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La destra soffia sul coprifuoco. Draghi tace

Salvini Travaglio

Salvini non demorde e tira dritto, spalleggiato dalle Regioni e da Fratelli d’Italia. Forza Italia, in imbarazzo, chiede il tagliando del coprifuoco tra una decina di giorni

«La nostra priorità come Regioni è quella del coprifuoco. Abbiamo proposto all’unanimità un miglioramento della bozza del decreto, con la richiesta dello spostamento del coprifuoco dalle 22 alle 23». Massimiliano Fedriga, presidente della regione Friuli Venezia Giulia ma soprattutto nuovo presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, spalleggia la scelta di Matteo Salvini di tirarsi indietro per non votare il decreto sulle riaperture che pure soltanto cinque giorni fa, via social, presentava ai propri lettori come merito interamente della Lega. «Pensiamo ai ristoranti – ha argomentato Fedriga -, andando a cena fuori nei locali consentiti dovremmo andare via alle 21,30, non penso che rappresenti un serio rischio spostarlo di un’ora».

Da qui la decisione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome di inviare una lettera al Presidente del Consiglio per chiedere un incontro urgente prima della pubblicazione del provvedimento. I presidenti dei territori vorrebbero ottenere da Draghi alcune modifiche tra cui la posticipazione di un’ora del coprifuoco.

SUL COPRIFUOCO SALVINI TIRA DIETRO

Non demorde Salvini: «Il Decreto purtroppo ha avuto solo una modifica, quella che ha aumentato dal 60 al 70% la presenza in classe obbligatoria degli studenti», ha sottolineato il leader della Lega. «Il governo ha disatteso l’accordo raggiunto con gli Enti locali, mettendo in difficoltà presidi, sindaci e studenti: migliaia di studenti ammassati sui mezzi pubblici non sono un problema e non corrono rischi, mentre due persone in palestra o al bar rappresentano un problema. Perché?» , si è chiesto retoricamente.

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Si ricompatta così il fronte con Giorgia Meloni, dopo il gelo calato a seguito del viaggio di Salvini dal dittatore Viktor Orban: «La Lega non ha bisogno di seguire le nostre indicazioni, è un partito che fa le sue valutazioni e in questo caso mi sembrano assolutamente condivisibili. Quello deliberato ieri dal Cdm non si può definire un decreto riaperture. In particolare, la norma che prevede l’eventualità di un coprifuoco alle 22 fino al 31 di luglio è una misura folle, devastante per il sistema economica, per il turismo. Ha come logica solo quella di tenere il più a lungo dentro casa la gente», ha detto la leader di FdI Meloni.

Spiazzata invece Forza Italia, che ha sostenuto il testo assieme a PD e Movimento 5 Stelle. Per questo Antonio Tajani si è affrettato a dire che ora il partito pretende che «nel giro di una settimana, dieci giorni si verifichi la situazione della pandemia nel nostro paese e si possa spostare, se le condizioni lo permetteranno, il termine della chiusura dalle 22 alle 23». Un tagliando alla misura del coprifuoco, insomma: «Questa decisione da anticipare significa poter aiutare tutto il mondo delle imprese, significa aiutare settori che sono stati costretti a chiudere per troppo tempo a causa del coronavirus», ha poi aggiunto Tajani. Gli ha fatto eco Mariastella Gelmini, ministro per le Autonomie: «Il fatto che nel testo del decreto varato ieri non sia stato riprogrammato il coprifuoco, non significa che durerà fino al 31 luglio. Questa è una lettura distorta del provvedimento». «Sono assolutamente certa – ha aggiunto – che presto il coprifuoco sarà solo un brutto ricordo. È lo stesso decreto a dirlo, precisando che il Consiglio dei ministri potrà intervenire nelle prossime settimane, con tagliandi periodici al dl, modificando sia le regole per le riaperture che gli orari del coprifuoco».

Tace invece Palazzo Chigi anche se fonti affermate descrivono il presidente del Consiglio Mario Draghi molto irritato per il giro di valzer di Salvini, che a scopo meramente elettorale sembra volersi intestare il merito di ogni riapertura da qui all’estate. Una situazione che potrebbe esacerbarsi ulteriormente in autunno, quando ci saranno le amministrative.

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