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Il ‘bella ciao’ di Mattarella per l’Ucraina

Mattarella Bis

Questa edizione appena trascorsa della festa di Liberazione, tra il Sergio Mattarella di Acerra e l’Enrico Letta di Milano, con tutto il resto che l’ha preceduta e accompagnata, è servita a definire meglio, o a far leggere e vedere più chiaramente, il panorama politico dell’Italia alla vigilia delle elezioni amministrative di giugno

Evidentemente convinto, anche in base alle reazioni nel mondo politico, che non fosse bastato il già forte intervento all’incontro al Quirinale con i vertici militari e le associazioni partigiane e combattentistiche alla vigilia della festa di liberazione, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella vi ha partecipato ieri pronunciando ad Acerra, dove i tedeschi fecero uno dei loro abituali scempi d’occupazione, un discorso ancora più incisivo a favore degli ucraini. Per i quali, aggrediti dai russi e resistenti con aiuti occidentali, egli ha evocato la popolarissima canzone dei partigiani italiani Bella Ciao, peraltro adottata ormai in tutto il mondo da chi si batte per la libertà. E’ come se Mattarella l’avesse cantata, e non solo evocata, sulla scia di una intervista della senatrice a vita Liliana Segre da lui menzionata esplicitamente, anche lei convinta, con la sua drammatica esperienza umana, che gli ucraini siano stati aggrediti dai russi come altri lo furono dai nazisti nel secolo scorso.

Ignorato, o censurato, sulla prima pagina del Fatto Quotidiano nel primo intervento al Quirinale, Mattarella si è guadagnata questa volta l’attenzione di Marco Travaglio. Che, ancora spiazzato e irritato per la sua conferma alla Presidenza della Repubblica, che non aveva messa nel conto scommettendo sulla indisponibilità irremovibile alla rielezione, il direttore del Fatto Quotidiano per ritorsione contro l’appoggio agli ucraini, e la condanna della Russia di Putin, ha rinfacciato a Mattarella i bombardamenti occidentali su Belgrado nel 1999. L’attuale capo dello Stato era allora il vice presidente del Consiglio del primo governo di Massimo D’Alema. Ne divenne poi ministro della Difesa.

Sempre sul Fatto Quotidiano è stata oggi liquidata come “adunata di guerra” l’incontro a livello politico, e non solo militare, organizzato in una base della Nato in Germania. Quelle che si svolgono al Cremlino da da più di due mesi, con Putin benedetto dal Patriarca di Mosca giustamente deriso da Emilio Giannelli nella vignetta di prima pagina del Corriere della Sera di oggi, dovrebbero invece considerarsi adunate di pace secondo la logica del giornale di sostanzialmente riferimento del movimento o partito di Giuseppe Conte. Che con le sue prese di posizione contro l’atlantismo “oltranzista” del suo successore a Palazzo Chigi e gli aiuti militari anche italiani all’Ucraina si è guadagnato, sempre sul giornale di Travaglio, la qualifica compiaciuta del “Conte rosso”. Il quale sta “più con Bersani che con Letta”, il segretario del Pd contestato ieri a Milano nella piazza rossa della festa di Liberazione, insieme con la rappresentanza ebraica.

Beh, questa edizione appena trascorsa della festa di liberazione, tra il Sergio Mattarella di Acerra e l’Enrico Letta di Milano, con tutto il resto che l’ha preceduta e accompagnata, è servita a definire meglio, o a far leggere e vedere più chiaramente, il panorama politico dell’Italia alla vigilia delle elezioni amministrative di giugno e in vista delle elezioni politiche generali dell’anno prossimo. A meno che il “Conte rosso” -oggi più in sintonia o meno disturbato dal “garante” Beppe Grillo, diventatone consulente a pagamento per la comunicazione- e altri magari a destra che hanno già collaborato con lui a Palazzo Chigi, cioè i leghisti di Matteo Salvini, non riusciranno a fare anticipare all’autunno di questo 2022 il rinnovo delle Camere. Chi vivrà vedrà, come si dice in queste occasioni.

TUTTI I GRAFFI DI FRANCESCO DAMATO

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