Italia

Idroelettrico, il caos sulle concessioni con il Dl Semplificazioni

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Per ora è arrivata una proroga al 31 ottobre per l’emanazione da parte delle Regioni della disciplina sulle modalità e le procedure di assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni d’acqua a scopo idroelettrico. L’articolo di Sebastiano Torrini per Energia Oltre

Le regioni avranno più tempo per l’emanazione da parte delle Regioni della disciplina sulle modalità e le procedure di assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni d’acqua a scopo idroelettrico. Con il coronavirus che ha ritardato le procedure – la scadenza era originariamente prevista nel dl Semplificazioni per il 31 marzo – il governo è intervenuto dando il via libera a un emendamento in sede di conversione del Dl Cura Italia – confermato nel maxi emendamento che ha avuto semaforo verde in Senato – per posticipare tutto al 31 ottobre 2020.

L’emendamento, a firma di Gianclaudio Bressa (Aut) prevede inoltre che per le Regioni interessate dalla elezioni regionali del 2020, il termine sia prorogato ulteriormente di 7 mesi decorrenti dalla data di insediamento del nuovo Consiglio regionale. Di conseguenza l’emendamento prevede uno slittamento dei vari termini in merito ai passaggi alla procedura di assegnazione. Dando dunque più tempo per legiferare.

PERICOLO DI ATTACCO AGLI ASSET PRODUTTIVI

Secondo il deputato democratico Enrico Borghi, che cura il “dossier” anche per conto del ministro delle Regioni, Francesco Boccia, del quale è consigliere speciale per la montagna, la proroga si inserisce nel quadro delle problematiche sorte con l’avvento della pandemia di coronavirus. “Il decreto semplificazioni partiva da un assunto per noi condivisibile, e cioè riattivare la connessione tra territori e produttori, ma conteneva una serie di problemi sui quali avevamo inutilmente cercato di mettere in guardia: confusione giuridica sulle competenze, rischio di ricorsi dietro l’angolo, incapacità delle Regioni di organizzarsi adeguatamente in materia, rischio di un centralismo regionale che emarginasse le autonomie locali al rango di questuanti, con una serie di spruzzate demagogiche come l’energia gratis a tutti che ne fanno il festival dei legali – ha detto Borghi in una intervista a La Voce Politica -. Infatti, puntualmente sono fioccati i ricorsi alla Corte costituzionale, le minacce di ricorsi dei concessionari uscenti, il probabile conflitto di competenze tra Stato e Regioni. Diciamocela tutta: se vogliamo bloccare il settore idroelettrico in Italia, teniamoci il decreto semplificazioni che nei fatti è diventato il decreto complicazioni. E poi c’è la novità di questi giorni, il CoVid”.

Infatti, “solo i ciechi o coloro che si voltano dall’altra parte non vedono il rischio al quale come sistema Paese siamo sottoposti – ha proseguito Borghi -. E cioè l’attacco ai nostri asset produttivi e strategici da parte di attori statuali esterni, o di speculatori che hanno disponibilità di grandi liquidità. L’Italia oggi è un paese fragile sotto tanti punti di vista, e i tentativi di aggressione contro i nostri settori decisivi ci sono, ci sono stati e ci saranno. Pensare di mettere in campo –solo in Italia!- gare su base regionale, sostanzialmente finalizzate alla logica del massimo ribasso, per assegnare le grandi concessioni idroelettriche significa aprire una autostrada a sei corsie per chi ha volontà di scorrerie e di colonizzazione. Non è un caso che in queste ore si sta ampliando la pertinenza del Golden Power. È anche per questo che lo Stato non può e non deve essere spogliato della competenza di materia. Perché sarebbe miope sventolare oggi la bandiera del federalismo, e trovarsi magari domani in mano la bandiera rossa della Repubblica Popolare Cinese che qualcuno ti ha cambiato da sotto al naso mentre tu facevi i comizietti”.

COME SE NE ESCE

Come se ne può uscire? Secondo Borghi “dobbiamo articolare una normativa costruita in maniera sussidiaria, e non sostitutiva. Che assicuri allo Stato la sua funzione di garanzia, che attribuisca alle Regioni la pertinenza attuativa legislativa e non gestionale, che assicuri agli enti locali dei territori produttori della risorsa idrica (perlopiù montani) una certezza di risorse mediante accordi di programma quadro e attribuzione diretta, senza intermediari, dei canoni di concessione. E su questa base, bisogna richiamare i concessionari alla loro responsabilità”.

IL SETTORE IDROELETTRICO HA BISOGNO DI INVESTIMENTI

Borghi ha spiegato che “siamo quasi in una economia di guerra. Per risollevarci avremo bisogno come il pane di investimenti, perché il pubblico da solo non ce la può fare. Il settore idroelettrico ha bisogno da anni di revamping, ammodernamento, innovazione. Il decreto semplificazione ha bloccato tutto, alimentando la conflittualità. Noi pensiamo ad una norma-sblocco, nella quale i concessionari vengano chiamati da un lato a ristorare i territori del valore aggiunto delle concessioni sin qui scadute ed ancora esercitate, e dall’altro mettano in campo –grazie alla certezza della norma- investimenti veri, reali e concreti nel settore, che portino l’Italia verso gli obiettivi della decarbonizzazione in maniera adeguata e che coinvolgano i territori”, ha concluso Borghi.

 

Articolo pubblicato su energiaoltre.it

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