Nuovo caso Bartolozzi: ecco cos’ha detto durante il talk dell’emittente siciliana
Malgrado gli appelli a calmare i toni e a non politicizzare il dibattito, il referendum per la separazione delle carriere in magistratura inciampa in una nuova polemica. A tenere banco sono ora le dichiarazioni della capa di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, rilasciate nel weekend lo scorso 7 marzo a Il Punto, trasmissione in onda su Antenna Sicilia Tv e Telecolor.
Se sul caso Almasri la maggioranza intender far quadrato intorno a Bartolozzi – la strategia è quella di sollevare il conflitto di attribuzione di fronte alla Corte Costituzionale tra la procura di Roma, che l’ha indagata, e quella di Perugia, che secondo la difesa sarebbe competente – le parole sul referendum spingono il governo a prenderne le distanze. Come scrive Pagella Politica, del resto, la partecipazione a un talk politico di una figura ministeriale del suo rango è piuttosto inusuale.
CHE COS’HA DETTO BARTOLOZZI SU REFERENDUM E MAGISTRATI
Rivolgendosi ai telespettatori, la capo di gabinetto ha usato toni durissimi: “Faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle: votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione”. Bartolozzi ha poi intrecciato il piano politico con la propria vicenda personale, legata all’inchiesta sul caso Almasri, affermando che “il penale uccide le persone” e arrivando a dichiarare: “Io scapperò da questo Paese. Finché le cose non ci capitano sulla pelle, voi non avete idea di che cosa vuol dire”.
In un secondo momento, la collaboratrice di Nordio ha tentato di correggere il tiro, precisando all’ANSA e in una nota di chiarimento che la riforma servirebbe proprio a restituire credibilità a una magistratura composta per la stragrande maggioranza da “eccellenti professionisti”, mentre l’attacco sarebbe stato rivolto solo a quella “piccola parte correntizzata” che governa il sistema.
Nonostante le scuse ufficiali arrivate in serata dal ministro Nordio, che ha definito le frasi “un attacco all’intera magistratura” pur se pronunciate in un contesto concitato, le opposizioni hanno bollato le sue parole come un “messaggio eversivo”, chiedendone le dimissioni immediate. Stamane, anche il Sottosegretario Alfredo Mantovano, intervistato su Rai Radio 1, è tornato sul punto, definendo le dichiarazioni di Bartolozzi “sfortunate”, ma escludendo la possibilità delle dimissioni.
CHI È GIUSI BARTOLOZZI
56 anni, siciliana di Gela, Bartolozzi si è laureata in giurisprudenza alla Luiss. Diventa avvocato nel 1996 e nel 1999 entra in magistratura. Muove i primi passi da giudice civile e penale nella sua città nativa, quindi nel 2009 si sposta a Palermo. Dal 2013 è alla Corte d’appello di Roma. L’aggancio con la politica lo favorirà suo marito, Gaetano Armao, giurista vicepresidente, quando Nello Musumeci sedeva alla presidenza della Regione siciliana.
Nel 2017 Bartolozzi incontra Berlusconi, che la candida come capolista alle nazionali del 2018 per un seggio a Montecitorio nel collegio plurinominale Sicilia 1, al fianco del coordinatore di Forza Italia nella regione Gianfranco Micciché. Conquistato il seggio in Parlamento, diventa segretaria della Commissione Giustizia e presidente di quella su mafia e appalti, oltre a svolgere ruoli di responsabilità nei comitati sui livelli essenziali delle prestazioni e sulle politiche migratorie. Animo liberale, vota a favore della legge Zan e sostiene la separazione delle carriere.
Nel frattempo, a un anno e mezzo dalla sua elezione, entra in rotta con Forza Italia per questioni legate agli emendamenti alle leggi Cartabia, e confluisce nel Gruppo Misto. Parallelamente lascia la Commissione Giustizia ed entra in quella relativa agli Affari Costituzionali. Non si ricandida alle elezioni del 2022, ma lo stesso anno arriva la chiamata del ministro Nordio prima come vice e poi come capo di gabinetto del Ministero della Giustizia. La sua influenza sul Guardasigilli, cui è legata da un legame di amicizia, è ben nota nei corridoi ministeriali, al punto che i media spesso vi riferiscono con l’eloquente appellativo di “zarina” di via Arenula.
Agli inizi del 2023 viene coinvolta nella bufera sul rilascio del generale libico Almasri, ricercato dalla Corte penale internazionale e rimpatriato con volo di Stato. Sulla vicenda, come detto, indaga la Procura di Roma: l’ipotesi di reato è quella di aver fornito false informazioni al pubblico ministeroindagata per false informazioni al pubblico ministero.


