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Cosa succede tra Pd e Italia Viva

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Sempre più scoperta la doppia partita Matteo Renzi nella maggioranza Pd-M5S. I Graffi di Damato

Più importante dell’incontro apparentemente chiarificatore e distensivo avvenuto fra il presidente del Consiglio, preoccupato del crescente malumore di Zingaretti, e lo stesso Zingaretti, sempre più insofferente per l’abitudine di Giuseppe Conte di annacquare di aggettivi e di avverbi la realtà della sua sempre più evidente dipendenza dai pentastellati, che d’altronde lo hanno imposto due volte a Palazzo Chigi, è la notizia della decisione presa alla Camera di portare in aula il 27 luglio la nuova legge elettorale. Senza la quale, specie dopo la prevedibile conferma referendaria in autunno della forte riduzione dei seggi parlamentari, crescerebbero gli ostacoli al ricorso anticipato alle urne in caso di crisi.

La mancanza di questa legge, prevedibilmente proporzionale con una soglia di sbarramento fra il 4 e il 5 per cento dei voti per l’accesso al Parlamento delle liste concorrenti, moltiplica di fatto la rendita di posizione – chiamiamola così – dei partiti e gruppi sovrappresentati alla Camera e al Senato. Dove i grillini, al netto dei deputati e dei senatori perduti per strada, rappresentano ancora il 32 per cento dei voti raccolto nelle elezioni politiche del 2018 e i renziani, essendosi separati dal Pd nella scorsa estate, hanno una consistenza verificabile solo nei sondaggi. Che li danno tutti, e sistematicamente, ben al di sotto di quanto farebbero credere i numeri dei loro gruppi parlamentari, peraltro determinanti al Senato per la tenuta della maggioranza del governo voluta dallo stesso Renzi.

Non a caso, mentre Zingaretti definiva “positivo” il suo incontro con Conte e quest’ultimo ne sintetizzava il contenuto dicendo che “ora bisogna correre”, nonostante la perdurante lentezza o i perduranti contrasti sulla “madre di tutte le riforme”, come lui stesso ha definito il decreto legge promesso sulle semplificazioni, i grillini alla Camera non nascondevano il loro malumore per la fretta imposta sulla legge elettorale dal capogruppo del Pd Graziano Delrio. E i renziani contestavano esplicitamente l’urgenza di questo tema contrapponendola alle altre che avvertirebbero più direttamente sulla loro pelle, per effetto dell’epidemia virale, disoccupati, sottoccupati, le aziende già chiuse e quelle, ancora più numerose, in via di chiusura. E ciò addirittura nella incertezza politica della praticabilità degli aiuti europei.

È davvero curioso, o troppo furbo, come preferite, questo Renzi che da una parte accusa il suo ex Pd di essere a rimorchio dei grillini su troppi problemi, a cominciare da quelli della giustizia, su cui tuttavia egli non spinge mai il dissenso oltre le parole per evitare la crisi, e dall’altra fornisce agli stessi grillini la garanzia di conservare la propria, ormai sproporzionata rappresentanza parlamentare, e il conseguente potere contrattuale.

In questa situazione guazzano i vignettisti a prendere in giro sulle prime pagine dei giornali balletti, corse e quant’altro del presidente del Consiglio e del segretario del Pd. E al Fatto Quotidiano, dove ormai Conte è trattato come un Mito, con la maiuscola, possono divertirsi a rappresentarlo, anche a costo del ridicolo, come un protagonista della scena politica che addirittura “rompe l’assedio e sfida” a destra e a sinistra, non risparmiandosi neppure una certa corte a Silvio Berlusconi, “responsabile più degli altri oppositori”, ove mai Renzi facesse la sorpresa a Palazzo Chigi di qualche altra “mossa del cavallo”, o contromossa.

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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