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Un italiano alla guida del Mes. Chi è Mr Mes Nicola Giammarioli

Giammarioli Mes

Il segretario generale del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), Nicola Giammarioli, diventa membro del consiglio di amministrazione del Fondo salva-Stati


Esperienze al Fondo monetario internazionale, alla Banca centrale europea e al ministero dell’Economia. Un master e un dottorato in economia. Nicola Giammarioli, 47 anni, umbro, è il nuovo membro del consiglio di amministrazione (management board) del Mes, il Fondo salva-Stati europeo, “l’Fmi della Ue”, come è stato ribattezzato il controverso meccanismo europeo di stabilità. Giammarioli era già il segretario generale dell’organizzazione dal settembre 2019, ma adesso è a capo della nuova segreteria generale, della divisione Corporate governance e Politiche interne del Mes, e del comparto Strategia politica e Relazioni istituzionali. La nomina entrerà in vigore a partire dal 18 settembre.

CHI È MR MES

Nicola Giammarioli è entrato a far parte dell’European Financial Stability Facility (EFSF)/European Stability Mechanism (ESM), per noi Mes, nel 2012 come responsabile della strategia e delle relazioni istituzionali, dell’attuazione della strategia politica del Mes, della revisione e dello sviluppo degli strumenti, della rappresentanza del Mes nei forum europei e internazionali e della gestione delle relazioni con le agenzie di rating. Ha inoltre ricoperto il ruolo di coordinatore nazionale del team del Mes per la Grecia tra il 2015 e il 2019 e per l’Irlanda tra il 2013 e il 2014. In precedenza, Giammarioli è stato membro del comitato esecutivo del Fmi, consigliere del ministro e direttore del ministero dell’Economia e delle Finanze italiano. Ha inoltre ricoperto incarichi di economista senior presso la Bce. Giammarioli si è laureato in economia all’Università Bocconi. Ha conseguito un Master in economia dello sviluppo quantitativo presso l’Università di Warwick e un dottorato di ricerca in economia presso l’Istituto Universitario Europeo. Ha svolto studi post-laurea presso la University of California, Los Angeles (UCLA), e ha scritto articoli e pubblicazioni economiche su questioni monetarie e fiscali.

IL MES SPIEGATO DA MR MES

In una recente intervista rilasciata a Rai 3, Mr Mes ha ripercorso la storia del Mes cercando di liberare questo meccanismo dalle diffidenze che provengono in gran parte dall’Italia. Uno degli argomenti utilizzati per mettere in dubbio la bontà del Mes, è stato spesso il riferimento alla crisi greca, che ha avuto gravi ripercussioni sulla società ellenica, anche a causa delle misure di austerità richieste dalla troika (Fmi, Bce e Ue). Con il Mes “abbiamo dato prestiti alla Grecia ma anche ad altri quattro paesi europei: Spagna, Cipro, Portogallo, Irlanda. Si parla spesso o solo della Grecia ma non è stato l’unico paese che ha ricevuto il nostro aiuto. Oltretutto per quanto riguarda la Grecia, inizialmente noi non esistevamo, quindi ha ricevuto un prestito direttamente dai paesi, quindi forse gli spettatori non sanno che il primo prestito costò 10 miliardi all’Italia, soldi che direttamente andarono da Roma ad Atene e quel prestito è ancora in essere. Le condizioni che sono state negoziate con la Grecia e con altri paesi andavano rispettate durante il periodo in cui il prestito veniva erogato, adesso tutti i paesi che hanno ricevuto questo prestito, la Grecia inclusa, sono nella fase successiva al programma, nella fase in cui dovranno ripagare. Quindi queste condizioni non valgono più, nel senso, ormai sono stati raggiunti gli obiettivi quindi la Grecia, la Spagna, tutti i paesi sono soggetti alle regole comuni, le stesse che valgono per Germania e Francia, il Patto di Stabilità e tutto quello che prescrivono i Trattati europei. Tra l’altro il Patto di Stabilità ad oggi è stato sospeso”.

LE REGOLE DEL MES

In Italia si discute sulle regole del Mes, cioè sulle condizioni imposte ai paesi che ne richiedono l’aiuto. Su questo punto Giammarioli ha detto: “Le regole durante la prima fase sono quelle che le ho detto, quindi i soldi vanno spesi per le spese sanitarie. Non ci sono condizioni specifiche per la seconda fase. Quando le regole europee verranno reintrodotte e il deficit deve essere ridotto al di sotto del 3%, questa regola varrà per tutti, sia chi ha preso i soldi presso il Mes, sia chi non li ha presi, varranno per l’Italia, la Germania, la Francia, l’Olanda e per tutti. Quindi non sono condizioni specifiche per il prestito ma si tratta delle regole europee che tutti i paesi si sono dati”.

LE SPESE SANITARIE

I soldi del Mes servono per la sanità. Mr Mes ha chiarito il fine dei prestiti: “Una volta che i soldi vengono distribuiti i paesi non è che possono andarci a fare qualcos’altro. Allo stesso tempo, non siamo un organo di polizia. Io penso che i paesi hanno le strutture interne per controllare che questi soldi verranno spesi bene e dovranno sottoporre dei rapporti trimestrali, un resoconto, nel quale si evincerà che questi soldi sono stati spesi bene. Non mi immagino dipendenti del Mes andare all’ospedale di Milano, o alla farmacia, a controllare. Ci sarà il ministero delle Finanze, raccoglierà i dati e sottoporrà delle tabelle, dei bilanci a consuntivo e su quello si vedrà se il patto è stato rispettato”.

COME SI EVOLVE IL MES

Negli scorsi giorni Giammarioli ha spiegato al Sole 24 Ore le evoluzioni del Mes: “I Paesi membri hanno concordato una serie di riforme al nostro mandato che devono ancora essere ratificate dai rispettivi 19 parlamenti. Il Mes non assicurerà più solo assistenza finanziaria nei casi di crisi di liquidità. I governi hanno anche deciso che firmeremo insieme alla Commissione europea i futuri eventuali memorandum di intesa con i Paesi che hanno bisogno di aiuti. Avremo maggiore responsabilità nel negoziare le condizioni che il Paese beneficiario di aiuti dovrà rispettare. Quindi seguiremo da vicino l’evoluzione economica e finanziaria dei nostri Paesi membri, per valutare eventuali rischi, senza per questo duplicare il lavoro della Commissione europea ma approfittando della nostra conoscenza dei mercati finanziari. Nel frattempo, con la nascita di un’unione bancaria, i governi ci hanno dato il compito di paracadute finanziario del Fondo europeo di risoluzione bancaria”.

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