Italia

Cosa ha architettato Conte per il dissidente grillino Grassi

crisi di governo

I graffi di Damato sull’imbarazzante proposta di Giuseppe Conte  a un senatore ex grillino e ora leghista Ugo Grassi

Provate a mettere Silvio Berlusconi, o soltanto un suo uomo di fiducia, al posto del Conte di Palazzo Chigi  rivelato in una intervista a Repubblica dal senatore ex grillino e ora leghista Ugo Grassi, professore universitario di diritto privato e in qualche modo amico -o adesso ex amico, chissà- del presidente del Consiglio. Dal quale, invitato  in ufficio e fatto accomodare “nel salotto, sul divano, forse per creare subito un clima più informale”, si vede “guardare in faccia” e chiedere subito, “per entrare -dice lo stesso Conte- nel cuore del nostro incontro”, se vuole “qualche incarico”. E provate a immaginare che cosa verrebbe ridetto e gridato contro il Cavaliere di Arcore.

D’accordo, Conte non offre soldi, come più banalmente si potrebbe immaginare per Berlusconi con tutti quelli contenibili nella tasca destra, in quella sinistra, nelle tasche posteriori dei pantaloni e in tutte le fessure della giacca. Ma non c’è differenza ai fini delle pratiche corruttive contro le quali è nato e cresciuto il movimento che ha imposto l’attuale presidente del Consiglio agli alleati di turno in questa legislatura arcobaleno.

Dal 2012, anno secondo dell’unico governo di Mario Monti nella storia della Repubblica, l’articolo 343 bis del codice penale sul cosiddetto  traffico di influenze illecite dice, al netto di alcuni passaggi di richiamo ad altre norme: “Chiunque indebitamente fa dare e promettere a sé o altri denaro o altra utilità –ripeto, altra utilità- come prezzo della propria mediazione illecita verso un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, ovvero per remunerarlo in relazione all’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, è punito con la pena della reclusione da un anno a quattro anni e sei mesi……La pena è aumentata se il soggetto che indebitamente fa dare o promettere a sé o ad altri denaro e altra utilità riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio”. Il capo del governo lo è.

Da Palazzo Chigi, preoccupati che la rivelazione del senatore Grassi potesse essere collegata  direttamente ai tentativi in corso di sostituire nella maggioranza i senatori evidentemente irresponsabili di Matteo Renzi con altri “responsabili” provenienti dall’opposizione, hanno  smentito il contenuto e precisato che l’incontro tra Conte e il suo collega professore risale al 31 ottobre 2019. Grassi, quello vero, non i “grassi saturi” dello sfottò di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, conferma tutto.

Beh, la precisazione sulla data è come la pezza peggiore del buco, visto che Grassi ha raccontato anche di essersi sentito raccomandare il Pd da  Conte come approdo dell’uscita dai grillini, di cui evidentemente lo stesso Conte era informato. Un presidente del Consiglio che cerca di smistare il traffico dei dissidenti 5 Stelle indirizzandolo verso il partito di Nicola Zingaretti non so se sia più imbarazzante per lui, per i grillini o per il segretario del Pd.

E’ certamente un Conte a sorpresa, per le abitudini, le tendenze e le simpatie che s’intravvedono nel racconto del senatore Grassi. Un Conte che, a proposito di sorprese, ne deve avere appena  avuta una cocente vedendo -e leggendone le motivazioni in una intervista- fra i centomila e più firmatari  dell’appello alla sfiducia al governo promosso da Giorgia Meloni persino Luca Moro, il nipote del presidente della Dc ucciso dalle brigate rosse nel 1978. Cui Conte ha orgogliosamente detto più volte di ispirarsi, immagino con quanta soddisfazione da parte di un improbabile moroteo come Beppe Grillo. Ai cui spettacoli Moro non avrebbe neppure sorriso.

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO.

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