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Cosa c’entra l’inverno demografico con i dazi? Parla Billari, rettore della Bocconi

La demografia influenza la produzione e le politiche commerciali (anche i dazi). Intervista a Francesco Billari, rettore dell’Università Bocconi di Milano e professore di demografia.

La globalizzazione non è più quella di una volta. A questa considerazione il Meeting dell’amicizia tra i popoli di Rimini ha dedicato il panel “Crisi del multilateralismo e nuove geografie del commercio: ripensare la globalizzazione”.

Le sfide demografiche e i flussi migratori si intrecciano (anche) con la nuova stagione di politiche commerciali protezionistiche.

Di questo ne abbiamo parlato con Francesco Billari, rettore dell’Università Bocconi di Milano e professore di demografia.

Cosa c’entra la demografia con la globalizzazione?

La globalizzazione è figlia della demografia. Se non ci fossero così tante persone nel mondo, oggi otto miliardi, non avrebbe senso creare una rete di commercio internazionale, trasporti internazionali, avere aeroporti e hub. Non esiste più la demografia che ha portato la globalizzazione, quella nella quale il nostro paese è cresciuto fino a 60 milioni di persone. Ma c’è anche un altro aspetto.

Quale?

Quello delle emigrazioni: un aspetto fondamentale della demografia, anche i movimenti di persone sono parte del cambiamento demografico.

L’inverno demografico che sta vivendo l’Italia in che modo avrà effetti sulla capacità di commercio del nostro paese

L’Italia è un paese manufatturiero, ha bisogno di persone che lavorino nel settore manifatturiero oppure di reinventarsi. Il rischio che abbiamo è duplice. Da un lato abbiamo una importante mancanza di offerta di lavoro nella manifattura. L’immigrazione, che pure è aumentata tantissimo negli ultimi 20-25 anni (oggi abbiamo il 9,25% di popolazione straniera, dato di fine 2024) non è stata sufficiente per coprire tutti i bisogni dell’industria manifatturiera. Gli italiani stanno diventando sempre di meno, rischiamo di diventare un paese non più in grado di produrre ed esportare.

Non ci sono alternative?
Ci possiamo spostare verso un’economia dei servizi ma serve una popolazione ad alto capitale umano. Tuttavia, noi abbiamo pochi giovani e una quota di laureati più bassa rispetto ad altri paesi, solo il 30% contro quasi il 50% dei paesi Ocse. Quindi dobbiamo cambiare. Da un lato integrando sempre più immigrazione e portandoli a integrarsi nel nostro paese, dall’altro migliorare il capitale umano dei giovani italiani e creare innovazione che li trattenga qui.

Qualche giorno fa abbiamo letto che il Pil pro-capite italiano ha superato quello britannico. Sembrerebbe una buona notizia per il nostro paese, così è stata anche presentata dal nostro Governo. Ho il sospetto che non sia così.

Prima abbiamo parlato della relazione tra demografia e globalizzazione, ecco la demografia c’entra moltissimo con il Pil pro-capite che è il Pil diviso per il numero di persone. Il calo demografico sperimentato negli ultimi anni è stato tale da aumentare il Pil pro-capite. È importante che aumenti il numeratore del Pil, quanto produciamo, il nostro livello di benessere. Poi direi che il Pil pro-capite non è il solo indicatore del benessere, può essere misurato anche attraverso la durata della vita che non è mai stata lunga come nel 2024: quasi 83 anni e mezzo, il record della storia italiana e tra i più alti al mondo. Dobbiamo celebrarlo.

Se parliamo di globalizzazione non possiamo non parlare di dazi. In che modo le politiche protezionistiche incidono sulla globalizzazione e sul multilateralismo?

I dazi diminuiscono il benessere collettivo, al contrario del libero commercio. L’Ue è stata fondata su questo assunto. I dazi, poi, possono penalizzare i singoli paesi e generare potenziali nuovi flussi migratori che prima venivano attenuati dall’equilibrio portato dal commercio internazionale. Sono, quindi, un rischio molto importante non solo per la globalizzazione ma anche per lo sviluppo umano.

In che senso?

L’approccio protezionistico dei dazi, molto spesso, si sposa con il protezionismo sui movimenti delle persone e la chiusura delle frontiere.

Esiste una relazione tra le politiche commerciali protezionistiche e la demografia?

Alcuni aspetti dei dazi hanno a che fare con il fatto che in alcuni paesi vi è una produzione eccessiva che viene usata per l’export. L’Italia ha beneficiato della demografia positiva per diventare un paese manifatturiero. Se diminuisse questo squilibrio manifatturiero, attraverso la demografia, potrebbe diminuire anche l’attenzione di questi paesi nei confronti dei dazi. Quindi, sì, c’è un legame perché tipicamente i dazi sono imposti sulla produzione industriale che è fortemente legata alla demografia.

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