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Cos’è il Trattato del Quirinale tra Italia e Francia

Trattato Del Quirinale

Si firmerà oggi il Trattato del Quirinale. Più del contenuto del documento, sembra importante il suo valore: Roma dirà addio al multilateralismo storico favorendo i rapporti con Parigi?

Due vicini legati da profonda amicizia ma, come tutti i dirimpettai, segnati anche da diverse incomprensioni e da alcuni battibecchi. Tanti i temi che hanno visto contrapporsi Roma e Parigi negli anni, dall’affaire Fincantieri-Stx alle invasioni francesi sul Monte Bianco per spostare i confini, versione montana di quanto avveniva in mare tra i due Paesi per assicurarsi zone particolarmente pescose antistanti la Liguria e poi, sempre in Liguria, a Ventimiglia, i clandestini rispediti in massa dalla Gendarmerie nationale, fino ad arrivare all’improvvida spedizione di mezzo governo Conte I a sostegno dei Gilet gialli che provocò la dura reazione di Emmanuel Macron, con tanto di ambasciatore francese richiamato per consultazioni. Storia passata. Perché oggi a celebrare il Trattato del Quirinale, o, per usare il nome corretto, “Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Francese per una cooperazione bilaterale rafforzata” ci sarà anche quel Luigi Di Maio che solidarizzò con chi protestava veemente contro l’inquilino dell’Eliseo.

COSA C’È NEL TRATTATO DEL QUIRINALE

Non sappiamo ancora se molte delle materie del contendere tra Italia e Francia finiranno nel Trattato del Quirinale, che pare si dipani lungo 11 capitoli. Quel che è certo è che ha un nome altisonante per una missione ambiziosa. Si rifà infatti allo storico trattato dell’Eliseo firmato nel 1963 dall’allora presidente francese Charles De Gaulle e dal cancelliere tedesco Konrad Adenauer e che diede vita a quell’Europa a guida franco tedesca rinsaldata dal trattato di Aquisgrana firmato da Macron e Merkel nel 2019.

In un momento in cui la lady di ferro tedesca si ritira a vita privata e nel governo di Berlino arriva un ministro delle Finanze ‘rapace’, la firma di un accordo tra Roma e Parigi potrebbe così costituire la prima mossa per un asse mediterraneo: non a caso ieri Macron e Draghi hanno dichiarato che non ci sarà più una Europa dell’austerità.

 

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