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Cosa c’è nel programma di Pd per le Europee: Green deal dal cuore rosso, salario minimo, pace in Ucraina e in Medio Oriente

Programma Pd Europee

Tutto quello che c’è nel programma del Pd per le europee “L’Europa che vogliamo”: Europa federale, salario minimo, green deal dal cuore rosso e  pace in Ucraina e in Medio Oriente

L’Europa che vogliamo” è il lungo (49 pagine) programma che il Partito democratico ha preparato in vista delle elezioni europee del prossimo 8 e 9 giugno. Il programma è diviso in cinque capitoli che dettagliano l’idea di Europa del partito di Elly Schlein: Sociale, Sostenibile, Democratica, Le riforme per l’Europa politica e, infine, Il Progetto di pace.

LE PAROLE DI DAVID SASSOLI NEL PROGRAMMA DEL PD PER LE EUROPEE

Nell’introduzione del manifesto programmatico i democratici costruiscono la loro visione di Europa intorno alle parole del compianto David Sassoli, per il quale l’Ue è “l’antidoto alle degenerazioni nazionaliste che hanno avvelenato la nostra storia”. L’introduzione serve anche anche a individuare l’avversario da contrastare: “una destra composta da forze reazionarie, animate dall’ideologia nazionalista, ambigue sui valori che credevamo condivisi come il rispetto dello stato di diritto e della democrazia”.

UN’EUROPA FEDERALE

E contro l’idea del ridimensionamento dell’Europa e del restringimento delle sue competenze i democratici propongono un’Europa sociale, “perché il lavoro e il welfare sono la base su cui abbiamo costruito il modello europeo” e “federale” perché “alla crisi della democrazia si deve rispondere con una democrazia più forte, efficace, efficiente”.

LA FINE DEL LAVORO POVERO NEL PROGRAMMA DEL PD PER LE EUROPEE

Il Partito democratico ribadisce, anche in sede europea, l’obiettivo di adottare un Patto sul Progresso Sociale per lasciare superare il concetto di “working poor. “Lavoro e povero non possono più stare nella stessa frase – si legge nel programma -. In Italia sono oltre 3 milioni le lavoratrici e i lavoratori che percepiscono una paga oraria inferiore ai 9 euro. Sono poveri pur lavorando, privati di dignità, di prospettiva, del futuro”. Le strade da seguire sono molteplici, c’è il salario minimo, ma anche il rafforzamento della contrattazione collettiva, l’irrobustimento dei diritti per i nuovi lavori e la regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Del resto, lo stato sociale “è il cuore dell’Unione Europea, dei suoi valori di libertà, uguaglianza e giustizia”.

IL GREEN DEAL DAL CUORE ROSSO

L’Europa che vuole il partito di Elly Schlein è anche sostenibile e democratica. È un “Green Deal dal cuore rosso” quello che vogliono i democratici “perché giustizia sociale e giustizia climatica sono inscindibili”. La strada è quella degli “incentivi” e di “un grande piano di risorse per accompagnare lavoratrici, lavoratori e imprese in questo ineludibile cambiamento”.

Il bilancio europeo va rafforzato “anche per aumentare il sostegno a una transizione giusta e dare un segnale chiaro: la destra nega il cambiamento climatico e ci porta al disastro, e saremo noi che prenderemo per mano i più vulnerabili e accompagneremo lavoratrici e lavoratori, famiglie e imprese attraverso questo cambiamento”. Nel programma il Pd suo contributo alla riforma della Politica Agricola Comune (PAC) “più verde, rinnovata nei contenuti e negli obiettivi, capace di promuovere pratiche agricole più sostenibili”.

L’EUROPA DELLE DONNE NEL PROGRAMMA DEL PD PER LE ELEZIONI EUROPEE

Il programma del Pd per le elezioni europee dedica un intero paragrafo a “un’Europa femminista”. “Ci impegniamo perché il bilancio dell’Unione europea e i programmi di finanziamento promuovano l’uguaglianza di genere e perché il loro impatto si misuri su questo obiettivo – si legge nel programma -. Grazie al lavoro del gruppo S&D al Parlamento europeo, abbiamo varato direttive molto importanti sulla trasparenza salariale di genere, in base al principio del “pari salario per pari lavoro”, e sul diritto al bilanciamento tra vita e lavoro, per un congedo parentale paritario e non trasferibile”.

PACE IN UCRAINA E IN MEDIO ORIENTE

In politica estera c’è un chiaro sostegno alla causa ucraina e la richiesta, esplicita, del cessate il fuoco in Medio Oriente con la liberazione degli ostaggi israeliani ancora detenuti da Hamas e il riconoscimento europeo dello Stato di Palestina. “La barbara invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin è il tentativo estremo di riportare le lancette della storia indietro, quando i confini si cambiavano a colpi di cannone”, scrivono i democratici.

La strada per il ritorno alla pace passa dal sostegno europeo alla “resistenza del popolo ucraino di fronte all’aggressione russa e che al contempo metta in campo ogni sforzo diplomatico e politico volto a creare le condizioni per far cessare il conflitto e costruire una pace giusta, sicura e sostenibile”. A questo seguirà una graduale integrazione di “Balcani occidentali, Ucraina, Moldavia e Georgia, paesi e regioni che guardano a noi come rifugio di libertà e democrazia”.

DIFESA COMUNE EUROPEA MA NON ESERCITO COMUNE

Il programma del Pd per le elezioni europee riflette anche sulla nuova pagina della politica per la difesa comune europea. “Vogliamo costruire una difesa comune integrata per l’Europa, che garantisca sicurezza e libertà alle proprie cittadine e ai propri cittadini, fondata su un coordinamento strutturale delle politiche nazionali di difesa, atta a rispondere alle crisi presenti e future, nella cornice di una vera e propria politica estera e di sicurezza comune, in stretta cooperazione con alleati e partner”.

Il programma non fa riferimento alla costituzione di un esercito comune ma si limita a constatare che “la difesa comune europea avrà necessariamente bisogno di nuove capacità militari che siano sviluppate, acquisite e gestite in modo congiunto”. Non “un’economia di guerra” piuttosto “un coordinamento più stretto degli investimenti e della produzione per la difesa a livello europeo, per spendere insieme e in modo più integrato, efficace ed efficiente, evitando concorrenza e sovrapposizioni costose e dannose e liberando quindi risorse per costruire un’Europa sociale e sostenibile.

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