Ecco la Giunta del neogovernatore Alberto Stefani in Veneto: le deleghe assegnate e il risiko al Mimit per il dopo-Bitonci
Arriva la lista ufficiale degli assessori che affiancheranno Alberto Stefani nel prossimo governo regionale del Veneto. La definizione della Giunta innesca anche un mini-domino al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con la poltrona del sottosegretario Massimo Bitonci che rimarrà sguarnita e la Lega che dovrà scegliere il sostituto.
LA NUOVA GIUNTA DI STEFANI
Sono dieci in tutto, sette uomini e tre donne, più due consigliere delegate le figure che entreranno a far parte della giunta del nuovo presidente della Regione. Tra questi, sette tra sindaci ed ex sindaci, in linea con le dichiarazioni d’intenti di Stefani, che aveva promesso una squadra esperta e radicata sul territorio. Il bilanciamento politico rispecchia il crescente peso in Veneto di Fratelli d’Italia: cinque assessorati (più la vicepresidenza) vanno al partito di Meloni, solo tre alla Lega.
PAVANETTO VICEPRESIDENTE
Stefani, giovane ma già ben radicato nel partito di Matteo Salvini, mantiene per sé le leve politiche più strategiche: l’indirizzo generale dell’azione di governo, i rapporti con lo Stato e con l’Unione europea, l’autonomia differenziata, la comunicazione istituzionale e il coordinamento dei fondi comunitari. Un perimetro ampio, che conferma la volontà di imprimere un segno politico forte all’azione regionale, soprattutto sui temi identitari cari alla Lega.
Al suo fianco, nel ruolo di vicepresidente, c’è Lucas Pavanetto, ex capogruppo di Fratellå©i d’Italia, a cui vanno le deleghe pesanti a turismo, lavoro e sicurezza. La sua nomina certifica il peso crescente del partito della premier Giorgia Meloni anche in Veneto e il ruolo di FdI come perno dell’equilibrio di maggioranza accanto alla Lega.
TUTTI GLI ASSESSORI E LE DELEGHE
Quanto agli assessori, spicca la scelta tecnica per la Sanità dell’illustre cardiochirurgo Gino Gerosa, luminare di fama internazionale. Confermate le attese su un altro nome di peso, quello del leghista Massimo Bitonci, già sindaco di Padova, che lascerà l’incarico di sottosegretario al Mimit per la delega allo Sviluppo Economico.
Dal Carroccio provengono inoltre il neoasessore Marco Zecchinato, che lavorerà al governo del territorio, agli enti locali, alle infrastrutture strategiche e alla cooperazione interregionale, e Paola Roma, amministratrice locale di lungo corso, a cui vanno le politiche sociali, la famiglia, lo sport e le politiche abitative.
Per Fratelli d’Italia entrano in giunta anche Dario Bond, chiamato a occuparsi di agricoltura, foreste, montagna, pesca e politiche venatorie – assessorato centrale per un territorio come il Veneto, dove il settore primario resta un pilastro economico e identitario – e Filippo Giacinti, che assume il controllo dei conti regionali. Al partito della premier appartengono anche Diego Ruzza, che prenderà posto all’assessorato ai trasporti, e l’uscente Valeria Mantovan, cui va la delega all’istruzione.
Da Forza Italia un solo nome, quello di Elisa Venturini, che si occuperà di ambiente, clima e protezione civile.
Chiudono il cerchio le due consigliere Elisa De Berti – ià due volte assessora nella giunta Zaia – e Morena Martini che gestiranno le deleghe senza portafoglio per Infrastrutture e Partecipazione giovanile.
BITONCI A PALAZZO BALBI E IL DOMINO AL MIMIT
La partenza di Bitonci da Roma — dove ricopriva incarichi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy — lascia libera una poltrona appetibile e contesa all’interno della Lega. I due nomi più gettonati sono quelli di Mara Bizzotto e Roberto Marti, ipotesi che, secondo quanto riportava ieri Il Foglio, incarnerebbero due anime diverse interne al partito. Bizzotto, veneta di Bassano, verrebbe infatti letta come garanzia di continuità con la filiera veneta del ministero, mentre Marti, senatore pugliese, porterebbe in dote un rimando al Sud e ai rapporti interni con la rappresentanza parlamentare.


