Italia

Decreto bonus-malus accende i riflettori sulla mobilità sostenibile. Parla Marcozzi (Motus-E)

ecobonus

Il recente decreto bonus-malus, seppur rivedibile soprattutto sul fronte malus, va visto come un elemento di attenzione verso la mobilità sostenibile.  Ne abbiamo parlato con Dino Marcozzi, Segretario generale di Motus-E

Motus-E è la prima associazione italiana costituita su impulso dei principali operatori industriali, del mondo accademico e dell’associazionismo ambientale e d’opinione per favorire la transizione del settore nazionale dei trasporti verso l’adozione massiva di mezzi sostenibili, promuovendo la mobilità elettrica e divulgandone i benefici connessi alla tutela ambientale. Abbiamo chiesto al suo segretario generale l’opinione sui temi all’ordine del giorno come ecotassa e mobilità elettrica.

L’Italia è ancora indietro sul versante della diffusione della mobilità elettrica. Perché dovremmo iniziare a puntare seriamente su questa?

Ci troviamo di fronte a due emergenze ambientali. La prima è l’inquinamento locale delle nostre città. Il traffico convenzionale genera particolato, ossidi di azoto e zolfo, nano-particelle, black carbon e altre sostanze sintetiche non misurate come le altre di cui tutti parlano. La seconda è l’effetto serra, che è certamente una emergenza planetaria e non concede dilazioni nell’intervento, la mobilità elettrica è la risposta più efficace a queste emergenze.

Non di rado vengono sottoposti all’attenzione del pubblico studi e ricerche che mettono sullo stesso piano i veicoli elettrici con quelli tradizionali, diciamo così. Inquinano entrambi si dice, se l’energia elettrica per alimentare un veicolo a batteria viene prodotta dal carbone o da fonti fossili…

Oggi, chi si occupa di mobilità sostenibile esercita una buona parte del suo tempo a smentire e sminare news propagate dai seminatori di dubbio su media, social o in convegni di settore. Un recente studio dell’ICCT mostra come dal 2001 al 2017 il divario tra i consumi (e quindi le emissioni) dichiarati e quelli reali dei veicoli a trazione fossile è passato dall’8% al 39%. Quindi i veicoli più recenti inquinano il 39% più del dichiarato. Altro dubbio distribuito a piene mani con grande abilità è quello sul contenuto di energie rinnovabili nelle ricariche delle auto elettriche. In sintesi, quando si cerca di dimostrare l’ininfluenza delle rinnovabili sulle auto elettriche si cita la percentuale di rinnovabili non nella produzione di energia elettrica (25% nel mondo, 37% in Italia) ma negli usi finali (che comprendono industria, riscaldamento, costruzioni, etc.). Così si instilla il dubbio che, alla fine, sono solo le fossili a generare energia elettrica per gli EV con il semplice effetto di spostare CO2 dalle città alle centrali elettriche. La diffusione dei veicoli elettrici dovrà accompagnarsi allo sviluppo delle energie rinnovabili, l’Italia oggi è tra le più virtuose in termini di energia rinnovabile ma, naturalmente la decarbonizzazione dovrà procedere sempre più efficacemente nei prossimi anni.

Come giudica l’ultimo provvedimento del governo, inserito nella Legge di Bilancio a favore della mobilità elettrica che è passato come ecotassa? Era il tipo di incentivi che vi aspettavate?

Il recente decreto bonus-malus, seppur rivedibile soprattutto sul fronte malus, va visto come un elemento di attenzione verso la mobilità sostenibile. Ma, diciamolo forte e chiaro, gli incentivi ai veicoli non sono strutturali allo sviluppo del business della mobilità elettrica, al contrario, se male impostati, ne possono rallentare lo sviluppo con effetti distorcenti nei piani industriali e nei prodotti. In questo senso, l’esperienza degli incentivi alle rinnovabili distribuiti a piene mani in Italia negli anni passati deve essere il riferimento negativo per i nostri decisori. Molto più efficace risulterebbe aiutare industria ed infrastrutture ad affrontare la transizione.

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