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Delocalizzazioni selvagge, la riforma che fa infuriare Bonomi (Confindustria)

Bonomi Delocalizzazioni

Il numero 1 degli industriali non digerisce il decreto anti delocalizzazioni e bersaglia Andrea Orlando (PD) e la sua vice al ministero del Lavoro, Alessandra Todde (M5S): «Da parte loro sempre intenti punitivi». Ma alla norma ha lavorato pure Andrea Bianchi, direttore delle politiche industriali di Confindustria e questa volta l’asse tra l’imprenditore lombardo e la Lega potrebbe incrinarsi, visto che Salvini non può bocciare una legge che blocca chi trasferisce la produzione all’estero

È un Bonomi a tutto campo e che esonda pure, arrivando a parlare perfino di presunti errori dell’esecutivo sul fronte della scuola, quello che calca il palco del Meeting di Rimini. Il numero 1 di Confindustria se la prende prima coi sindacati per l’ostruzionismo all’obbligo di Green Pass in azienda, quindi direttamente con il governo che sta studiando un decreto che ostacoli le cosiddette delocalizzazioni selvagge: il fenomeno, ricorrente in questi ultimi mesi, delle aziende che fuggono all’estero e annunciano i licenziamenti via WhatsApp.

COSA HA DETTO BONOMI SU VACCINI, GREEN PASS E SINDACATI

«I sindacati hanno fatto un grande errore, insieme a noi potevamo costruire quello che i nostri padri hanno costruito con la polio», ha scandito Carlo Bonomi. Sui vaccini ora «non abbiamo tempo da perdere. La situazione è analoga a quella che avemmo per la polio negli anni sessanta. Un anno di discussione costò 10 mila bambini. Siamo nella stessa situazione. Dobbiamo sederci a un tavolo, discutere. Io sono pronto. Come corpi intermedi abbiamo una grande responsabilità. Anche in Confindustria forse non tutti sono d’accordo ma io preferisco un associato in meno ma fare quello che davvero serve al Paese». «Sono rimasto molto perplesso – ha continuato il presidente di Confindustria – dell’atteggiamento di molti corpi sociali. Ero convinto che sull’onda di quello che era stato un momento drammatico – forse qualcuno si è dimenticato degli oltre 128 mila morti nel nostro Paese – ci siamo saremmo seduti a un tavolo e avremmo tenuto insieme il Paese».

QUEL DECRETO ANTI DELOCALIZZAZIONI CHE NON PIACE A CONFINDUSTRIA

Ma il vero obiettivo del numero 1 degli industriali pare soprattutto il decreto anti delocalizzazioni in studio al dicastero retto da Andrea Orlando, numero 2 del PD. Il presidente di Confindustria attacca direttamente il ministro e la sua vice, Alessandra Todde, di Movimento 5 Stelle. «Dispiace – l’affondo di Bonomi – che questo Paese non prende mai atto della realtà. Il Paese è stato tenuto insieme dalla industria manifatturiera. Negli altri Paesi per quel settore ci sarebbe stato un atto di riguardo, qui no. Qui Orlando e Todde pensano di colpire con un dl le imprese sull’onda dell’emotività di due o tre casi che hanno ben altra origine e su cui dobbiamo intervenire. Stiamo investendo e il tuo asset lo dovresti proteggere. Ci vuole reciprocità. E allora, caro Stato mi devi 58 miliardi? Dammeli. Non dovevi chiudere 1.300 imprese pubbliche?. Perché non lo fai? Perché sono poltronifici». Bonomi invita quindi il governo a «lavorare insieme per attrarre non per punire, invece c’è sempre questo intento punitivo».

Insomma, il Meeting di Rimini è stato sfruttato da Confindustria per mettere paletti molto chiari. Questo nonostante il decreto anti delocalizzazioni selvagge sia tutt’ora in alto mare e difficilmente sarà varato così come è stato annunciato, dato che ha già incontrato l’opposizione parte dei partiti della maggioranza (Forza Italia in primis) e, pare, dello stesso Mario Draghi, non nuovo a scontri più o meno diretti col ministro Orlando.

