazione dei redditi e l’elenco di eventuali cariche ricoperte e attività svolte anche se cessate nei dodici mesi precedenti. L’incompatibilità è prevista nel caso di impiego pubblico o privato, di attività imprenditoriali intraprese anche per interposta persona o attraverso società fiduciarie, di cariche o funzioni in società pubbliche o private o in enti di diritto pubblico o in fondazioni. Il tutto anche nei casi in cui avvenga all’estero. Nella pdl Fiano si menziona poi il conflitto di interessi patrimoniale che sussiste in caso di partecipazioni rilvanti in imprese che operano nella difesa e nel credito oppure in imprese di rilevanza nazionale nei settori dell’energia, delle comunicazioni, dell’editoria e della raccolta pubblicitaria, anche per interposta persona o tramite società fiduciaria. Vengono equiparati ai titolari di cariche di governo nazionali anche i componenti delle Autorità indipendenti. Il capo IV del provvedimento è poi dedicato all’Agcm e disciplina la composizione e la nomina dei membri dell’Authority.

PDL MACINA

La proposta di legge presentata da Macina, prima firmataria, a dicembre 2018 riguarda invece il conflitto di interessi dei titolari di cariche di governo statali e locali e dei componenti delle autorità indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione. Assegnata alla commissione il 17 maggio scorso, il provvedimento stabilisce che c’è conflitto di interessi quando il titolare di una delle cariche è pure titolare “di un interesse privato idoneo a interferire con l’imparzialità necessaria all’adempimento degli specifici compiti cui è preposto”. L’incompatibilità è con “qualsiasi ufficio o carica pubblica anche di natura elettiva ad eccezione delle cariche di deputato o senatore”, con “qualsiasi carica in enti di diritto pubblico, imprese e società pubbliche o private, consorzi, enti senza fini di lucro sottoposti a controllo del governo statale o regionale o locale anche se si tratta di attività svolte tramite interposta persona o società fiduciarie“. Si verifica incompatibilità anche nel caso di proprietà – pure se del coniuge odi parenti entro il secondo grado – di partecipazioni superiori al 2% del capitale sociale di un’impresa che svolge attività in regime di autorizzazione o concessione rilasciata dallo Stato, dalle regioni o dagli enti locali o di un’impresa che operi in regime di monopolio. All’Agcm, cui si ha obbligo di dichiarare cariche, impieghi, beni e titolarità entro dieci giorni dall’assunzione della carica, il compito di vigilare sull’attuazione della legge. Previste sanzioni – da 50mila a 500mila euro – per le imprese che abbiano tratto un vantaggio, anche non patrimoniale, dal titolare della carica di governo e decadenza della concessione nel caso in cui la società operi in tale regime.

PDL BOCCIA

In occasione della presentazione del provvedimento, in conferenza stampa a Montecitorio, Boccia aveva precisato che non si tratta di una proposta di legge “contro la Casaleggio associati, ma per la democrazia” però “è evidente il conflitto di interessi in cui si trova la Casaleggio associati che controlla la piattaforma Rousseau, mezzo Parlamento e mezzo Governo”.
La pdl Boccia, composta di 9 articoli, fornisce una sorta di “breviario” su alcuni termini che “il legislatore non ha normato” come piattaforma web, profilazione degli utenti, analisi del sentiment e si applica ai presidenti del Consiglio, ai vicepremier, ai ministri, ai viceministri, ai sottosegretari e ai commissari straordinari di governo, oltre che ai governatori, ai presidenti di Regioni e Province autonome, agli assessori, ai parlamentari, ai consiglieri regionali. Stabilisce che non esiste conflitto di interessi nel caso di piattaforme web riconducibili a partiti o a movimenti politici basati su sistemi di open source. Si prosegue con il divieto di “esercitare attività di profilazione degli utenti o alterazione inconsapevole del comportamento delle persone in modo prevedibile – nudging al fine di favorire l’assunzione di cariche o incarichi politici, come definiti dall’articolo 3”. Il testo indica anche gli obblighi di comunicazioni che i politici devono fare al Garante della concorrenza e del mercato: l’Authority accerta se c’è un conflitto, vigila sul rispetto dei divieti e, in caso di inosservanza, promuove la rimozione o la decadenza dell’incarico politico. Infine il provvedimento norma l’ineleggibilità a consigliere regionale per chi è editore nella comunicazione elettronica o gestisce piattaforme online e anche per chi lo ha fatto negli ultimi tre anni e stabilisce le sanzioni accessorie alla decadenza.

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