La mappa del risiko degli aeroporti da Nord a Sud
Mentre tiene banco la crisi dell’aeroporto di Catania, bloccato a causa dell’intensa attività vulcanica in corso sull’Etna, gli scali italiani si preparano a una serie di movimenti che potrebbero ridisegnare la mappa del trasporto aereo nazionale.
DOPO LO STOP DI BERGAMO, GLI SCALI MILANESI GUARDANO A TORINO
Il fronte più caldo è nel Nord Ovest, dove è in ballo un piano di integrazione tra Sea, la società che gestisce gli scali milanesi, e Sagat, che governa l’aeroporto di Torino Caselle.
Un nuovo scenario, apertosi dopo lo stop al progetto di fusione con Sacbo, la società che controlla lo scalo di Bergamo-Orio al Serio: le nozze lombarde si sono infatti arenate a causa della ferma volontà degli azionisti bergamaschi di non cedere il controllo del loro hub.
I RUOLI DI MALPENSA, LINATE E CASELLE NEL NUOVO ASSETTO
Col nuovo progetto interregionale che guarda al Piemonte, Malpensa manterrebbe il ruolo di porta intercontinentale, Linate rimarrebbe il city airport per l’Europa e il traffico d’affari, mentre Caselle rafforzerebbe la propria funzione di scalo regionale a vocazione low cost.
Secondo La Stampa, il progetto godrebbe dell’appoggio della Lega, e in particolare del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e del governatore lombardo Attilio Fontana, meno convinto invece il centrodestra piemontese.
IL RUOLO DI F2I
A fare da perno in questa complessa operazione è il fondo F2i, presente attraverso 2i Aeroporti, holding in cui Cassa Depositi e Prestiti Equity è pronta a fare il suo ingresso. F2i affianca il Comune di Milano in Sea e controlla interamente lo scalo torinese, mirando ad avere massima libertà gestionale sui bacini lombardi, capaci di generare imponenti dividendi miliardari negli ultimi 25 anni.
ANCHE PALERMO E CATANIA NEL RISIKO: ECCO CHI VUOLE PRENDERSI I DUE SCALI SICILIANI
Ma la geografia delle acquisizioni non si limita al Nord. Proprio ai piedi dell’Etna, al netto dei disagi naturali che stanno funestando mettendo in crisi l’intero sistema aeroportuale siciliano, si gioca una delle partite finanziarie più rilevanti.
Sono infatti 10 i pretendenti ammessi alla seconda fase per rilevare il 51% della Sac, la società di gestione degli scali di Catania e Comiso, con un valore stimato di circa 600 milioni di euro.
Tra questi gli stranieri Royal Schiphol Group, Oman Airports Management Company e la francese Vinci Airports. Tra gli italiani invece concorrono Save, Corporacion America Airports, 2i Aeroporti e Mundys. Secondo il Corriere, la holding controllata dai Benetton è attualmente considerata in vantaggio per l’aggiudicazione del dossier etneo, sebbene resti da colmare il divario tra il prezzo richiesto e quello offerto. E qualora dovesse spuntarla a Catania, si ritiene plausibile che l’altra grande privatizzazione siciliana, quella della società Gesap di Palermo, possa finire nelle mani di F2i.
LA PARTITA SARDA
Il riassetto potrebbe coinvolgere anche l’altra isola maggiore. In Sardegna, infatti, il fondo F2i sta lavorando alla creazione di un polo unico che riunisca gli aeroporti di Cagliari, Olbia e Alghero. Un progetto a vocazione industriale che dovrà superare i veti politici locali. Il Consiglio Regionale sardo ha infatti da poco ribadito che in caso di integrazione, il controllo della holding dovrà rimanere pubblico. F2i, del resto, gestisce altri dossier delicati al Sud, avendo il controllo degli scali campani di Napoli e Salerno.

