Italia

Crisi o non crisi?

Conte

I Graffi di Damato

Male che vada, mancato ormai -secondo gli ultimi indizi del dibattito politico- l’obiettivo di una crisi per rimandare gli italiani alle urne in autunno, se davvero il leader leghista lo ha perseguito minacciandone l’apertura, e anche se dovesse mancare parzialmente o del tutto il rimpasto di governo, da molti intravisto dopo i suoi attacchi ultimi e diretti ai ministri grillini delle Infrastrutture e della Difesa, e meno diretti a quello, sempre grillino, dell’Ambiente;  male che vada, dicevo, uno scalpo Matteo Salvini lo porta a casa nella sua campagna d’estate.

E’ lo scalpo, fortunatamente solo metaforico, della ormai ex “capitana” Carola Rackete, che ha lasciato l’Italia, come ha annunciato la “Sea Watch”, al comando di una cui nave la giovane aveva sfidato il governo, e non solo il ministro leghista dell’Interno, sbarcando a Lampedusa una quarantina di migranti soccorsi nelle acque libiche. E ciò anche a costo di mettere in pericolo la vita dell’equipaggio della motovedetta della Guardia di Finanza frappostasi nell’operazione abusiva di attracco.

Arrestata, sia pure ai domiciliari, poi rimessa in libertà dalla giudice competente del tribunale di Agrigento, infine interrogata a più riprese nelle indagini a suo carico per resistenza e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, della giovane il ministro dell’Interno non vedeva l’ora di liberarsi come di “una zecca” e di “una viziata comunista”. Al cui carico egli aveva ordinato al prefetto agrigentino un provvedimento di  espulsione  bloccato però dall’autorità giudiziaria. Dalla quale non si è capito se poi, eseguiti gli interrogatori dell’indagata, sia arrivato in tempo il nullaosta, per cui la giovane può avere lasciato l’Italia davvero liberamente e “in incognito”, come ha scritto Repubblica, senza le fastidiose, a dir poco, procedure e formalità dell’espulsione.

In questo caso l’indesiderata, almeno da Salvini, ha potuto contare sul soccorso, o qualcosa di simile, dell’amministrazione giudiziaria, immagino con quanto poco gradimento da parte del ministro dell’Interno. Che in ogni modo potrebbe ugualmente accontentarsi del ritorno della Rackete in Germania, o dovunque la “sbruffoncella” -altro epiteto riservatole da Salvini- abbia deciso di andare: in una località “segreta per motivi di sicurezza”, hanno precisato gli amici preoccupati per le reazioni non tutte favorevoli provocate nel mondo della comunicazione elettronica, e anche in piazza, dalla sua avventura a Lampedusa.

Sulla crisi di governo tante volte minacciata, annunciata e quant’altro ma mai aperta davvero dal leader leghista, e temuta dai grillini come la caduta da un aereo in volo senza uno straccio di paracadute con quei sei milioni e più di voti sulle spalle perduti nelle urne del 26 maggio scorso per il Parlamento europeo, dopo il clamoroso successo del 4 marzo 2018 nel rinnovo delle Camere, c’è da dire che la partita politica e mediatica è ormai diventata da lotteria. C’è ancora chi la sogna e vi scommette, scrivendo di crisi solo “rinviata” o “congelata”, e chi invece la dà davvero per scongiurata e scommette invece sulla rapida approvazione finale della riforma costituzionale, cui manca solo il secondo passaggio a Montecitorio, che riduce di molto il numero dei deputati e dei senatori.

Questa riforma farebbe aumentare nelle attuali Camere la resistenza a un rinnovo anticipato, anche a costo -in caso di crisi- di far passare con maggioranze acrobatiche e trasversali qualsiasi governo dovesse nominare il capo dello Stato per fronteggiare le emergenze o i cosiddetti stati di necessità che non mancano mai, fra scadenze finanziarie, istituzionali o d’altro tipo ancora.

 

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