COSA PREVEDE IL DECRETO ANTI DELOCALIZZAZIONI

Secondo la bozza, composta di 5 articoli, si prevedono in capo alle aziende obblighi di informazione preventiva e di redazione di un piano di mitigazione delle ricadute occupazionali ed economiche connesse alla chiusura. Multe per chi scappa senza dare il dovuto preavviso (2% del fatturato dell’ultimo esercizio) e inserimento in una ’black list’ che vieta per 3 anni l’accesso a finanziamenti o incentivi pubblici. Una serie di limitazioni che a Confindustria non vanno giù, nonostante alla bozza abbia collaborato l’attuale segretario del Lavoro Andrea Bianchi, direttore delle politiche industriali proprio di Confindustria. In diversi Paesi europei, inoltre, nel medesimo periodo sono stati approntati testi emergenziali ben più stringenti.

SCRICCHIOLA L’ASSE LEGA – IMPRENDITORI DEL NORD?

Bonomi, da parte sua, intende far valere l’antica e solida amicizia con il leghista Giancarlo Giorgetti, titolare dello Sviluppo Economico, che sulla vicenda ha voce in capitolo dovendo agire in concerto col dicastero del Lavoro. Ma questa volta l’asse tra gli industriali del Nord e la Lega potrebbe incrinarsi dato che Matteo Salvini dovrebbe giustificare al suo elettorato perché non vuole una norma che impedisce la fuga alle aziende estere.

 LA REPLICA DEL GOVERNO AFFIDATA A TODDE

Tace, per il momento, Andrea Orlando, che agli attacchi di Confindustria pare ormai abituato. Il ministro del Lavoro, anch’egli al Meeting di Rimini (e poi a una Festa dell’Unità in spiaggia), avrebbe solo sibilato, raccontano dal dicastero: “Forse a Bonomi piacciono i licenziamenti via sms”. La sola voce che si leva dal PD è quella di Antonio Misiani, che interviene dopo qualche ora per far capire che l’intero partito sosterrà il dl: «Tutto si può migliorare — ha spiegato l’ex viceministro dell’Economia — ma non c’è alcuna logica punitiva dietro queste proposte, solo l’idea precisa di responsabilità sociale delle imprese». Enrico Letta sul punto, del resto, non sembra intenzionato a cedere, anche perché è una battaglia condivisa coi grillini e che può pertanto risaldare parecchie fratture tra i due soggetti politici in vista delle amministrative, che rischiano invece di allargarle.

La replica invece arriva dalla sua vice, l’imprenditrice sarda Alessandra Todde, che alla Stampa dichiara: «Noi non colpiamo le ristrutturazioni tout court, ci mancherebbe. Non vogliamo colpevolizzare chi fa turnaround perché deve passare a modelli produttivi diversi, non abbiamo di certo in testa imprese che vivano di sussidi. La competitivita è l’obiettivo, ma atteggiamenti puramente speculativi non sono più accettabili. Chi non è in crisi e vuole tagliare, può farlo. Ma dovrà seguire un percorso ordinato, che coinvolga le parti sociali e favorisca l’arrivo di nuovi imprenditori».

E poi aggiunge: «C’è la libertà d’impresa, ma c’è anche una responsabilità sociale. Quando lasci a casa decine di lavoratori senza essere in crisi, devi fartene carico in qualche modo. Il perimetro occupazionale va salvaguardato, altrimenti interi territori rischia no di morire per logiche di mera speculazione. Lo stiamo vedendo a Campi Bisenzio con la Gkn: non è in crisi, di recente il gruppo con un’altra società ha incassato 3 milioni di aiuti pubblici e ora con 500 licenziamenti mette in ginocchio un territorio. Non si può accettare».

Quindi Todde rigetta il pericolo paventato da Bonomi di mettere in fuga gli imprenditori: «Ci interessa attrarre investimenti buoni, con veri progetti industriali di medio-lungo periodo, non fondi meramente speculativi con piani che puntano solo a massimizzare il profitto nel breve. A chi segue queste logiche vogliamo mandare un segnale: ci sono gli ammorrizzatori sociali e la disponibilità a ragionare sulla rè industrializzazione, garantendo libertà d’impresa e dunque di chiusura. Ma esistono anche delle responsabilità sociali dell e imprese».

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