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I fascisti di oggi e l’esercito segreto che li combatte, nelle parole di Del Boca

Letture di Ferragosto: “Italiani, brava gente?” (Neri Pozza 2005) dello storico Angelo Del Boca

Grazie alle pagine di Italiani, brava gente? (Neri Pozza 2005) dello storico Angelo Del Boca (scomparso il 6 luglio 2021), restano impressi nella memoria di tutti gli italiani i crimini commessi dai fascisti durante il secolo scorso. Una storia che non deve essere dimenticata, per evitare di cedere alle pulsioni totalitarie di alcuni partiti di oggi.

Nelle pagine del suo libro Del Boca ha ricordato l’inferno del penitenziario di Nocra, il grande campo di concentramento costruito dai fascisti nella colonia Eritrea, in Africa orientale. Orrori non meno atroci di quelli commessi nel lager di Danane, con i suoi 3175 morti per fame e malattia. Così come la disperata vita quotidiana dei 100.000 libici internati nei quindici campi di concentramento della Sirtica.

Del Boca aveva capito che la storia può rappresentare uno strumento molto efficace per spegnere le pulsioni che oggi rinascono nel cuore di molti italiani che inneggiano al fascismo e ne ripropongono una versione per il terzo millennio. Un nuovo modello di italiano a cui si deve assolutamente resistere.

I FASCISTI DI OGGI

Riproponiamo qui di seguito alcuni passaggi del suo libro, sperando di invogliare qualche lettore a spendere il tempo di Ferragosto con una lettura profonda e importante per la storia del nostro paese. Iniziamo con un passo che propone un vero e proprio identikit dei fascisti di oggi.

“Questo cittadino del XXI secolo si presenta dunque come un grande lavoratore e produttore, ma anche come un instancabile consumatore di beni che possano attestare che ha conseguito uno status invidiabile. Ha il culto del capo, che oltretutto rappresenta il Bene, e nei suoi confronti manifesta un’assoluta lealtà. Tra i programmi politici, predilige quello che contempla la riduzione delle tasse, il blocco dell’immigrazione dai paesi extracomunitari, una decisa riforma del sistema giudiziario, in modo particolare per la sua azione inquisitoria. Poiché non viene incoraggiato a dare importanza all’integrità, alla trasparenza, all’onestà dei leader politici, non è neppure interessato al rinnovamento morale del paese e a una legge che blocchi il conflitto di interessi. È propenso a operare una completa rimozione del passato fascista, razzista, colonialista, ma si guarda bene dal minimizzare il pericolo comunista, anche se è svanito con il crollo del muro di Berlino. Pensa che la mafia non rappresenti una seria minaccia, che sia concentrata in Sicilia e Calabria e che, comunque, si possa convivere con essa. Non è più in grado, infine, sotto il continuo e massiccio bombardamento di immagini, di fare una distinzione tra la tivù formativa e la tivù spazzatura. Non è neppure un uomo di frequenti e raffinate letture e spesso ha difficoltà a rintracciare un paese sulla carta geografica. È informatizzato, anche se non sempre sa usare gli strumenti: l’importante è possederli”.

IL MODELLO DI ITALIANO

Questo modello di italiano – ha scritto Del Boca – è “un chiaro prodotto del consumismo, dell’ignoranza e dell’egoismo”, un modello “ancora in gestazione (benché alcuni esemplari siano già in circolazione)” – Del Boca scriveva nel 2005 – “e si può ancora bloccarlo”. Si può bloccare perché “il paese, nonostante i suoi guai e le tare vecchie e nuove che siamo venuti elencando in queste pagine, è molto migliore di quanto non appaia”. “È ancora capace di grandi rifiuti, di immense mobilitazioni, di scelte coraggiose”. “Noi siamo persuasi che un giorno, forse neppure lontano, quando cesseranno del tutto le rimozioni e le false revisioni; quando non ci saranno più carte da nascondere in qualche ‘armadio della vergogna’ e tramonterà la leggenda del ‘fascismo buono’ […] allora si potrà finalmente seppellire il mito degli ‘italiani brava gente’, che ha coperto e assolto troppe infamie”.

L’ESERCITO SEGRETO CHE LI COMBATTE

A darci speranza, secondo Del Boca, ci sono le ultime missioni di peacekeeping di truppe italiane in Libano, Bosnia, Albania, Kosovo, Timor Est, Mozambico, Afghanistan e Iraq. “Dovendo fare dei confronti, si può sostenere che i militari italiani si sono comportanti meglio dei colleghi degli altri contingenti”. Ma questa, ha detto lo storico torinese, non è la sola, confortante, novità.

“C’è anche un esercito, in Italia, che non indossa divise, che non porta armi, che non ha caserme. Un esercito di milioni di giovani e di non più giovani, che si va ingrossando ogni anno e che è tenuto insieme dall’amore verso il prossimo, da una grande, infinita, disponibilità a lenire i patimenti e le angosce degli altri. È l’esercito di quattro milioni di volontari, che ogni giorno, in silenzio, quasi in segreto, scende nelle strade dell’Italia e del mondo per combattere la sofferenza nei suoi mille aspetti. È un esercito composto da 38.000 organizzazioni, che opera nell’ambito della sanità, della protezione civile, del servizio ambulanze, dell’assistenza domiciliare ai malati e ai disabili, del doposcuola ai bambini e del sostegno agli immigrati. Un esercito senza generali, senza mostrine, senza medaglie, senza fanfare, che non percepisce salari e il cui solo compenso si esaurisce e si esalta nel gesto d’amore. Se ci sono italiani che meritano di essere definiti ‘brava gente’, nell’accezione vera, non autoassolutoria, non mitizzata, questi sono proprio gli splendidi e umili operai del volontariato”.

È infatti al mondo del volontariato che Del Boca dedica il suo volume. “In particolare, ai ragazzi che, per tre volte, con le loro ambulanze, mi hanno portato d’urgenza in ospedale”. Questa dedica sembra assumere un valore ancor più significativo durante questi anni di pandemia.

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