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Decreto aiuti

Decreto aiuti, quali sono le misure allo studio del governo contro il caro benzina

Il governo presieduto da Giorgia Meloni studia il piano per definire un pacchetto di interventi mirati a contenere l’impennata dei prezzi dei carburanti legata all’escalation in Medio Oriente.

L’esecutivo valuta la strategia per varare un nuovo provvedimento d’urgenza che limiti l’impennata sul carburante. L’idea è quella di portare un documento pronto già nel Consiglio dei ministri di oggi pomeriggio, ma il provvedimento potrebbe slittare. L’obiettivo è contenere il rialzo dei prezzi nelle stazioni di servizio, già ai livelli del 2022: il gasolio in autostrada è arrivato a 2,2 euro al litro, la benzina a 2,1. Rincari medi anomali, che superano il prezzo consigliato dalla compagnie petrolifere: per questo il ministro delle Imprese Urso intende attivare dei controlli straordinari anti-speculazione.

LA STRATEGIA D’INTERVENTO E IL MECCANISMO DELLE ACCISE MOBILI

Il pilastro tecnico su cui poggia l’attuale strategia di Palazzo Chigi è la revisione del meccanismo delle accise mobili, uno strumento che prevede l’impiego del maggiore gettito Iva derivante dai rincari per ridurre proporzionalmente il carico fiscale sui carburanti.

La presidente Giorgia Meloni ha confermato che l’ipotesi è attualmente al vaglio dei tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sebbene l’efficacia della misura resti condizionata dalla disponibilità di fondi integrativi. Senza ulteriori stanziamenti, le simulazioni attuali indicano un risparmio potenziale contenuto, stimato in circa 4,7 centesimi al litro sulla benzina e 7,5 centesimi sul diesel, calcolati su una quotazione del petrolio Brent a 105 dollari al barile.

Come detto, l’ipotesi al vaglio è quella di un’accelerazione per portare gli aiuti agli automobilisti già nel Cdm in programma oggi, ma c’è la necessità di trovare risorse aggiuntive per supportarlo. Per questo, il testo potrebbe non essere pronto per oggi. L’alternativa, sostenuta da un emendamento della Lega, è agire sulla legge di conversione del decreto bollette all’esame della Camera, mentre l’opposizione, attraverso le parole di Francesco Boccia, reclama un intervento più drastico da almeno 25 centesimi al litro, operazione che richiederebbe tuttavia una copertura finanziaria di circa 10 miliardi di euro.

CONTROLLI ANTI-SPECULAZIONE E MONITORAGGIO DELLA GUARDIA DI FINANZA

Parallelamente alle misure di sostegno economico, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha attivato la Commissione per l’allerta rapida per indagare su possibili anomalie nelle dinamiche di vendita. Durante la riunione di ieri, a cui hanno partecipato anche delegati del Ministero dell’Ambiente, sono emersi rincari definiti anomali presso le stazioni di servizio di due primarie società petrolifere, con prezzi alla pompa superiori ai listini consigliati dalle stesse compagnie.

Una situazione che spinge il governo a disporre un piano operativo di controlli mirati affidato alla Guardia di Finanza, volto a colpire fenomeni speculativi lungo tutta la filiera, dai distributori a valle fino alle compagnie a monte. La cabina di regia tornerà a riunirsi mercoledì per aggiornare la mappatura dei prezzi medi applicati su tutto il territorio nazionale in vista della riunione plenaria della Commissione fissata per venerdì.

I RISCHI PER LA SICUREZZA ENERGETICA

L’instabilità dell’area mediorientale ha generato una forte preoccupazione per la tenuta del mercato energetico nazionale. Il timore è che eventuali allarmismi possano condizionare negativamente i mercati e il consenso interno. Come riferisce il Gazzettino, la premier ha già incontrato gli amministratori delegati di Eni e Snam, rispettivamente Claudio Descalzi e Agostino Scornajenchi, per ottenere una valutazione precisa dell’impatto del conflitto sulle forniture di petrolio e gas.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato all’Eurogruppo la particolare vulnerabilità dell’Italia e ha richiesto all’Ue ” l’adozione di misure straordinarie, sulla scia di quelle adottate nel 2022 all’indomani dell’attacco russo contro l’Ucraina”. Secondo il titolare del Mef, una nuova fiammata inflattiva metterebbe a rischio la competitività delle aziende e il potere d’acquisto delle famiglie.

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