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Innovazione, la via è la digital economy. Report ITMedia Consulting

digital economy

Si terrà il prossimo 5 luglio a Roma, presso il Centro Studi Americani, il convegno per la presentazione del Rapporto Intelligenza Artificiale e Big Data: mercato, concorrenza e regole, realizzato da ITMedia Consulting con il contributo scientifico del Centro Studi ASK dell’Università Bocconi. Ecco un’anticipazione di ciò che è emerso dallo studio.

L’evoluzione dell’attuale contesto economico e sociale conferma la preminenza della Digital Economy e dei dati quale motore di innovazione e cambiamento. L’intensa innovazione introdotta a livello tecnologico si traduce in innovazioni radicali anche in chiave di prodotto e servizio: la digital transformation agisce sulle value chain di interi settori, scomponendole e ricreandole in modo nuovo, dando luogo di fatto a nuovi modelli di business. In questo contesto i dati rappresentano quindi l’elemento catalizzatore dell’innovazione, abilitando le imprese e organizzazioni a diventare sempre più data-driven per cogliere appieno i vantaggi in termini di produttività ed efficienza della Digital Economy.

IL RUOLO STRATEGICO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

In questo contesto l’IA si candida a occupare una posizione preminente emergendo come l’elemento principale della nuova digital wave e rappresentando di fatto una sorta di super-abilitatore che consente di liberare appieno l’enorme potenziale rappresentato dai dati e più in generale da un approccio data-driven. Tecnologie, piattaforme e sistemi innovativi alla base dell’IA come reti neurali, nanotecnologie, Cognitive Computing, e tutta una serie di algoritmi (Machine Learning, Deep Learning via Natural Language Processing, realtà aumentata e/o virtuale) costituiscono i nuovi strumenti abilitanti della Digital Economy.

QUANTIFICARE L’IMPATTO DELL’IA

La rilevanza di queste tecnologie è legata alla capacità di automatizzare i processi a cui la si applica: dalla produzione industriale alla customer care, dalla domotica alla gestione delle terapie da somministrare a distanza ai pazienti curati tramite telemedicina. L’integrazione Blockchain e IA è un campo di applicazione allo stadio iniziale ma promettente. Due sono le aree di maggiore interesse: crittografia e comprensione delle decisioni prese dall’IA.

Quantificare l’impatto dell’IA sul sistema economico e sociale non è semplice. Il crescente utilizzo dell’IA si lega anche alla prospettiva di sostituzione degli esseri umani in vari ruoli e compiti, in chiave di sviluppo di nuove opportunità. I profili professionali caratterizzati da attività ripetitive o che richiedono un basso livello di competenze digitali sperimenteranno il più grande declino. L’incremento maggiore in termini di occupazione sarà in attività non continue e quelle che richiedono elevate competenze digitali.

I CASI STATUNITENSI E CINESI

L’importanza strategica dell’IA è ben testimoniata dalle recenti azioni di Stati Uniti e Cina, le due Superpotenze commerciali che sono attualmente anche le due Superpotenze dell’IA. Una sfida che va oltre la mera competizione tecnologica in un contesto di accesa competizione. Due sono i rischi potenziali: che l’IA diventi una tecnologia progressivamente adottata da regimi autoritari per restringere libertà fondamentali come quella di espressione e il diritto alla privacy; il pericolo che tensioni di carattere geopolitico possano minare il legame di fiducia tra IA e individui e socio-economico fra università e ricerca da un lato e industria dall’altro.

COME SI STA MUOVENDO L’EUROPA

In Europa, con meno risorse ma con una sua originalità, collegata all’idea di una IA, etica e sicura, sta emergendo anche il concetto di IA trasparente, che si contrappone alla “scatola nera” che nasconde l’utilizzo che si fa dei dati. Sarà questo uno dei principali obiettivi delle policy pubbliche e una delle criticità da affrontare per l’IA, vista ancora più come pericolo che come opportunità, al fine di guadagnarsi sempre più la fiducia dell’opinione pubblica.

L’ENTRATA IN VIGORE DEL GDPR

Prende forma una dimensione collettiva della tutela dei dati personali, con particolare riguardo agli impatti etici e sociali dell’uso dei dati, anche nella nuova dimensione legata all’IA, con in primo piano il Regolamento UE n. 679/2016 (General Data Protection Regulation-GDPR), entrato in vigore il 25 maggio 2018.

Il valore dei dati raccolti dal settore pubblico ha acquisito più rilevanza e attenzione. Aumentato l’impegno per assicurare la pubblicazione dei dati detenuti dal governo a livello nazionale, regionale e locale. Il principio dell’Open Government intende avvalersi dell’utilizzo di questi strumenti attraverso gli Open Data, al fine di gestire in modo dinamico, collaborativo e ottimale il rapporto fra Pubblica Amministrazione e cittadini.

L’APPROCCIO UE VERSO LA DATA SHARING

L’accesso e la condivisione dei dati rivestono un ruolo centrale nel potenziale di crescita dell’economia dei dati europea e, in particolare, l’accesso ai dati è essenziale per sviluppare applicazioni di IA. L’Unione Europea ha adottato un approccio di soft law verso la B2B data sharing non discutendo misure vincolanti e identificando nella guidance del 2018 principi e strumenti che le imprese possono volontariamente decidere di adottare.

Iniziative di data sharing possono produrre effetti pro-competitivi, avendo un impatto positivo tanto sul benessere dei consumatori quanto sull’efficienza dei mercati. Iniziative di data sharing possono altresì produrre effetti anti-competitivi, a seconda delle disposizioni contenute negli accordi tra le parti, che possono generare inefficienze e perdite di benessere.

Sono emerse di recente nel dibattito posizioni in favore di un intervento ex-ante, tramite regolamentazione con obblighi di accesso o condivisione dei dati, ritenendo vi possano essere barriere all’ingresso e allo sviluppo in tutte le fasi della catena del valore dei dati. Tuttavia, diversi fattori, inclusa la difficoltà a dimostrare con evidenze empiriche l’esistenza di fallimenti di mercato, appaiono contraddire l’idea di una regolazione ex-ante della data sharing.

CHE SUCCEDE NELL’AMBITO DELLA CONCORRENZA

In ambito antitrust, la data sharing riguarda tre ulteriori profili rilevanti. In primo luogo, si considera inapplicabile la essential facility doctrine al settore dei dati. In secondo luogo, la carenza di standardizzazione delle piattaforme API open potrebbe dare spazio all’adozione di strumenti tecnici che potrebbero produrre un impatto negativo sulla concorrenza. Da ultimo, le licenze F/RAND non sembrano trovare applicazione nel settore dei dati, vista la difficoltà di identificare la non sostituibilità di un set di dati e di equiparare dati non sostituibili.

L’IA in particolare può ulteriormente favorire pratiche collusive: oltre al coordinamento sul prezzo e su ulteriori condizioni commerciali, le imprese sono nelle condizioni di fare previsioni accurate sui costi sostenuti dai concorrenti e sulle cause di eventuali variazioni di prezzo. Utilizzando gli strumenti più avanzati, l’IA può inoltre sfruttare modelli predittivi legati al calcolo computazionale propri del Machine Learning, nei quali però la dimostrazione di collusione tacita appare difficilmente dimostrabile. Peraltro, laddove siano foriere di un’intesa tra concorrenti, sono già perseguite dal diritto della concorrenza, indipendentemente dal fatto che siano perpetrate tramite una collusione tacita, via applicazioni di IA.

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