Il conflitto in Iran ha ricadute sugli equilibri geopolitici ed energetici. Intanto, la Farnesina lavora per stare accanto ai migliaia di connazionali nell’area. Cos’hanno detto i ministri Crosetto e Tajani nell’audizione congiunta delle commissioni Difesa di Camera e Senato
Stati Uniti e Israele hanno “deciso in autonomia e nella riservatezza”. Il ministro degli esteri Antonio Tajani sgombra subito il campo da un presunto “sgarbo” istituzionale ai danni del nostro paese o a una possibile testimonianza di irrilevanza dell’Italia. Nel corso dell’audizione congiunta della Commissioni Difesa di Camera e Senato il titolare della Farnesina ha spiegato che: “francesi e inglesi hanno riferito pubblicamente di non aver ricevuto alcun avvertimento preventivo. Noi, come i tedeschi e i polacchi, siamo stati informati ad operazione iniziata. Io sono stato contattato dal ministro degli Esteri israeliano (Gideo) Sa’ar, che mi ha informato di quanto stava avvenendo”.
NESSUNA SUDDITANZA, IL MONDO È CAMBIATO
Il ministro ci ha tenuto a sottolineare che non esiste una questione di sudditanza. “Nessuno era stato informato, nessun Paese. Ho anche spiegato il perché: l’obiettivo di quella azione era talmente segreto (l’uccisione di Khamenei, ndr) e si è manifestato in quel momento, per cui sono partiti senza dirlo a nessuno, cosa facilmente comprensibile – ha aggiunto Crosetto -. Non esiste una questione di sudditanza nei confronti di nessuno, ma la consapevolezza del nostro ruolo e del nostro peso in un mondo che e’ cambiato, nel quale il dialogo avviene non attraverso gli organismi multilaterali ma attraverso la potenza degli Stati” “Non esiste una questione di sudditanza nei confronti di nessuno, ma la consapevolezza del nostro ruolo e del nostro peso in un mondo che è cambiato, nel quale il dialogo avviene non attraverso gli organismi multilaterali ma attraverso la potenza degli Stati”
L’ITALIA NON È ISOLATA
“La linea politica (dell’Italia, ndr) è quella dell’Unione europea”. L’Italia, a dispetto dell’assenza di preavviso da parte dei partner statunitensi e israeliani, non è sola. “Non siamo isolati, abbiamo partecipato a una riunione e approvato un documento, quella è la linea che segue l’Ue e noi non siamo affatto isolati”, ha spiegato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nella replica alla sua informativa sull’Iran.
IL CONFLITTO IN IRAN POTREBBE DURARE SETTIMANE
Il conflitto in corso potrebbe non avere una soluzione rapida e rischia di allargarsi a tutta la regione. “Questa crisi potrebbe non trovare una soluzione rapida. Potrebbe durare giorni. Forse settimane. Molto dipenderà dalle decisioni che verranno prese da Teheran e dalle dinamiche interne al regime – ha spiegato Tajani -. Il Governo italiano continuerà a fare la sua parte. Con lucidità, con determinazione, con senso di responsabilità, crediamo nella diplomazia – ha assicurato il ministro -. Anche quando sembra difficile. Anche quando sembra lontana. Ogni crisi richiede il ricorso al dialogo e al negoziato. Continueremo a lavorare senza sosta perché quel momento arrivi il prima possibile”. Intanto l’obiettivo dell’azione statunitense “è l’eliminazione del rischio nucleare missilistico rappresentato dal regime di Teheran. Una minaccia esistenziale, come hanno dimostrato anche i fatti di questi giorni, per la sicurezza non solo di tutta la regione. Ma anche dell’Europa, come sottolineato dalla dichiarazione europea di ieri sera”, ha aggiunto Tajani.
