Il nuovo Rapporto Censis sulla comunicazione conferma il primato della televisione con il 93,2% degli utenti, la saturazione di internet (90,4%) e la nuova primavera della radio (78,4%). Riprende il trend positivo dei libri: i lettori sono il 42,4% degli italiani con un aumento del 2,3%
Sopravvive solo chi sa adattarsi. È questa la fotografia che ci restituisce il 21° Rapporto Censis sulla comunicazione: il profilo di un consumo mediatico che non cresce più per volume, ma si trasforma per gerarchie e attitudini.
IL CENSIS FOTOGRAFA LA SATURAZIONE DI INTERNET
Partiamo dal mezzo più giovane. L’uso di internet pare essere giunto a saturazione interessando il 90,4% degli utenti, con un incremento dello 0,3% nell’ultimo anno. “Si evidenzia una sovrapposizione con gli utilizzatori degli smartphone che sono il 90,3% e con i social network che si attestano all’86,2% – scrive il Censis -. In entrambi i casi l’incremento è nel segno della stabilità (circa un punto percentuale in più)”.
LA METAMORFOSI DELLA TELEVISIONE
Il piccolo schermo continua ad essere il mezzo di informazione preferito dagli italiani che ne hanno, però, modulato la fruizione.
La tv raggiunge il 93,2% dell’utenza ma si registra un calo della televisione tradizionale “diminuita in un anno di 3,6 punti percentuali (79,5%)”. Una flessione compensata dalla visione della televisione via internet “la web tv nell’ultimo anno ha raggiunto il 62,0% (+3,6 punti), mentre la mobile tv si è attestata al 38,6% (+3,7 punti). Resta stabile la tv satellitare con il 47,8% degli utenti”.
IL CONSOLIDAMENTO DELLA NUOVA PRIMAVERA DELLA RADIO
Già da diversi anni la radio ha preso a rifiorire, il mezzo di comunicazione e informazione “live” più antico che ha saputo, però, adattarsi molto bene ai tempi moderni reinventandosi. La radio registra una tenuta del 78,4%, il mezzo radiofonico non soffre l’usura del tempo, grazie soprattutto all’autoradio, scelta dal 70% degli utenti (in aumento dell’1,2% rispetto allo scorso anno) mentre la radio tradizionale è scelta dal 46,8% del campione. Gli italiani fruiscono della radio anche in maniera digitale: l’ascolto via smartphone cresce del 2,8% raggiungendo il 28,2% mentre la radio da internet si attesta al 18%.
IL CALO DEI TG
Il rapporto del Censis fotografa l’emersione e l’affermazione di nuovi linguaggi di comunicazione e informazione. I telegiornali restano un punto di riferimento per il 43,9% degli italiani ma perdono 3,8 punti percentuali.
IL CENSIS IMMORTALA L’ERA DELL’INFOTAINMENT
In questo vuoto si inseriscono nuovi linguaggi che utilizzano la chiave ironica e dell’intrattenimento per veicolare informazioni: i reel e i meme. Sette italiani su dieci che frequentano i social includono i “reel” nel proprio universo informativo. Nonostante il 23,6% li consideri superficiali e il 21,3% semplici distrazioni, una fetta crescente di pubblico li sceglie per immediatezza (18,6%) e coinvolgimento (13,1%). Parallelamente, i “meme” diventano vettori di notizie: il 22,6% degli utenti (e ben il 31,1% degli under 30) dichiara di aver scoperto fatti di attualità o politica proprio attraverso un contenuto virale.
LA CRISI DELLA STAMPA: LA CURA PUÒ ESSERE L’APPROFONDIMENTO?
La carta stampata appare sempre sul punto di morire. I quotidiani cartacei nel 2025 hanno toccato il picco minimo con il 21,0% (-46 punti percentuali dal 2007), calano anche i lettori dei mensili (-1,1% rispetto al 2024) che arrivano a 15,8%, mentre i settimanali restano stabili al 18,0%. Questo dato va letto insieme a un altro: nel 2025 il 42,4% degli italiani ha letto almeno un libro cartaceo, con un aumento del 2,3%. E, paradossalmente, la ripresa non riguarda i lettori di e-book che restano stabili al 13,8% (+0,4%). Il suggerimento che si può trarre da questi dati è che i lettori non sono scomparsi così come non è scomparso il bisogno di informarsi. Affinché i cittadini decidano di spendere, però, è necessario che l’informazione o gli spunti di riflessione offrano la possibilità di fare approfondimento, lontano dalle logiche di rapidità proprie di internet e dei social network. Non è un caso, infatti che il 66,4% della popolazione dichiari di verificare attivamente la veridicità delle notizie, mentre il 59,5% cerca deliberatamente di evitare i media mainstream e il 25,5% degli intervistati dichiari di pagare per avere accesso a informazione non condizionata.
LA RESISTENZA NEI CONFRONTI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Infine, il Rapporto esplora l’impatto di ChatGPT e dell’IA generativa. “La maggioranza degli italiani (il 61,6%) dichiara che non si sentirebbe a proprio agio a informarsi attraverso un mezzo interamente generato dall’IA; tuttavia, vi è anche una schiera non indifferente di persone che sono favorevoli (38,4%) – si legge nel rapporto -. Di queste, il 30,1% si dichiara disposto a farlo a patto che i contenuti siano supervisionati da esseri umani, mentre un più fiducioso 8,3% accetterebbe anche nel caso in cui fossero completamente gestiti dall’IA”. Tra gli scettici le motivazioni sono attribuite al rischio di disinformazione o fake news (34,8%) e al maggiore valore attribuito a un prodotto creato dagli uomini (26,8%).


