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Chi è Balassone di Bankitalia che ha ripreso il Governo su Pos e Reddito di cittadinanza

Balassone Bankitalia

Profilo e carriera di Fabrizio Balassone, il capo del Servizio struttura economica della Banca d’Italia che ha compilato la pagella della prima legge di Bilancio del Governo Meloni

Banca d’Italia ha assegnato i voti alla legge di Bilancio del primo governo targato Fratelli d’Italia. In un’audizione alla Camera dei Deputati, Fabrizio Balassone, capo del Servizio struttura economica della Banca d’Italia, ha analizzato punto per punto le misure presenti nella manovra: dalle pensioni all’assegno unico, dal reddito di cittadinanza al tetto al contante. Una valutazione che ha rintracciato punti di forza, la prudenza in materia di indebitamento dei conti pubblici, e di debolezza, che si concentrano soprattutto nelle misure fiscali e dei pagamenti elettronici.

Ma chi è Fabrizio Balassone, l’uomo che ha compilato la pagella della prima legge di bilancio del Governo Meloni?

Capo del Servizio struttura economica della Banca d’Italia: la formazione

Fabrizio Balassone è un economista che ha costruito la sua carriera in Banca d’Italia e nel Fondo Monetario internazionale. Nato a Sulmona, in provincia dell’Aquila l’8 dicembre 1963, a 24 anni si è laureato con lode in Economia e Commercio presso l’Università La Sapienza di Roma. Subito ha ricevuto la borsa di studio “Mortara” proprio da Banca d’Italia grazie alla quale ha proseguito gli studi negli Stati Uniti, presso la University of York (UK), conseguendo il Master of Science in Economics con lode nel 1989.

Gli inizi di Fabrizio Balassone in Banca d’Italia

L’economista entra a via Nazionale a 26 anni e da lì parte la sua carriera verso ruoli apicali dell’istituto finanziario. La predisposizione allo studio e all’analisi lo porta a lavorare presso la Direzione Finanza Pubblica del Dipartimento Studi Economici. Sette anni dopo, nel 1996, vola nel Regno Unito, in qualità di visiting student presso l’Università di Bath. Dal 2000 al 2003dirige l’Unità per la politica fiscale e il debito pubblico del dipartimento. In queste vesti rappresenta la Banca in gruppi di lavoro di finanza pubblica nazionali e internazionali.

L’esperienza al Fondo Monetario Internazionale

Nel 2004 lascia Palazzo Koch e prosegue la sua carriera entrando a far parte del Dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale. La permanenza a Washington dura tre anni, nel 2007 rientra in Italia dove fino al 2008 svolge il ruolo di Consigliere del Ragioniere Generale dello Stato. Dal 2009 torna alla base, in Banca d’Italia, presso il Dipartimento di Economia e Statistica. La sua carriera fa un balzo in avanti nel 2013 quando viene nominato Vice Capo della Direzione Analisi Economiche Strutturali e nel 2020 passa alla direzione della Direzione.

Le pubblicazioni e l’attività di consulenza di Fabrizio Balassone

L’economista, pur avendo costruito una solida carriera all’interno delle istituzioni finanziarie, non ha mai abbandonato la passione per la ricerca. È autore, o coautore, di numerose pubblicazioni sui temi della politica fiscale e sull’economia delle istituzioni europee. Inoltre tra il 2009 e il 2015 ha partecipato, in qualità di consulente, a numerose missioni di assistenza tecnica della FMI in Europa e in Asia.

Quando Fabrizio Balassone bacchettò Mario Draghi

Se l’analisi sulla manovra del Governo Meloni è fatta di luci e di ombre, non più tenera fu quella sull’ultima legge di Bilancio del Governo Draghi. In quel caso Balassone puntò il dito su un atteggiamento troppo disinvolto nei confronti dei conti dello Stato. “Sarebbe opportuno che eventuali margini di manovra derivanti da un andamento dei conti pubblici migliore delle attese venissero utilizzati per accelerare il processo di riduzione del debito”, disse in qualità capo del servizio economico Fabrizio Balassone. Un avvertimento arrivò anche in merito alle risorse del PNRR, responsabili, secondo l’alto funzionario della Banca d’Italia, di generare un’illusione finanziaria. “È vero che il vantaggio principale del Next Gereation Eu sta nel fatto che il programma consente di tenere alto l’indice della crescita, a patto, ovviamente, che si utilizzino bene le risorse disponibili – disse Balassone -. Ma aspettarsi che l’onere sul debito resti più basso del tasso di crescita in modo permanente sarebbe poco saggio”. Insomma il problema è che “più alto sarà il rapporto debito/pil, più alto sarà l’avanzo primario necessario per evitarne un ulteriore aumento. Perché abbiamo già preso molto a prestito, e i fondi europei andranno comunque ad accrescere il debito e perché i disavanzi previsti tra il 2020 e il 2024, che ammontano a quasi il 40 per cento del pil, sono in grossa parte strutturali”.

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