Fisco, salari, sanità e stop al riarmo: le opposizioni provano a mettere in fila le priorità. Ma tra patrimoniale, Ucraina e primarie, l’intesa nel Campo Largo resta un cantiere aperto
Ventuno punti per cominciare a scrivere un programma comune, mentre la partita sulla leadership è ancora tutta da giocare. Il campo largo prova a passare dalle dichiarazioni d’intenti a una piattaforma condivisa: la risoluzione unitaria sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), sottoscritta da Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Più Europa, è il primo banco di prova: il terreno comune si trova soprattutto su economia e welfare, mentre sulla politica estera l’unità ha già un confine segnato.
FISCO E SALARI, LA SINTESI È POSSIBILE
La piattaforma parte dalla redistribuzione. I partiti convergono sulla riforma fiscale, sul sostegno al ceto medio, sull’aumento degli stipendi e sulla lotta al fiscal drag, che erode il potere d’acquisto dei lavoratori quando i redditi nominali crescono senza un adeguamento delle soglie fiscali. Tra le ipotesi discusse c’è il passaggio a un’aliquota continua sul modello tedesco e danese, indicato da Nicola Fratoianni. Sul salario minimo legale a 9 euro lordi l’ora, invece, c’è una distinzione da tenere presente: la proposta di legge è stata sottoscritta dalle opposizioni con l’eccezione di Italia Viva. Nel pacchetto condiviso trovano spazio anche il congedo paritario, il rafforzamento della sanità pubblica, un piano per il diritto alla casa, la scuola e le politiche per i giovani. La risoluzione sul Dpfp comprende inoltre misure per la crescita e la transizione ecologica e digitale.
PATRIMONIALE, IL PRIMO DOSSIER CHE RESTA FUORI
Dove la sintesi si complica è sulla tassazione dei grandi patrimoni. Alleanza Verdi e Sinistra propone un contributo straordinario dell’1% sui patrimoni superiori a 5,4 milioni di euro, ma Italia Viva ha già bocciato l’ipotesi e il Partito democratico considera percorribile una misura di questo tipo soltanto a livello europeo. Il Movimento 5 Stelle guarda invece a una tassazione progressiva delle grandi ricchezze finanziarie, sopra i 50 milioni. La distanza è sufficientemente ampia da rendere incerto l’inserimento della patrimoniale nel programma comune. È il classico punto in cui una formula condivisa sulla redistribuzione deve fare i conti con le misure concrete, le soglie e la platea dei contribuenti coinvolti.
SUL RIARMO C’È L’INTESA, SU KIEV NO
Il risultato politico più immediato è arrivato sulle spese militari: la risoluzione unitaria chiede al governo di riconsiderare gli impegni assunti in sede Nato e di scongiurare ulteriori aumenti della spesa per gli armamenti. Giuseppe Conte ha rivendicato il risultato come un successo del Movimento 5 Stelle, mentre la firma di Italia Viva ha consentito di includere anche una forza che su altri dossier economici mantiene posizioni differenti. La convergenza, però, non si estende al sostegno militare all’Ucraina. Il Pd resta favorevole agli aiuti a Kiev, mentre M5S e Avs insistono sulla necessità di una svolta negoziale. Il responsabile esteri dem Peppe Provenzano ha avvertito che «il nodo Ucraina non si scioglie dalla sera alla mattina in un passaggio parlamentare». E Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd, ha ribadito: «Unità non significa uniformità». Come osserva Domani, la risoluzione sul Dpfp rappresenta quindi una prima prova di programma, ma non risolve le divergenze che riemergono quando il confronto si sposta sulla politica internazionale.
PRIMA IL PROGRAMMA, POI LA LEADERSHIP
Il programma, insomma, può diventare il terreno su cui costruire l’alleanza, ma anche quello su cui misurare chi è disposto a cedere, perché la tabella di marcia è un altro punto di frizione: Giuseppe Conte vuole accelerare, Elly Schlein punta a evitare che la leadership venga rimessa in discussione e sullo sfondo resta il peso di Renzi, indigesto a una parte dei 5S. La risoluzione sul Dpfp ha dimostrato che una firma comune si può trovare. Il difficile sarà capire quanto vale quando, al posto dei 21 punti, arriveranno le scelte che dividono davvero: chi sarà alla guida, quali compromessi accettare e quale linea tenere su Kiev. Oggi la coalizione può permettersi di rinviare una decisione, ma a programma chiuso, sarebbe un problema rendersi conto che ognuno aveva in mente un governo diverso.

