Pur salda nelle mani del centrosinistra, la Campania rimane materia delicatissima per gli equilibri del campo largo. Detto del piano di rientro di Vincenzo De Luca nella sua Salerno, si apre ora il primo fronte di scontro tra l’ex governatore e il nuovo dominus della coalizione in Campania, il federatore e sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.
Definito il ritorno a Palazzo di Città, che i dem non sembrano in grado di contrastare, l’ex governatore potrebbe infatti rilanciare la sfida al suo rivale contendendogli la guida dell’Anci, magari anche candidandosi in prima persona.
LA PARTITA DELL’ANCI
L’associazione dei Comuni campani è affidata da 9 mesi al reggente Francesco Morra, primo cittadino di Pellezzano, da quando il presidente regionale Carlo Marino dovette rassegnare le dimissioni lo scorso aprile, dopo lo scioglimento del Consiglio di Caserta, di cui era sindaco.
La presidenza andrà riassegnata, quantomeno dopo il voto delle prossime amministrative. Anche qui il il pallino del gioco è in mano al centrosinistra, che controlla Regione e numerosi Comuni. Ma il braccio di ferro con la componente deluchiana è tiratissimo, e a gestire il dossier per il Pd sarà ancora una volta il figlio dell’ex governatore, Piero De Luca, oggi segretario regionale dei dem.
LE PRESIDENZE DI COMMISSIONE IN CONSIGLIO REGIONALE
Intanto, resta aperto il nodo delle presidenze di commissione in Consiglio regionale, altro banco di prova per gli equilibri del campo largo. La difficile mediazione è tra riformisti, area schleiniana e cattolico-riformisti, oltre alla componente deluchiana e agli alleati di Avs e M5S.
La scadenza è fissata a mercoledì e impone tempi stretti per trovare intese; senza un accordo chiaro, è a rischio l’attività legislativa di supporto al mandato di Fico che darebbe fiato ai gruppi di opposizione.
IL MOVIMENTO 5 STELLE, GLI ALTRI ALLEATI E IL TAVOLO DI COALIZIONE
Intanto il Movimento 5 Stelle continua a proporre un tavolo aperto per le amministrative, spingendo per alleanze chiare e senza veti.
L’intento è mettere il Pd davanti a scelte nette nei territori: un accordo ampio favorirebbe candidati comuni e unità, ma imporrebbe anche concessioni su nomine e scelte locali. Altri soggetti, come Noi di Centro e forze civiche, chiedono invece alleanze omogenee e la cancellazione di veti che storicamente hanno complicato gli equilibri (il riferimento implicito al caso Sannio è esemplare).

