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Forza Italia, perché Elio Vito si è dimesso da deputato

Elio Vito

L’addio polemico di Elio Vito: “Forza Italia non è più la stessa, ha un leader che non è libero e dirigenti intolleranti e dispostici interessati a perpetuare il loro piccolo potere”

È primo pomeriggio quando l’Aula della Camera accoglie le dimissioni da deputato presentate da Elio Vito, votate a scrutinio segreto, con 225 voti a favore, 157 contrari e 3 astenuti. Normalmente la prassi prevede che Montecitorio, la prima volta che riceve le dimissioni di un deputato, le respinga, ma questa volta si è proceduto subito col voto. Ed è lo stesso Elio Vito, in un lungo intervento, a motivare le ragioni che lo hanno indotto a lasciare il suo partito e contestualmente il Parlamento (niente Gruppo Misto, insomma) invitando i colleghi a votare a favore: “Vi chiedo di accogliere le mie dimissioni. Credo che quando si rompe con un partito nel quale si è militato a lungo, ricoprendo incarichi di rilievo, dare le dimissioni sia un gesto indispensabile“, scandisce nel suo intervento alla Camera l’ormai ex del deputato di Forza Italia.

 

“Forza Italia – argomenta – ha un leader che non è libero e dirigenti intolleranti e dispostici interessati a perpetuare il loro piccolo potere. Ma non sputerò nel piatto in cui ho mangiato per la semplice ragione che io nel piatto non ho mangiato”. Su Twitter Elio Vito di lì a poco aggiunge: “Io sono cambiato ma pure Forza Italia non è la stessa, ha perso la vocazione liberale, riformatrice, moderna. Ora si definisce un partito cristiano, viene da ridere” e “Una cosa però voglio dirla. Non siamo in guerra ma c’è una guerra. E dinanzi a questa guerra, una guerra alle nostre democrazie ed ai nostri valori, dinanzi a chi l’ha provocata, dinanzi a Putin Forza Italia è timorosa, reticente, ambigua”, per poi concludere: “Forza Italia ha deciso di stare con chi i diritti non vuole riconoscerli. Forza Italia ha deciso di stare con neofascisti e con integralisti. Spiace, io starò dall’altra parte, con la libertà, la laicità e i diritti. Starò con le persone discriminate per l’orientamento sessuale e per l’identità di genere, con i consumatori che vengono arrestati se anziché andare dallo spacciatore coltivano cannabis, starò con chi non ha reddito, con chi non ha cittadinanza, chi non ha diritti”.

 

A Vito ha replicato Andrea Orsini, sempre di Forza Italia: “Ho ascoltato con amarezza le sue parole, ha rappresentato in modo caricaturale il gruppo parlamentare di cui è stato capogruppo. Le ricordo che è stato eletto per ben sette volte, spesso non nella sua Regione. Silvio Berlusconi resta autorevole, come in passato, nel trovare la sintesi tra le diverse anime del partito”.

LA LETTERA A FICO

La decisione, preannunciata il 18 giugno scorso, era stata ufficializzata il giorno seguente con una lettera inviata a Roberto Fico in cui rendeva pubbliche le sue ragioni da lui stesse definite “cose molto gravi che mi rendono impossibile continuare a militare in Forza Italia”. “La prima -elencava – riguarda le affermazioni di Berlusconi sull’aggressione russa dell’Ucraina che se da una parte sono state formalmente di condanna, dall’altra sono state elogiative di Putin, critiche verso le leadership occidentali e di comprensione verso presunte ragioni della Russia”.

 

“Da ultimo – proseguiva nella missiva indirizzata alla Presidenza della Camera -, l’apparentamento a Lucca con formazioni estremistiche di destra. L’antifascismo è un valore costitutivo la Repubblica rispetto al quale non vi può essere alcuna deroga, soprattutto in questo momento storico, quando sono tornati gravi episodi di violenza squadrista”, aggiungeva.

CHI PRENDE LO SCRANNO DI ELIO VITO?

Al Posto del forzista uscente, giungerà in Parlamento da Foggia Michaela Di Donna, cognata dell’ex sindaco Franco Landella, candidata nel collegio uninominale Foggia-Gargano dove aveva ottenuto 39.140 preferenze  e nel collegio plurinominale Puglia-02 alle elezioni politiche 2018: era la prima dei non eletti di Forza Italia.

 

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