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Dalla mucca all’elefante nell’angusta sede del Pd al Nazareno

MICHELE EMILIANO

I Graffi di Francesco Damato

Per quanto ristretta in un vecchio palazzo del centro a Roma dove, a furia di ristrutturazioni gli spazi si sono più ridotti che allargati, ricavando per esempio più stanze da un salone, la sede nazionale del Partito Democratico è affollata di animali alquanto ingombranti. Alla destra travestita da mucca, e resa famosa dall’ex segretario Pier Luigi Bersani parlandone nei salotti televisivi ben prima della vittoria di Giorgia Meloni nelle elezioni politiche anticipate del 2022, possiamo aggiungere una presunta sinistra travestita da elefante in cui si è riconosciuto con un certo compiacimento il governatore della regione pugliese Michele Emiliano in un’intervista al Corriere della Sera.

E pazienza se Goffredo Buccini, l’ìntervistatore, lo ha visto e descritto, in dimensioni più modeste, come “un grosso gatto dal pelo arruffato”. Quale in effetti sembra vedendolo, per esempio, in una foto recente che lo ha ripreso su un palco a Bari col sindaco della città e compagno di partito Antonio Decaro, da lui messo in imbarazzo descrivendolo come una specie di figlioccio politico raccomandato a suo tempo alla benevolenza e protezione della malavita imperante nella città vecchia e sfidata dal giovane assessore ai trasporti con una forte limitazione al traffico. Una rappresentazione che Emiliano ha riconosciuto nell’intervista come infelice, ma che ha politicamente arricchito di un’altra rappresentazione scomoda, diciamo così: di un sostanziale profugo del Psi, ai tempi del dissolvimento di quel partito sotto l’incalcare delle Procure della Repubblica, da lui soccorso e portato in alto nell’amministrazione comunale e nel partito.

Ma non solo dell’adozione di socialisti sbandati o impauriti negli anni – chiamiamoli così – del terrorismo giudiziario, quando ne venivano arrestati all’alba davanti a truppe televisive tempestivamente allertate, può vantarsi Emiliano. Egli ha raccontato all’intervistatore del Corriere della Sera di aver portato dalla sua parte, prima da sindaco e poi da presidente della Regione, gente di destra attratta semplicemente da “passione politica”, inclusa quell’assessora quasi primatista di preferenze appena dimessasi dopo l’arresto del marito, e il suo coinvolgimento personale nelle indagini, per mercato di voti al prezzo di 50 euro ciascuno.

Con questa specie di autobiografia politica, Emiliano non si è forse accorto di poter essere scambiato per uno dei tanti “cacicchi” e “capibastone” dei quali Giuseppe Conte ha appena invitato Elly Schlein a liberarsi nel Pd per poter continuare ad aspirare ad un’alleanza con i grillini. Che Emiliano sostiene e non ritiene irrimediabilmente compromessa dai pasticci baresi. E neppure da quelli emersi in Piemonte, o in arrivo da altre parti d’Italia.

– Leggi qui tutti I Graffi di Damato

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