Nel corso dell’informativa al Senato sullo sviluppo della crisi in Medio Oriente, Giorgia Meloni ha illustrato la linea del Governo in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo: ecco cos’ha detto e i temi toccati nella sua informativa a Palazzo Madama.
Nessuna partecipazione a operazioni militari contro l’Iran, protezione dei civili e dei connazionali, rafforzamento della cooperazione internazionale e regionale, protagonismo dell’Italia nel coordinamento europeo: Giorgia Meloni imbocca la strada del dialogo e si presenta all’appuntamento in Senato con un appello conciliante rivolto a tutte le forze politiche: “È una crisi (…) che ci impone di agire con lucidità e serietà (…) uno dei tornanti più complessi della storia recente (…). Mi auguro che lo spirito di questo appello possa essere raccolto e che l’Italia possa parlare, nelle prossime settimane, con una sola voce”.
“ATTACCO FUORI DAL DIRITTO INTERNAZIONALE, L’ITALIA NON PARTECIPA”
Pur non nominando mai Donald Trump né Benjamin Netanyahu, alla fine anche la presidente del Consiglio colloca esplicitamente l’attacco di Israele e Usa all’Iran fuori dal perimetro del diritto internazionale, come già anticipato qualche giorno fa dal ministro Crosetto al Parlamento: “È in questo contesto di crisi attuale del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano”. Parole a cui segue una presa di posizione netta su un eventuale coinvolgimento del nostro Paese nel conflitto: “Lo dico subito, a scanso di ogni equivoco – Italia non prende parte e non intende prendere parte”.
LE RAGIONI DEL CONFLITTO: DAL 7 OTTOBRE ALL’UCRAINA
Sulle ragioni del conflitto la presidente del Consiglio è altrettanto chiara nell’individuare come causa scatenante “l’attacco barbaro, folle, al territorio israeliano da parte di Hamas; un attacco letale e sofisticato, che è stato possibile anche grazie al sostegno finanziario, logistico e di equipaggiamento fornito dall’Iran”.
Schemi di influenza e sostegno che — secondo il ragionamento del Governo — avrebbero contribuito alla sistematica destabilizzazione della regione, dal Libano alla Siria e dallo Yemen fino alle porte di Kiev, “se si considera che l’Iran fornisce alla Russia droni Shahed, ovvero l’arma più utilizzata e più insidiosa nella campagna di aggressione alla popolazione civile in Ucraina”.
LA MINACCIA DEGLI ARMAMENTI IRANIANI
Malgrado la formale condanna dell’attacco, Meloni aggiunge: “Non possiamo permetterci un regime degli ayatollah in possesso dell’arma nucleare unita peraltro a una capacità missilistica che potrebbe presto essere in grado di colpire direttamente l’Italia e l’Europa”. E spiega che l’Iran “come riferito dal direttore dell’Agenzia atomica delle Nazioni Unite Rafael Grossi, procede ad arricchire l’uranio fino a una purezza del 60 per cento”.
LA STRAGE DI MINAB E L’ATTACCO A UNIFIL
La premier dedica un passaggio anche alla strage di Minab: “a nome del Governo esprimo ferma condanna per la strage delle bambine avvenuta nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran, la solidarietà ai familiari delle giovanissime vittime e la richiesta che si accertino rapidamente le responsabilità di questa tragedia”. E sulla missione UNIFIL finita nel mirino dell’Idf dice “reiteriamo a Israele e siamo estremamente preoccupati dall’attacco che ha colpito nei giorni scorsi il contingente ghanese della missione”.
LE MOSSE DELL’ITALIA
Sul fronte pratico, la presidente del Consiglio illustra le operazioni di assistenza e rimpatrio sin qui messe in campo – “Abbiamo organizzato voli e convogli che hanno permesso di rimpatriare finora oltre 25.000 connazionali, dando priorità a chi era in transito e a chi era in situazioni di particolare fragilità” -, confermando l’invio di assetti di difesa aerea ai Paesi del Golfo e il dispiegamento navale a supporto dei partner colpiti.
SULL’USO DELLE BASI USA IN ITALIA
In merito alla spinosa questione dell’utilizzo delle basi americane sul territorio italiano, ribadisce la linea fin qui indicata da Crosetto: “Permettetemi anche di fare chiarezza, ancora una volta, sul tema delle basi militari (…) la decisione in quel caso per noi spetterebbe al Parlamento. Allo stesso modo, e a scanso di equivoci, chiarisco che ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso, così come ribadisco che noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”.
IL RUOLO DELL’ITALIA NEL COORDINAMENTO EUROPEO
L’Italia, dunque, si pone all’interno dell’alleanza europea. E sul punto Meloni precisa che esiste un protagonismo di Roma nel coordinamento, con contatti costanti con Francia, Germania e Regno Unito: “Siamo determinati a mantenere questo raccordo per calibrare tempestivamente le strategie comuni e non risparmiare alcuno sforzo d’intesa con i partner regionali nel favorire iniziative che riportino stabilità nell’area”.
LA FRECCATINA A GIUDICI E OPPOSIZIONI SUI CPR
L’unica vera stoccata alle opposizioni (e ai giudici) arriva su tutt’altro fronte, quello delle politiche migratorie, anch’esso tra i temi al centro del prossimo Consiglio europeo. La premier critica le recenti ordinanze di revoca dei trattenimenti nei centri in Albania, sostenendo che alcune decisioni giudiziarie non troverebbero fondamento nella normativa vigente e finirebbero per ostacolare l’attuazione di uno strumento coerente con il diritto europeo. “Oggi l’Europa ci dice chiaramente, nero su bianco, che il Governo italiano ha tutto il diritto a far funzionare i centri in Albania, proprio perché il meccanismo che abbiamo messo a punto è pienamente in linea con il diritto internazionale ed europeo”
Crediti immagine: pagina X del Senato della Repubblica


