Italia

Coronavirus, quali sono le aziende italiane che cercano il vaccino

vaccino

L’IRBM sta lavorando con l’università di Oxford mentre la Takis ha annunciato ottimi risultati dal suo vaccino “made in Italy”. Lo Spallanzani ha però prontamente ribattuto: “Ancora tutto da dimostrare”.

Fervono in tutto il mondo i lavori per arrivare a un vaccino, l’unica soluzione per mettere fine all’incubo Covid-19. Alla ricerca si stanno dedicando anche alcune aziende italiane, tre delle quali attive nel Lazio dove il settore farmaceutico è in grande spolvero. Vediamo di conoscerle meglio.

IRBM

Fondata nel 2009, con sede a Pomezia, l’IRBM fa parte dell’IRBM Science Park. Opera nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedicale e della chimica organica. Una delle maggiori aree di ricerca è la scoperta di nuovi farmaci nelle aree terapeutiche della neurodegenerazione, dell’oncologia e delle malattie infettive e parassitarie. Sta lavorando insieme all’università di Oxford, uno dei maggiori centri di ricerca al mondo. L’amministratore delegato è Piero Di Lorenzo. Fa parte dell’IRBM Science Park insieme a Cnccs, consorzio pubblico-privato costituito nel 2010 dal Cnr; Promidis, i cui laboratori sono situati nell’università San Raffaele di Milano; Advent i cui ricercatori hanno messo a punto il vaccino anti-ebola. Il brevetto è stato acquistato nel 2013 dalla società britannica Gsk. L’IRBM Science Park è nato come spin-off dell’Istituto di Ricerca di Biologia Molecolare P. Angeletti spa, fondato nel 1990 come joint venture tra la multinazionale farmaceutica americana Merck Sharp &  Dohme e l’italiana Sigma Tau.

REITHERA SRL

Si tratta di un’azienda biotech con sede nel polo tecnologico di Castel Romano, vicino Roma. Sviluppa e dà vita a prodotti biofarmaceutici basati su tecnologie di trasferimento genetico per terapie avanzate. Fondata nel 2014 da un gruppo di ricercatori provenienti da Okairos – acquisito nel 2013 da GlaxoSmithKline -, che in precedenza hanno lavorato su vaccini per epatite C, malaria, HIV, virus respiratori ed Ebola di cui hanno ideato il brevetto. Oggi ReiThera è leader di un consorzio europeo costituito con la tedesca Leukocare di Monaco e Univercells di Bruxelles. Il responsabile dello sviluppo tecnologico, Stefano Colloca,  in un’intervista al “Dubbio” ha annunciato risultati incoraggianti sul topo. “Una singola somministrazione ha indotto una forte risposta immunitaria sia per quanto riguarda gli anticorpi sia i linfociti T. Nei nostri stabilimenti – ha detto – stiamo già producendo le fiale del primo lotto per i test sull’uomo che cominceranno in estate”.

TAKIS

Anche Takis Biotech ha sede nel parco scientifico di Castel Romano, come ReiThera srl, e lavora in particolare sullo sfruttamento del sistema immunitario per combattere il cancro e le malattie infettive. In un comunicato, il 10 aprile scorso, la società ha annunciato che il vaccino su cui sta lavorando induce una forte risposta anticorpale. “I risultati vanno oltre le aspettative: dopo una prima inoculazione i topi hanno sviluppato anticorpi che possono bloccare l’infezione” ha detto il fondato e ceo, Luigi Aurisicchio. L’amministratore ha aggiunto che le indicazioni arrivano dai “test eseguiti nel laboratorio di Virologia dell’istituto Spallanzani. È il livello più avanzato finora raggiunto nella sperimentazione di un candidato vaccino nato in Italia”.

LA RISPOSTA DELL’ISTITUTO NAZIONALE MALATTIE INFETTIVE DELLO SPALLANZANI

A breve girò è però arrivata la risposta proprio dell’ospedale Spallanzani: “Sulla base dei dati finora disponibili l’INMI (Istituto Nazionale per le Malattie Infettive, ndr), per quanto a propria conoscenza, ritiene che non sia possibile giungere a conclusioni di qualunque natura sull’efficacia del potenziale candidato vaccinale”. Lo Spallanzani, prosegue la nota, “è fra i pochi a poter valutare il potere di neutralizzazione degli anticorpi contro il SARS-CoV-2, che sono un parametro importante, fra l’altro, nella valutazione dell’efficacia dei vaccini. Questa attività è messa a disposizione delle altre Istituzioni di ricerca, sia pubbliche che private, anche ai fini di allestire progetti per concorrere a bandi di finanziamento di ricerca. In questo ambito, l’Istituto riceve quotidianamente proposte di collaborazione, ed effettua valutazioni preventive di fattibilità, per poter valutare la possibilità di un proprio coinvolgimento in attività di ricerca comune”.

Per quanto riguarda Takis, l’Inmi specifica di aver partecipato a una proposta di ricerca presentata dall’azienda nell’ambito di un bando “urgente” lanciato alla Comunità Europea, “che non è stata finanziata. In vista della possibile partecipazione ad ulteriori bandi, sono state effettuate prove preliminari e parziali sulla risposta in termini di anticorpi neutralizzanti in topi inoculati con formulazioni iniziali di potenziali vaccini”. Si tratta però di risultati “tuttora in corso di valutazione, indicano che è possibile rilevare negli animali inoculati una risposta in termini di anticorpi neutralizzanti, il che è la premessa per lo sviluppo di un modello di studio basato sui consueti animali da esperimento. L’Istituto sta al momento completando queste valutazioni preliminari, per decidere sull’opportunità di continuare questi studi e formalizzare accordi specifici. In ogni caso, l’INMI non ha redatto alcun report ufficiale e non ha ancora distribuito in maniera formale i risultati degli esami effettuati”.

 

 

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