Italia

Il giorno dell’incontro. Conte turberà Draghi?

conte

I Graffi di Damato. Il ritorno di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi….come ospite di Mario Draghi

Non so francamente se e quanto abbia esagerato Emilio Giannelli sulla prima pagina del Corriere dellaSera a rappresentare la nostalgia, il risentimento e quant’altro di Giuseppe Conte nel suo ritorno a Palazzo Chigi per l’annunciato incontro con Mario Draghi. Sulla cui scrivania, che è stata la sua per più di due anni e mezzo, il vignettista ha immaginato Conte in ginocchio a pulire e girare verso di sé il computer del presidente del Consiglio, mentre Draghi lo contempla sorridente e comprensivo. Non so neppure se abbia più esagerato Antonio Socci, sul Giornale della famiglia Berlusconi, a definire “leader rancoroso” l’ospite di Palazzo Chigi o il solito Fatto Quotidiano a definire quello di Conte il “primo incontro da capo”, in rosso, con Draghi: capo, naturalmente, del Movimento 5 Stelle, ma per ora soltanto rimesso in corsa da Grillo dopo pesanti giudizi liquidatori e un pranzo di riconciliazione.

Nella sua ormai consolidata solidarietà con l’ingiustamente ex presidente del Consiglio, vittima di un omicidio politico quale sarebbe stata la crisi del suo secondo governo, il giornale di Marco Travaglio ha assegnato d’ufficio a Conte per l’incontro di oggi con Draghi in difesa delle “sue” riforme ora minacciate “la sponda” del segretario del Pd Enrico Letta: in particolare, sul tema della prescrizione, o della “improcedibilità” processuale, come preferisce chiamarla la ministra della Giustizia Marta Cartabia. Con la quale invece Draghi ha notoriamente fatto blocco strappando ai ministri pentastellati con un presunto aiuto telefonico di Grillo il sì in una difficile seduta del governo promossa per il varo delle modifiche da proporre al disegno di legge di riforma del processo penale all’esame della commissione Giustizia della Camera, ma atteso in aula venerdì prossimo.

Più che una spalla, in verità, quella offerta o garantita dal Pd all’agitatissimo Conte non sembra neppure una mano leggendo l’intervista al Corriere della Sera, pubblicata proprio oggi, con Alfredo Bazoli, capogruppo del partito di Enrico Letta nella Commissione Giustizia di Montecitorio. Il quale ha spiegato i “piccoli aggiustamenti” che intende proporre in commissione negli ultimi giorni a sua disposizione, e non in aula, ha precisato. Dove invece Conte spera di potere riaprire la partita, anzi farla riaprire dagli amici, non essendo lui parlamentare, se il governo dovesse ancora resistere in commissione.

I piccoli aggiustamenti, che hanno perso l’aggettivo nel generoso titolo del Corriere della Sera, consisterebbero in una “entrata in vigore più morbida” della nuova prescrizione o- ripeto- improcedibilità: una graduale applicazione anche per consentire di “verificare l’effettivo arrivo del personale aggiuntivo nelle sedi più in difficoltà”. Dove si teme che 2 o 3 anni per l’appello e 12 o 18 mesi per la Cassazione, secondo i reati, siano tempi troppo stretti per essere rispettati con gli organici attuali.

A proposito della lista dei reati cui applicare i 2 o 3 anni o i 12 e 18 mesi, Bazoli ha parlato della possibilità o di aumentare ancora la lista di quelli più gravi o di eliminarla del tutto, lasciando “valutare al giudice la complessità del processo per il quale possa decidere l’allungamento dei tempi necessari alla sentenza”. Oltre quindi il Pd non risulta che sia disposto a spendersi, e sempre che siano d’accordo Draghi e la ministra Cartabia. Che sono peraltro preoccupati degli emendamenti di segno opposto che potrebbero essere proposti per bilanciamento politico dalle componenti di centrodestra della maggioranza di governo.

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