Italia

Manovra. Società pubbliche salvate dal “taglia-partecipate” della Madia

affidamenti diretti

Cambia la norma “taglia-partecipate” prevista dalla Legge Madia. Le società pubbliche partecipate che nell’ultimo triennio abbiano conseguito utile, non saranno alienate

Taglia-partecipate, si cambia. Niente più chiusura per le società pubbliche partecipate che nell’ultimo triennio hanno conseguito un utile, anche nel caso in cui siano state inserite nel taglia-partecipate previsto dalla legge dell’ex ministro della Funzione pubblica Marianna Madia, e fossero quindi destinate all’alienamento. È quanto prevede una delle norme della bozza di manovra che verrà presentata domani in Parlamento e che Policy Maker ha visionato.

COSA PREVEDE LA NORMA E COME CAMBIA LA TAGLIA-PARTECIPATE

Per garantire tale misura, proprio all’interno della legge Madia (definita “taglia-partecipate”), viene inserito un nuovo comma che recita: “5-bis. A tutela del patrimonio pubblico e del valore delle quote societarie pubbliche, le disposizioni di cui ai commi 4 e 5 non si applicano nel caso in cui le società partecipate abbiano prodotto un risultato medio in utile nel triennio precedente alla ricognizione. L’amministrazione pubblica, che detiene le partecipazioni, è conseguentemente autorizzata a non procedere all’alienazione”. Il testo della legge Madia prevedeva infatti che le società partecipate pubbliche sarebbero state chiuse entro fine anno in caso di bilanci non in regola nell’arco degli ultimi cinque anni (per esempio fatturato troppo modesto) e con personale in eccesso – più manager che dipendenti – dopo la ricognizione, rispetto all’attività svolta.

AFFONDO ALLA MADIA GIÀ NEL MILLEPROROGHE, POI SCONGIURATO

In sostanza con la novità apportata dalla manovra giallo-verde nel caso queste società abbiano riscontrato degli utili negli ultimi tre anni “a tutela del patrimonio pubblico e del valore delle quote societarie pubbliche”, potranno non essere alienate e mantenute in capo al pubblico: si tratta soprattutto di ex municipalizzate. Un affondo simile l’esecutivo l’aveva già tentato con il decreto Milleproroghe in commissione Affari Costituzionali con il tentativo di far slittare i termini per le alienazioni delle società fuori regola – da uno a due anni -, poi caduto dopo il passaggio in Bilancio prima dell’Aula.

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