Italia

Coronavirus, ecco le richieste di garanzia delle imprese in cerca di liquidità

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Dal 17 marzo al 6 maggio superano quota 100mila le domande arrivate al Mise per il Fondo gestito da Mediocredito Centrale. Confindustria intanto lamenta il blocco attuato dal sistema bancario mentre l’Abi punta il dito contro la “legislazione complicata”

Oltre 100mila domande per circa 6 milioni di euro: tante sono le richieste arrivate al Fondo di Garanzia dal 17 marzo scorso soprattutto in base ai decreti Cura Italia e Liquidità che prevedono misure di sostegno alle imprese. Le cifre arrivano dal ministero dello Sviluppo Economico e dal gestore del Fondo di Garanzia, Mediocredito Centrale, società partecipata al 100% da Invitalia a sua volta controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze.

LE DOMANDE ARRIVATE AL FONDO DI GARANZIA

Nel dettaglio delle 103.282 domande 101.253 sono arrivate ai sensi dei provvedimenti Cura Italia e Liquidità. Di queste 80.873 sono relative a finanziamenti fino a 25 mila euro, con copertura al 100% per un importo finanziato di euro 1.711.069.274, per i quali l’intervento del Fondo è concesso automaticamente e possono essere erogati senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del Gestore. Ci sono poi 42 operazioni di riassicurazione con copertura al 100% per finanziamenti di durata fino a 72 mesi, 827 operazioni di garanzia diretta con copertura al 90% per finanziamenti di durata fino a 72 mesi; 10.097 operazioni di garanzia diretta, con percentuale di copertura all’80%. E ancora: 5.390 operazioni di riassicurazione, con percentuale di copertura al 90%; 1.242 di rinegoziazione e/o consolidamento del debito con credito aggiuntivo di almeno il 10% del debito residuo e con incremento della percentuale di copertura all’80% o al 90%; 66 riferite a imprese small mid cap con percentuale di copertura all’80% e al 90%; 2.716 con beneficio della sola gratuità della garanzia, che a normativa previgente erano a titolo oneroso. Solo 2.029 sono le richieste giunte ai sensi della previgente normativa.

Il Mise comunica pure che, per quanto riguarda le operazioni di rinegoziazione o di consolidamento che sono ammissibili ai sensi del dl Cura Italia e del dl Liquidità, l’incremento del credito aggiuntivo è del 68,5% e passa da 138,1 milioni di euro a 232,8 milioni di euro.

COSA PREVEDE IL DL LIQUIDITÀ

Il decreto Liquidità, per assicurare la necessaria liquidità alle imprese con sede in Italia e colpite dall’epidemia Covid-19, concede fino al 31 dicembre 2020 garanzie su prestiti per un massimo di 200 miliardi di euro, di cui almeno 30 miliardi destinati alle pmi. I finanziamenti non devono superare più di 6 anni e coprono il 90 per cento dell’importo per le imprese con meno di 5000 dipendenti in Italia e valore del fatturato fino a 1,5 miliardi di euro; l’80 per cento dell’importo per imprese con valore del fatturato tra 1,5 miliardi e 5 miliardi di euro o con più di 5000 dipendenti in Italia; il 70 per cento dell’importo per le imprese con valore del fatturato superiore a 5 miliardi di euro.

COSA PREVEDE IL DL CURA ITALIA PER LE IMPRESE

Al sostegno alle imprese colpite dall’emergenza il decreto Cura Italia dedica l’articolo 49 che stabilisce per i 9 mesi successivi all’entrata in vigore del provvedimento la garanzia a titolo gratuito da parte del Fondo di Garanzia per le Pmi. L’importo massimo garantito per singola impresa è pari a 5 milioni di euro con diversi interventi: di garanzia diretta (copertura pari all’80 per cento dell’ammontare di ciascuna operazione); di riassicurazione (copertura pari al 90 per cento dell’importo garantito dal Confidi o da altro fondo di garanzia). Sono pure ammissibili alla garanzia del Fondo finanziamenti a fronte di operazioni di rinegoziazione del debito e operazioni per cui le  banche o gli intermediari finanziari hanno accordato, anche di propria iniziativa, la sospensione del pagamento delle rate di ammortamento, o della sola quota capitale, per gli effetti della pandemia.

I NODI DEI FNANZIAMENTI

Nonostante gli sforzi messi in campo dal governo, però, le imprese e le associazioni di categoria lamentano la difficoltà di accesso al credito a causa di lungaggini burocratiche e dei tempi di istruttoria. Problemi che non fanno che aumentare la crisi di tante piccole e medie realtà che già scontano settimane di chiusura delle attività. La liquidità è “cruciale”, ripete Confindustria con il vicepresidente Carlo Robiglio che chiede un “flusso consistente di liquidità alle piccole imprese” e lamenta il fatto che “lo Stato si è fatto garante presso il sistema bancario ma gli istituti di credito non si danno da fare, bloccano comunque i pagamenti nonostante le garanzie pubbliche”. Viale dell’Astronomia ha pure fatto i conti: secondo il Centro Studi per evitare che il sistema si fermi occorrono 31 miliardi entro fine giugno.

Dal canto loro le banche si discolpano e guardano alle norme uscite da Palazzo Chigi. Il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini, in audizione in commissione d’inchiesta sul sistema bancario, ha chiarito: “È opportuno semplificare ulteriormente le modalità di accesso alla garanzia del Fondo, soprattutto in relazione alle operazioni di finanziamento di minore dimensione. In questa logica – ha spiegato -, si propone l’estensione della procedura facilitata senza valutazione del merito di credito per le domande di garanzie relative a finanziamenti fino a 100 mila euro (dagli attuali 25 mila euro)”. Il giorno prima era stato il presidente Antonio Patuelli, ospite di “Piazza Affari” su Raitre, ad affermare: “Non è che pesa la burocrazia ma la legislazione complicata. Questa legge di aprile è giuridicamente molto complessa”.

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