IL RUOLO DI ENERGIA E MATERIE PRIME
Gli attacchi iraniani stanno provocando la paralisi del traffico aereo in tutta la regione. Il regime ha anche annunciato di aver chiuso lo stretto di Hormuz, punto di passaggio vitale per gli approvvigionamenti energetici globali”, ha spiegato il ministro Tajani. Secondo il ministro Crosetto, gli snodi strategici attuali ruotano attorno a energia e materie prime. “Gli attuatori della rivoluzione tecnologica che viviamo sono le materie prime rare da una parte e l’energia dall’altra”. Per queste ragioni, “qualsiasi posto nel mondo dove sono concentrate quantità enormi di energia o di materie rare diventa politicamente rilevante per i grandi attori del mondo come Usa e Cina, che si muovono al di fuori delle convenzioni internazionali e degli organismi internazionali e del multilateralismo che avevamo riconosciuto fino a qualche anno fa”. “Non è una scelta di questo governo, ma un nuovo scenario che abbiamo davanti, nel quale Paesi come il nostro e l’Europa intera si muovono con la prudenza necessaria per sopravvivere quando si è in acque come queste, cercando di mantenere l’idea del multilateralismo aperta e quella del diritto aperto”, ha sottolineato.
RICHIESTE DI AIUTO DAI PAESI DEL GOLFO
Intanto sono arrivate “richieste di aiuto logistico e di forniture di materiali da parte dei Paesi del Golfo, che coincidono anche con la protezione dei nostri militari presenti nell’area. Su questo naturalmente riferirà il ministro Crosetto più in dettaglio e naturalmente siamo pronti a fare, come sempre, tutti i passi parlamentari necessari”.
SONO 70MILA GLI ITALIANI NELL’AREA
Al momento nella regione sono presenti “oltre 70.000 connazionali tra presenze stabili (quasi l’80%) e temporanee. 30.000 circa solo a Dubai e Abu Dhabi. Residenti. Lavoratori. Militari. Turisti. Studenti. Pellegrini. In Israele vivono circa ventimila residenti con passaporto italiano. Negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Kuwait, in Oman e in Bahrein sono presenti comunità numerose. In Iran si trovano poco meno di cinquecento connazionali, quasi tutti residenti”, spiega il ministro Tajani. L’evacuazione degli italiani che vogliono rientrare in Italia non è possibile con le compagnie europee “per via del divieto, andare nelle aree di guerra; quindi, Alitalia (il riferimento era verosimilmente a Ita Airways, ndr) non può andare… Neanche i voli militari possono. Quindi dobbiamo usare aerei nell’area del Golfo, mentre la compagnia Neos sta organizzando dei voli a pagamento – non ci sono missioni di evacuazione – per far rientrare dalle Maldive i turisti e lo stesso stiamo cercando di fare in India, Thailandia e Sri Lanka perché la stragrande maggioranza dei voli passa per Dubai. Possiamo soltanto assisterli, organizzare e favorire dei voli charter”, ha aggiunto il ministro Tajani. I charter, però, possono trasportare un “massimo 200 persone”.
MINISTRO CROSETTO: NELL’AREA CIRCA 2.500 UNITÀ ITALIANE
Importante è anche il dispiegamento delle forze armate italiane nell’area. “L’Italia mantiene da tempo, come sapete, una presenza articolata nell’area, nell’ambito di missioni di coalizione contro il terrorismo, di missioni NATO, di operazioni dell’Unione europea per la sicurezza marittima e di attività bilaterali di cooperazione e addestramento – ha rappresentato il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo in commissione congiunta di Camera e Senato -. Il dispositivo nazionale nell’area del Golfo e dei Paesi limitrofi ammonta a circa 2.500 unità”. Tali risorse sono “distribuite sull’intera area meridionale” dal Mar Rosso, all’Oceano Indiano nord-occidentale, fino all’Egitto e nelle zone prospicienti la striscia di Gaza. Inoltre, unità sono presenti unità in Iraq (nell’ambito dell’operazione Inherent Resolve), in Qatar, Giordania e Kuwait, oltre ad essere presenti anche in Bahrein e in Libano. “I rischi per il nostro personale sono stati mitigati”, ha osservato Crosetto, specificando che “è stata alleggerita la presenza del personale non indispensabile” oltre ad essere state provare le procedure e i piani di emergenza.

